La nascita dell’Odin Teatret nel ’64: Eugenio Barba
Gli spettacoli teatrali di Eugenio Barba
10 Ottobre 2009 amministratore

La nascita dell’Odin Teatret nel ’64: Eugenio Barba

Eugenio Barba, nato nel 1936, ha fondato il suo teatro, l’Odin Teatret, nel 1964, con quattro attori, due dei quali lavorano ancora con lui. Si trasferirono in Danimarca, dove l’Odin ha tutt’ora sede.

Eugenio Barba, nato nel 1936, ha fondato il suo teatro, l’Odin Teatret, nel 1964, con quattro attori, due dei quali lavorano ancora con lui. Si trasferirono in Danimarca, dove l’Odin ha tutt’ora sede. Barba e i suoi attori, presero a lavorare senza un testo o una storia di partenza:storia e tessitura verbale scaturivano dal lavoro durante le prove. Negli spettacoli di Barba, venendo meno la struttura narrativa di base, emergono in modo più evidente le relazioni tra gli attori, il ritmo, i rapporti fisici di vicinanza/lontananza nello spazio scenico, i significati più reconditi. Il teatro diviene un luogo per cercare dei significati alla realtà, in tempo reale, insieme allo spettatore, dal momento che attori e regista non hanno già dei significati compiuti da offrire allo spettatore stesso. Gli spettacoli di Barba non seguono un canone classico di svolgimento: sono frammenti di storie, immagini, flash, situazioni, racconti, non legati da una stretta unità narrativa. Lo spettacolo con cui nacque questo modo di lavorare, fu nel 1972, Min Fars Hus, previsto per 60 spettatori, seduti su panche lungo il perimetro di un rettangolo di 15 metri per 10, illuminato da un festone di lampadine, come in una festa di paese. Gli attori parlavano in una lingua inventata (di vaga ispirazione russa); l’unica frase comprensibile era, all’inizio dello spettacolo, “dedicato a te, Fedor Dostoevskij”, da cui si deduceva cosa più o meno si sarebbe trattato nelle scene. Gli attori, nella preparazione dello spettacolo, erano partiti appunto dallo studio di episodi di vita di Dovstoevskij, , ma poi, in scena, non vi era traccia di una storia ricostruibile. I critici dissero che lo spettacolo “parve parlare non solo di Dostoevskij, ma della follia privata di un gruppo di giovani, di storie personali, nelle quali tuttavia, il pubblico sembrava riconoscersi”.

 

Chiudi

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati, nel corso del loro normale utilizzo, si avvalgono di cookie utili a migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all'utilizzo del sito stesso. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina, cliccando su qualsiasi elemento o proseguendo la navigazione, acconsenti al loro utilizzo in conformità  alla nostra Cookie Policy.
Informativa Cookie Policy
Accetto i cookies