3.3.2 Le ESCO: ritrovare l’energia perduta
economia
10 Ottobre 2009 amministratore

3.3.2 Le ESCO: ritrovare l’energia perduta

3.3.2 Le ESCO: ritrovare l’energia perduta «Basta entrare a casa tua per capire che sprechi almeno la metà dell'energia che consumi per scaldarti d'inverno, rinfrescarti d'estate, far da mangiare, lavare


«Basta entrare a casa tua per capire che sprechi almeno la metà dell'energia che consumi per scaldarti d'inverno, rinfrescarti d'estate, far da mangiare, lavare i panni, conservare il cibo in fresco, illuminare le stanze. Il tuo giacimento nascosto di energia è lì in bella vista. Basta soltanto che tu apra gli occhi e ti decida a utilizzar- lo. Ma c'è chi ha giacimenti di energia molto più grandi del tuo perché ne spreca molta di più, in valori assoluti e in percentuale. Pensa ai centri commerciali, agli ospedali, alle fabbriche... Non le conoscono in molti perché sono poche, ma esistono compagnie per lo sfruttamento dei giacimenti nascosti di energia». - «Ah, sì? E come operano?». - «Innanzitutto ... valutano accuratamente dimensioni e localizzazione del giacimento in modo da ricavare alcuni dati: con quali tecnologie si può estrarre e utilizzare l'energia che contiene, le spese d'investimento necessarie per avviare lo sfruttamento, quanto si può guadagnare annualmente dalla vendita dell'energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d'investimento e a fornire gli utili d'impresa. Se il gioco vale la candela propongono al proprietario del giacimento di stipulare un contratto così formulato: la società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell'energia. Per un numero di anni prefissato contrattualmente s'impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima dell'intervento di ristrutturazione e il proprietario s'impegna a pagarli allo stesso prezzo che li pagava. La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito e il suo lavoro. Maggiore è l'efficienza che riesce a ottenere, maggiore è la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione. Di conseguenza maggiori sono i suoi guadagni e minore la durata del tempo di rientro dell'in- vestimento. Il proprietario del giacimento non deve pagare niente di più delle sue usuali bollette e al termine del contratto il risparmio economico conseguente al risparmio energetico è suo. Interessante, no? Il rischio è totalmente a carico della compagnia per lo sfruttamento dei giacimenti energetici nascosti, che però in questo modo allarga il suo giro d'affari creandosi nuovi clienti che altrimenti non avrebbe. Una società che agisca in questo modo viene definita Energy Service Company da cui l'acronimo ESCO, perché sostituisce la tradizionale fornitura di prodotti energetici con la fornitura di un servizio energetico completo. Ma l'acronimo ESCO può essere espanso anche in Energy Saving Company perché la sua modalità operativa si basa, tecnicamente ed economicamente, sul risparmio energetico».

Maurizio Pallante, Un futuro senza luce?, Editori Riuniti, Roma, marzo 2004 - pago 153



Testi tratti da Distretto Bioedilizia

 

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