La storia della carriera di Vittorio Gassman
10 Ottobre 2009 amministratore

Vittorio Gassman

Attore di cinema e teatro e regista la cui notorietà è andata al di là dei confini nazionali, Gassman era nato a Genova il 1 settembre del 1922. Era il secondo figlio di un ingegnere tedesco e di una casalinga toscana. A Roma passa la sua infanzia, studia al liceo Tasso ed è campione subito, di pallacanestro. Gassman è considerato uno dei migliori attori italiani, ricordato per la sua estrema professionalità, versatilità, e per il suo magnetismo. La sua lunga carriera comprende produzioni importanti così come dozzine di divertissements (che gli diedero una vasta popolarità). Agli inizi della sua carriera, è in particolar modo il teatro ad attirarlo. Si iscrive all'Accademia di Arte drammatica, ma neanche lo studio fa per lui. Lascia l'Accademia e debutta nel 1943 in "Nemica", con la compagnia di Dario Niccodemi. "Mattatore", come diceva di sé, facilmente scivolava nella depressione, con quel genio e quella malinconia che hanno accompagnato la sua vita e la sua carriera. Il successo arriva subito. Prima in teatro. Con Luchino Visconti recita in "Troilo e Cressida" di Shakespeare, poi si trasforma in Amleto e a dirigerlo è Luigi Squarzina. E' l'attore di teatro del dopoguerra. Nel biennio 47-48 fonda una propria compagnia e nel 1949 con Paolo Stoppa entra in quella diretta da Luchino Visconti. Bravissimo in teatro e mediocre nel cinema. Questo è il destino del Gassman degli inizi. A ribaltare il destino fu Mario Monicelli. Fu lui a litigare coi produttori che non lo volevano e lo impose come il capo gang sbruffone e romantico de "I soliti ignoti". Era il 1958. Vero perfezionista, aveva in odio la dizione imperfetta o le inflessioni dialettali (pur essendo in grado di rendere perfettamente, quando richiesto, la maggior parte dei dialetti italiani). Nel 1960, riavvicinandosi al teatro, fonda il Teatro popolare italiano (TPI) portando in tutta Italia spettacoli allestiti in un grande tendone da circo: Adelchi del Manzoni, Un marziano a Roma di Flaiano e una discussa edizione di Questa sera si recita a soggetto di Pirandello. Le sue produzioni teatrali comprendono molti dei più famosi autori del XX secolo, oltre a frequenti ritorni ai classici come Shakespeare, Dostoievskij e i Greci. Egli fondò inoltre una scuola di teatro a Firenze, che formò molti dei più talentuosi attori delle generazioni successive. Conclusasi l'iniziativa del TPI, per difficoltà tecniche e soprattutto di allestimento degli spettacoli, è tornato a dedicarsi prevalentemente al cinema, nel quale ha conquistato una grande popolarità; dopo prove incerte - Riso amaro (1949); Anna (1952); Guerra e pace (1956); le sue migliori interpretazioni sono soprattutto in parti comico-satiriche: I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), L'armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli; Il sorpasso (1962), I mostri (1963), Il tigre (1967) di Dino Risi; Brancaleone alle crociate (1970), sempre di Monicelli; C'eravamo tanto amati (1974), di Ettore Scola; Profumo di donna (1974), di Risi. Nonostante i suoi successi cinematografici, Gassman non abbandonò mai il teatro. Nell'ultima parte della sua carriera aggiunse la poesia al suo repertorio, aiutando a far conoscere in Italia dei lavori stranieri. Gassman fu uomo di intense emozioni e di grande onestà intellettuale; i suoi notevoli senso dell'umorismo e autoironia, lo portarono negli anni '90 a prendere parte a un programma televisivo nel quale, in maniera molto formale e seria, recitava documenti come la bolletta del gas o il menù del ristorante. Queste "letture" vennero eseguite con la stessa abilità professionale che lo rese famoso recitando la Divina Commedia di Dante. Nel 2000 uscì Antologia personale di Vittorio Gassman, una raccolta delle poesie fra i maggiori poeti italiani dell'Ottocento e del Novecento, realizzato assieme a Franca Nuti, Roberto Herlinzka, Lina Sastri, Franco Giacobini, Ludovica Modugno, Paila Pavese, Paolo Giuranna, e musicato da Nicola Piovani e Pasquale Filastro (si può ricordare che la prefazione dell'iniziativa editoriale fu scritta da Mario Luzi). Molto acclamato come attore, Gassman venne talvolta criticato a causa della sua vita privata. I suoi divorzi (che suscitarono scandalo negli anni '50 e '60), il suo iniziale ateismo (in seguito sviluppò una fede molto personale). Inoltre, nelle sue dichiarazioni e interviste, diede spesso commenti originali o poco convenzionali, talvolta con il chiaro intento di disturbare le posizioni culturali moderate; si guadagnò dei nemici nel mondo dell'arte per i suoi franchi giudizi. Negli ultimi anni della sua vita fu vittima della depressione. Morì per un attacco cardiaco nella sua casa di Roma.

 
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