Come mettono su famiglia le coppie italiane

Il sogno dei “due cuori e una capanna” non è più rappresentativo delle coppie di sposi di oggi: sposarsi è una questione complessa che richiede decisioni importanti su aspetti pratici, finanziari e relazionali. www.matrimonio.it ha infatti chiesto alle sposine della sua community – la più attiva in Italia, con oltre 3 milioni di messaggi scambiati – di rispondere in merito alla scelta della casa, all’organizzazione della vita quotidiana e su alcuni aspetti della gestione economica. I risultati del sondaggio sono stati analizzati anche su base macro-regionale, evidenziando alcune differenze nei comportamenti degli sposi residenti al Nord, Centro o Sud del nostro paese.
La casa? Per una coppia su quattro arriva con la dote. E al Sud niente convivenza.
La casa dove vivere da sposati è la principale spesa che le giovani coppie devono affrontare. Il 43,8% di loro accende un mutuo per acquistarla; il restante 56,2% non sceglie il credito, prendendo la via dell’affitto (22,6%) oppure – e questo è il dato più sorprendente – riceve la casa dalla propria famiglia d’origine (25,8%), che si conferma punto d’appoggio essenziale per i giovani italiani. Al Centro e al Sud il “nido d’amore” viene regalato addirittura in un caso su tre (31.3%). Chi non ha questa fortuna ricorre alla banca: al Nord una neo-famiglia su due accende un mutuo, al Sud invece la percentuale scende al 34.6%, circa 9 punti in meno rispetto al valore su base nazionale.
Nel 51% delle neo-famiglie, la casa dove si va a vivere da sposati è nuova per entrambi; il 27% del campione rimane invece nell’appartamento che già condivideva per una convivenza. Al Sud, la scelta della convivenza è molto meno diffusa: infatti oltre il 73% delle coppie dividono il tetto solo dopo il matrimonio, scegliendo un’abitazione totalmente nuova. In parallelo la convivenza prima del matrimonio è giudicata estremamente necessaria dal 33,9% delle coppie del Nord, ma appena dal 14,5% delle coppie meridionali.
Conta la convenienza economica, non la vicinanza alla famiglia.
La zona in cui vivere è scelta in base a diversi fattori. Le considerazioni economiche sono prevalenti nel 62,3% delle coppie; meno importante, contrariamente a quanto si potrebbe pensare nel nostro paese, la vicinanza ai genitori dell’uno o dell’altro, che nella metà dei casi non conta “per nulla”. Anzi, esiste un 12,5% di coppie che prende “molto” o “abbastanza” in considerazione un voluto allontanamento dalla famiglia di origine.
Scegliere la casa esclusivamente perché piace il posto in cui si trova è un privilegio per pochi: solo il 22% delle coppie può farlo.
Meglio un trilocale in campagna, o magari in periferia: cercando di avvicinare la realtà ai sogni
Tra centro e periferia vincono decisamente la campagna (36.6%) e l’hinterland (35,6%) mentre la città è preferita dal 27,8% degli interpellati; la campagna in particolare prevale come scelta al Nord (41%) mentre le coppie del Sud hanno una preferenza maggiore per le zone periferiche (41,3%). Riguardo al tipo di casa, le coppie si orientano soprattutto verso trilocali (32,8%) e quadrilocali o superiori (26,2%). Al Sud vince il quadrilocale (32,7%) mentre al Nord e al Centro è il trilocale la misura preferita.
“Gli sposi italiani oggi praticano una pragmatica mediazione tra sogno e realtà: il modello “due cuori e una capanna” non vale più, la casa è una scelta difficile che risponde a molti fattori esterni alla coppia in quanto tale” commenta Veronica Mariani, fondatrice e Amministratore Delegato di Premiaweb, la società editoriale che ha creato www. matrimonio.it. “Nonostante le difficoltà, comunque, si riesce a non perdere del tutto di vista la casa ideale: nel 51% dei casi si ritiene che la propria dimora sia “abbastanza” vicina a quella desiderata, e un 19,5% di fortunati pensa che le si avvicini molto”.
L’87,5% delle coppie vorrebbe un aiuto maggiore dallo Stato, e il lavoro resta un problema.
In tutto questo, le difficoltà legate al mondo lavorativo ed economico pesano nella formazione delle neo-famiglie italiane. Nel 40,2% dei casi gli interpellati si sono detti “molto” o “abbastanza” d’accordo sul fatto che la propria condizione lavorativa possa far rimandare il momento del matrimonio.
“Su www.matrimonio.it diamo ampio spazio al lato bello del matrimonio come coronamento di una storia d’amore, ma al di là di abiti, cerimonia e festa la nostra community è saldamente ancorata alla situazione del paese ed è nostro dovere occuparci anche della realtà “oltre il sogno” spiega la Mariani. “La grandissima richiesta di aiuto da parte delle coppie, la sensazione che la condizione lavorativa in cui versano possa essere un ostacolo per decidere di sposarsi, sono segnali forti che devono essere presi in considerazione”.
Ben l’87.5% di coloro che hanno risposto al sondaggio auspica un supporto concreto da parte dello Stato verso le neo-famiglie.
Più condivisione per il lavoro domestico, ma ognuno per sé con il conto corrente. E al Sud spose più “cenerentole”
La gestione della vita quotidiana in casa è ancora fortemente a carico delle donne, anche se la condivisione cresce.
La cucina è regno delle sposine, che se ne occupano in prevalenza nell’88,9% dei casi: è anche un luogo, però, in cui il partner mette piede spesso, con un 33% di mariti che danno “abbastanza” una mano. Le pulizie, appannaggio femminile nel 69,1% delle risposte, sono l’attività in cui i partner collaborano di più (44,1%); i mariti si volatilizzano, invece, quando si tratta di stirare. Solo il 12,8 se ne fa carico almeno un po’.
Leggermente più collaborativi i mariti del Nord Italia, che aiutano in un 2-3% di casi in più rispetto alla media nazionale, e spose più cenerentole al Sud, dove sono le donne a pulire (nel 76,9% dei casi contro una media nazionale del 69,1%) e stirare (70,5% contro una media nazionale del 65%). Poco diffuso il ricorso a un aiuto domestico: il 19,5% delle coppie sceglie di avere un qualche livello di supporto per le pulizie ed il 21,6% per lo stiro.
Se il lavoro domestico bene o male si mette anche in comune, la gestione delle spese è tenuta più che altro separata: quasi metà delle coppie (48,9%) opta per mantenere ognuno il proprio conto corrente. Un 25,7% di sposi sceglie un conto in comune, mentre un 22% decide di aprirne uno dedicato alla casa, accanto ai propri personali. Alcune coppie dichiarano di non avere affatto un conto corrente: se però si tratta di percentuali esigue (1,1 e 1,4%) nel Nord e nel Centro Italia, al Sud questo dato cresce fino al 9,3%, una scelta di risparmio un po’ distante dall’era dell’home banking.