Il Teatro dell’800 in Russia
In Russia, isolata a causa del clima e della sua vastità territoriale, il teatro si affermerà con secoli di ritardo rispetto all’occidente, tanto che uno dei primi drammi degni di nota (ad opera di Sumarokov) si segnala alla metà del settecento. Pushkin (1799-1837) ripudierà le vecchie convenzioni e scriverà opere romantiche e veriste insieme (“Mozart e Salieri”, “Il cavaliere avaro”, “Il festino durante la peste”); Gogol (1809-1852), prolifico commediografo, nell’ “Ispettore” fa una decisa satira contro la pigra e corrotta burocrazia russa e denuncia le miserie del popolo. Importante fu poi Dostoevskij (1821-1881): anche se non scrisse mai direttamente opere teatrali, alcuni dei suoi romanzi più famosi furono tradotti ed adattati alla rappresentazione scenica (“Delitto e castigo”, “ I fratelli Karamazov”, “Povera gente”, “L’idiota”).
In Scandinavia, dove si registra lo stesso ritardo che in Russia, Ibsen è il primo autore che ha fornito un notevole contributo al teatro. Il suo assunto è fare opere drammatiche, rinunciando al fantasioso, al leggendario, per raccontare la realtà, bella o brutta, così com’è. In “Casa di bambola” è centrale l’animo e la condizione della donna che scopre che, prima dei doveri verso il marito e i figli, vengono i doveri verso se stessa.