L’allenamento dell’attore nella scuola di recitazione di Grotowski
Diversi esercizi vengono illustrati in riferimento al percorso che l’attore compie nel teatro laboratorio; molti di questi si avvalgono di esercizi di respirazione, yoga o training autogeno, coinvolgendo il fisico e lo psichico dell’attore. Gli esercizi sono fisici, e sono quelli per riscaldarsi, per sciogliere i muscoli e snodare la colonna vertebrale, quelli capovolti, i salti, le capriole, gli esercizi per i piedi o di concentrazione sulle mani e sulle gambe. Altri esercizi sono invece plastici e si distinguono in elementari e di composizione. Altri esercizi che il teatro laboratorio prevede sono relativi alla maschera facciale, alla tecnica della voce che comprende la respirazione, l’apertura della laringe, l’impostazione e l’appoggio della voce, ecc.
Per quanto riguarda la messa in pratica degli esercizi, G. fa notare come sia necessario non pensare durante gli esercizi, elaborando invece il primo impulso che emerge, anche se il risultato di ciò che verrà fuori sarà molto diverso da quello prodotto da tutti gli altri colleghi, in quanto ciò che ognuno fa appartiene al proprio intimo essere e non riguarda nessun altro. Altre regole che G. chiede di osservare sono:
1. Il corpo deve lavorare per primo, dopo viene la voce.
2. Applicarsi su qualcosa significa impegnarsi totalmente, dandosi al cento per cento, con tutto il corpo, l’intero spirito e tutte le intime associazioni.
3. Non esistono regole fisse né stereotipi, la cosa essenziale è che tutto provenga dal corpo e attraverso il corpo.
Un’ultima importante osservazione che Grotowski pone è la seguente:
“Non vi sarà possibile raggiungere grandi vette se orienterete voi stessi verso il pubblico. Non parlo del contatto diretto, ma di un certo tipo di legame, il desiderio di essere acclamato, di guadagnare l’applauso e le parole d’elogio. E’ impossibile, lavorando in tal modo, creare qualcosa di grande. Le grandi opere sono sempre fonte di conflitto…..L’artista dice la verità. Questa verità è quasi sempre differente dalla concezione popolare della verità. Il pubblico non ama essere ossessionato dai problemi…….Da questo nasce il conflitto. Ma poi, gradualmente, lo stesso pubblico comincia a rendersi conto che quegli artisti, quegli artisti bizzarri, sono quelli che non può dimenticare. C’è allora un momento in cui vi si dirà che forse avete conquistato la gloria. E voi avrete acquisito il diritto di dire le verità che non sono popolari. In quel momento vi si aprono due prospettive. O l’aver conquistato questa posizione sociale è una cosa molto importante per voi, e allora frenerete qualsiasi altro possibile sviluppo futuro; siete già spaventato dalla prospettiva di perdere la posizione conquistata, così che finite col dire le stesse cose che dicono gli altri. Oppure, vi sentite ancora libero come artista. Non siete ancora orientato verso il pubblico; ricercate sempre la verità anche quella che è più profondamente nascosta. In tal caso, procederete oltre e rimarrete un grande uomo.”
(J Grotowski: “Per un teatro povero” Ed. Bulzoni, 1970)
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