La recitazione nel Seicento
Storia del teatro: la recitazione e gli spettacoli teatrali nel Seicento
10 Ottobre 2009 amministratore

La recitazione nel Seicento

L'apparato scenico degli spettacoli del ‘600 è così sempre più sontuoso, non solo per quanto riguarda i costumi, ma anche e soprattutto per il suo grande elemento nuovo: la scenografia pittorica fissa

L'apparato scenico degli spettacoli del ‘600 è così sempre più sontuoso, non solo per quanto riguarda i costumi, ma anche e soprattutto per il suo grande elemento nuovo: la scenografia pittorica fissa ed articolata, così come la conosciamo noi nel nostro teatro moderno. Mentre nel teatro greco e romano non si accettava la fissità delle scene, ma si prediligevano le scene multiple e simultanee, adesso si individua un luogo elettivo entro cui far svolgere l’azione scenica. Anche nel Medioevo la scena era in continuo movimento; le feste cortigiane si svolgevano spesso nei cortili a cielo aperto con i rischi del maltempo, a volte nei palazzi ma al piano terra, per evitare crolli, e in strutture che avessero almeno due entrate, una per il pubblico e una per gli artisti.
In questo periodo l’ingegnosità di Leonardo spicca con l’invenzione del palcoscenico girevole e di una tenda che si poteva alzare e abbassare con l’utilizzo di argani e corde, ma quest’ultima non fu presa in considerazione. Davanti al palcoscenico c’erano delle gradinate ricoperte di stoffe e cuscini; all’inizio erano solo su di un lato, poi su due ed infine disposte a “U”; le prime file erano riservate alle donne più belle, poi a quelli più ricchi e giù in fondo agl’altri. L’illuminazione non era un problema da poco: all’inizio venivano utilizzate le lampade ad olio, poi le candele, valorizzate da bocche di vetro o metallo che rispecchiavano la luce, ma mandavano cattivo odore e fumo.
Il primo palcoscenico fu a Velletri in provincia di Roma, nel 1490, fatto per metà di legno e metà in muratura; poi nel 1520, fu costruito il primo teatro coperto in Vaticano per opera del Bramante; nel 1550 a Firenze nel Palazzo Vecchio nasce il teatro provvisorio di Giorgio Vasari con i gradoni in legno scomponibile e resiste per oltre 30 anni.
La scenografia, che rappresentava sempre una piazza, era dipinta su telai facilmente smontabile, disposti su tre lati: vicino al pubblico a misura reale, su facciate laterali con in prospettiva delle case e un fondale che chiudeva la fuga delle strade. Le vedute prospettiche nascono in toscana, ad Urbino e Ferrara, nel XVI° secolo; si decoravano pareti mobili con delle vedute esterne attraverso finestre aperte, a volte con disegnati anche gli infissi delle finestre per rendere l’effetto più reale. Il primo scenografo fu Gerolamo Genga, il più famoso il Calandra. La scenografia ha una evoluzione con Baldassarre Lancia che dipinge delle prospettive su delle quinte girevoli, in modo da poter cambiare la scena sotto gli occhi del pubblico, in più idealizza una nuvola che cala dal soffitto con muse e grazie sopra di essa.
La parte visiva inizia a prendere il sopravvento sul testo, si abbandonano le scenografie delle piazze per passare ad un paesaggio irreale e fiabesco. Le rappresentazioni si svolgono in un arco di tempo breve ad un’unica ambientazione; la trama era sempre la stessa: amori contrastati, intrighi e un lieto fine. Le prime commedie erano sul tema di Plauto e Terenzio, recitate in lingua antica per essere viste solo dai più intellettuali; in seguito anche in volgare per i ceti più bassi, anche se quest’ultimi preferivano le giostre, i cortei e i fuochi di artificio. Il testo classico del teatro di questo periodo è “Il Vitruvio”, all’inizio solo in lingua originale, poi nel 1521 viene tradotto anche in italiano per essere letto anche dai meno colti. Il testo più antico di architettura moderna è il “De Re Aedificatoria” di Leon Battista Alberti dove sono illustrati solo gli edifici teatrali con forma circolare, non ci sono né scenografie, né prospettive.
Nel 1543 G. B. Girali Cinghio scrive un testo sul miglior modo di allestire uno spettacolo con scenografie, costumi, testi e recitazioni; nascono in questo periodo i testi scritti e le compagnie di attori professionisti.
Nel 1545 Sebastiano Serio scrive un testo che tratta solo di come costruire scenografie, suggerendo la possibilità di arricchire le scene di oggetti reali e di disporre il palcoscenico in pendenza verso il pubblico, con la parte anteriore ad altezza occhio e quella in fondo più alta. La scenografia umanistica si conclude nella seconda metà del 500.

 

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