Teatro ed emozioni
Il teatro come strurumento veicolante di emozioni
10 Ottobre 2009 amministratore

Teatro ed emozioni

Il teatro, più che il cinema, è un potente mezzo in cui si veicolano le più disparate emozioni, e dalla parte degli attori, e dalla parte degli spettatori.

Il teatro, più che il cinema, è un potente mezzo in cui si veicolano le più disparate emozioni, e dalla parte degli attori, e dalla parte degli spettatori. Non c’è dubbio che le tecniche teatrali abbiano una precisa funzione nel portare alla luce i vari stati emotivi e nel farli toccare in uno spazio altro dalla vita quotidiana, permettendo di sperimentare nuovi vissuti di giungere a intuizioni insospettate. È chiaro che l’impatto emotivo dei personaggi colpisce per primi gli attori delle compagnie teatrali, che possono mettere in scena aspetti più o meno piacevoli per loro, diverse maschere, toccando emozioni mutevoli, vere e irreali nello stesso tempo, avendo l’opportunità di vedersi immersi in esse e allo stesso tempo sentendosi altro da esse, grazie alle scarse implicazioni sulla vita quotidiana delle scene. Inoltre, se si considera la storia del teatro, è riconosciuta fin dall’antichità l’influenza degli spettacoli sulle energie emotive degli spettatori, che vivono anch’essi le scene, partecipandovi empaticamente, uscendo rinnovati da ogni rappresentazione.
Aristotele nella Poetica dice che il fine della tragedia è la catarsi e che gli spettatori identificandosi negli attori che recitano vicende terribili, si purificano da quei sentimenti che anche loro provano e alla fine dello spettacolo possono ritornare alle loro normali occupazioni di cittadini rispettosi delle leggi.
C’è da dire che la Catarsi, interpretata in questa maniera, diviene solo un allentamento delle tensioni, quasi una forma di semplice rilassamento, che ha comunque un valore positivo, ma rischia di far pensare al teatro come ad uno spettacolo di puro divertimento o comunque con una funzione "anestetica".
Stanislawskj, nelle sue scuole di recitazione, ai primi del Novecento, provò a lavorare sulla evocazione dei sentimenti necessari ad una autentica interpretazione dei personaggi, partendo dall’immaginazione e dalla memoria emotiva; successivamente puntò sulle azioni fisiche come via per giungere alla proposizione del sentimento.
La tecnica del Teatro Evolutivo permette ai partecipanti di individuare quali sono le principali emozioni bloccate che non emergono e non vengono liberamente espresse e gestite nella vita di tutti i giorni, oltre a valutare quanto il bambino interno sia effettivamente libero di esprimersi, senza essere schiacciato dall'adulto interno, spesso giudicante e critico. Non si tratta di recitare meccanicamente i testi teatrali, l’attore vive il personaggio mettendo dentro quella parte di sè che risuona in sintonia, a volte improvvisando, giocando ruoli comodi e scomodi, conosciuti e inesplorati, amati e temuti.
Il Teatro prende il nome di Evolutivo, in quanto il suo obiettivo fondamentale non è quello di recitare efficacemente una parte descritta da qualcun altro, ma la scoperta delle maschere (personaggi) interni, bloccati, e la successiva espressione liberatoria (individuazione ed attivazione), in modo da poterle armonizzare tra loro e fondere nella Luce dell’Anima, che, senza più confondersi, comincia ad utilizzarle, giocando.
L'aspetto evolutivo è dovuto anche alla legge secondo la quale ciò che non si interpreta consapevolmente nella rappresentazione teatrale, viene recitato inconsapevolmente nella vita quotidiana, con il risultato che l'attore diviene schiavo e succube delle proprie stesse maschere, identificandosi pienamente con esse, credendo che non solo gli appartengano intimamente, ma che rappresentino ed esprimano tutto il suo essere.

 

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