Il teatro greco e la nascita della tragedia
Storia del teatro: il teatro greco
10 Ottobre 2009 amministratore

Il teatro greco e la nascita della tragedia

La storia del teatro, si definisce sicuramente nell’antica Grecia. «Teatro» è una parola dall’etimologia complessa: fu usata appunto dai Greci per designare la gradinata dalla quale si contemplava la rappresentazione

La storia del teatro, si definisce sicuramente nell’antica Grecia. «Teatro» è una parola dall’etimologia complessa: fu usata appunto dai Greci per designare la gradinata dalla quale si contemplava la rappresentazione drammatica (da “theàomai”, vedo), ma anche il pubblico che vi assisteva; poi fu estesa per indicare tutto l'edificio destinato alla rappresentazione. Successivamente arrivò a significare l' opera letteraria o musicale che veniva rappresentata e, infine, si utilizzò per indicare qualunque forma di spettacolo (da “spectare”, guardare).
Il teatro si rivolge, per sua stessa natura, ad una collettività: a partire dalla Grecia fino a tutt’oggi, il pianto, la commozione o qualsiasi forma di rappresentazione, a teatro sono di natura collettiva. Anche la parola “dramma” viene dalla tradizione greca (“drao”, opero, agisco): il teatro drammatico pone infatti al centro la parola, il messaggio, che viene commentato ed ampliato dalla visione delle scene. Cardine del dramma, è il conflitto. Tutti i protagonisti dei principali drammi teatrali, vengono a trovarsi in situazioni complicate, che pongono i personaggi di fronte a scelte dolorose ed impegnative.
In epoca di civiltà agricole, come lo era quella greca al tempo della nascita della tragedia, le feste campestri in onore di Diònisoù, dio del vino, assumono via via importanza sempre maggiore; in occasione di queste feste, veniva intonato il “ditirambo”, ossia l'inno in onore del dio. Questo prende il nome di tragodìa (tragedia) ossia “canto del capro”, che poi è l’animale che rappresenta il dio. All’inizio, il ditirambo veniva improvvisato dai devoti; poi ebbe una forma prestabilita e scritta, in versi. Man mano, assunse la forma estesa della tragedia: la prima sarebbe stata scritta nel 534 a.C. da Tepsi.
L'edificio architettonico nel quale si svolgeva la tragedia nasce intorno alla thytnele, cioè all'ara del dio Dionisio, ara su cui gli veniva offerto il sacrificio. Nel ditirambo, i coreuti si disponevano infatti in cerchio intorno all’altare dedicato al dio e da qui, nasce la forma circolare della struttura architettonica del teatro. Ai quesiti del coro, generalmente rispondeva l'hypocritès, ovvero l'attore; i corèuti si tiravano un po' da parte, a forma di semicerchio, lasciando l'altro terzo dello spazio per la tenda da cui l'attore usciva e dove rientrava a nascondersi e a travestirsi. La tenda si chiamava skenè, cioè la scena.
Gli attori dovevano apparire maestosi ed enormi, per rappresentare gli eroi al di sopra delle gente comune che li osservava; per questo, nella recitazione, indossavano i coturni, calzature con una suola spropositatamente alta; inoltre avevano imbottiture su tutta la persona e portavano grosse maschere. Specialmente le maschere rivestivano grande importanza, sia dal punto di vista pratico, sia da quello ideale. Con l'onkos, che era un'acconciatura dei capelli straordinariamente rialzata e troneggiante, la maschera contribuiva a ingigantire l'attore e, insieme, ad annullare la sua personalità, stilizzandone la fisionomia in una smorfia fissa, di pianto nella tragedia e di riso nella commedia.
Inoltre, nella bocca della maschera c'era un megafono. Alcuni dicono che questo dipendeva dalla vastità degli antichi teatri, tutti all'aperto e dove la voce aveva bisogno d'esser rafforzata; altri dicono che più che per la necessità di essere uditi (già garantita dalla perfezione architettonica e acustica a cui erano giunti i costruttori greci) gli attori indossavano maschere per enfatizzare e dare ancora più potere all’eroe: era cioè un effetto scenico.
I costumi che gli attori della tragedia greca indossavano non erano storici, ma convenzionali, grazie a una stilizzata trasformazione degli indumenti che si usavano nella vita di tutti i giorni. Il principale vestito dell'attore era il chitone, sorta di tunica lunga fino ai piedi, ma differente da quella usuale, perché aveva le maniche lunghe, non era bianca ma colorata e stretta da una cintura collocata in alto, cioè sul petto, date le spostate proporzioni della sua figura.

 

Chiudi

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati, nel corso del loro normale utilizzo, si avvalgono di cookie utili a migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all'utilizzo del sito stesso. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina, cliccando su qualsiasi elemento o proseguendo la navigazione, acconsenti al loro utilizzo in conformità  alla nostra Cookie Policy.
Informativa Cookie Policy
Accetto i cookies