Il teatro nel medioevo
La storia del teatro nel periodo del medioevo
10 Ottobre 2009 amministratore

Il teatro nel medioevo

Generalmente, gli storici della letteratura hanno accettato per lungo tempo che durante il Medioevo, periodo considerato per antonomasia buio e tetro, non vi fosse stata la presenza del genere teatrale.

Generalmente, gli storici della letteratura hanno accettato per lungo tempo che durante il Medioevo, periodo considerato per antonomasia buio e tetro, non vi fosse stata la presenza del genere teatrale. Le scoperte più attuali, confermano invece la sua esistenza, anche se non è stato possibile rinvenire resti delle strutture entro cui avvenivano gli spettacoli, poiché questi si svolgevano all’aperto, essendo le compagnie girovaghe e lavorando intorno ai loro carri, all’aperto, nelle piazze. Si trattava in questo caso, essenzialmente di teatro buffonesco, di mimi e di farse popolari, le quali avvenivano, malgrado i divieti della legge.
Dall’altra parte, si svolgeva invece un teatro di stile religioso, che nasceva dalla liturgia del mondo cattolico e che consisteva essenzialmente in rappresentazioni sacre: la passione, la natività, storie di santi e martiri, ecc.
Il Medioevo era infatti considerato l’ “età della chiesa” e le uniche forme di teatro permesse erano la Ufficia Vigiliae e l’Officium Sepolcri, riti sacri legati alla liturgia, che facevano parte della messa. Non c’era alcun tipo di allestimento e la parte drammatica era ridotta ai minimi termini. Con il passare del tempo il dialogo si semplifica ed aumentano anche i personaggi. Nel IX° secolo compaiono i primi uffici rimati, dialoghi poetici con accompagnamento musicale, nei libretti, in cui, accanto ai versi, vengono evidenziate delle lettere che indicano con quale intensità della voce andassero pronunciate. Inoltre vengono inserite delle note anche riguardo l’abito di scena e il tipo di allestimento. La chiesa si stava trasformando in teatro.
Gli attori erano solo uomini che interpretavano anche parti femminili senza far molto caso alle fattezze; gli abiti di scena, dai parametri sacri vengono modificati con accessori in grado di caratterizzare il personaggio e viene fatta attenzione all’anacronismo degli abiti in modo che il pubblico possa riconoscere il personaggio.
Con il Concilio del 682 la chiesa mette il divieto alle danze e ai comici di lavorare, così la scena si sposta nelle piazze.
Iniziano gli spettacoli sacri all’aperto senza più limiti di spazio, si costruiscono palcoscenici anche stabili, come quello di Velletri; in Germania una intera piazza viene trasformata in palcoscenico. C’è anche l’utilizzo di anfiteatri romani come il Colosseo in cui viene allestita “la passione”. Al riguardo si pensa che all’epoca le scene si svolgessero sulle gradinate e gli spettatori fossero al centro dell’arena; intorno al palco c’erano dei piccoli palchetti che rappresentavano i diversi luoghi dell’azione. Venivano messe in scena visioni molto ampie che partivano dalla cacciata di Adamo ed Eva da Paradiso, la Resurrezione, alla discesa nel limbo. Il palcoscenico Medioevale rappresentava tutto l’universo. Per facilitare la comprensione della scenografia ad ogni luogo c’erano affissi dei cartelli in legno con su scritte le descrizioni. In Italia la scenografia era divisa a destra i luoghi buoni (Paradiso) e a sinistra quelli cattivi (Inferno). Di solito il Paradiso era rappresentato con una specie di palco rialzato di un paio di metri o aveva l’aspetto di una chiesa gotica ed era sempre circondato da tende di seta, meglio se azzurre e piene di stelle d’oro. L’Inferno veniva rappresentato come una torre con le inferiate alle finestre, oppure da grandi bracieri ardenti dentro i quali si intravedevano diavoli con coda, corna e forconi. La scenografia richiedeva dei giorni per la realizzazione e non mancavano gli effetti speciali.
Gli abiti di scena erano i costumi del tempo più o meno ricchi a seconda del personaggio; se questo veniva malmenato durante la rappresentazione, era prevista una tuta protettiva. I personaggi più importanti indossavano la “dalmatica”, una tunica lunga di lino, lana o seta, con ampie maniche, spesso bianca e ornata di fasce o dischi policromi. Gesù e gli apostoli vestivano abiti vescovili, meglio se rossi. La Vergine, sempre interpretata da uomini vestiti da donna, indifferentemente se religiosi. I diavoli erano i più vistosi, avevano una calzamaglia di pelliccia, ali da pipistrello ed una coda.
Visto che questi spettacoli per lo più erano visivi, si dava importanza al costume in modo che il personaggio fosse riconosciuto; così acquisirono rilievo anche i colori: la Vergine, tunica rossa e mantello azzurro; il Cristo, tunica rossa; San Giuseppe, tunica marrone e mantello viola; Caino, rosso, ecc…
Si formarono delle compagnie specializzate nell’organizzazione dei spettacoli divenuti molto complessi, le “compagnie di dottrina” ed ognuna di esse si perfezionava in un allestimento. A Venezia c’era la compagnia della Calza (il colore della calza); a Firenze quella dell’Orciolo, che allestiva l’Annunciazione.
Si va così creando la figura del Festariolo o Praecursor, il responsabile e direttore dello spettacolo, che rimaneva in piedi sul palcoscenico con il copione in una mano, nell’altra la bacchetta per dare il tempo della battuta. Per fare in modo che egli non fosse confuso con gli altri attori si vestiva con colori accesi. La recitazione era molto esagerata, tendente al comico: ad esempio, quando si parlava del Paradiso bisognava levare gli occhi al cielo ed accennarvi con le mani.

 

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