cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

LE SIGNORIE

LE SIGNORIE

La signoria, nella storia d'Italia, rappresenta l'ultima fase di evoluzione del comune cittadino, che da repubblica si trasforma in monarchia di fatto (tirannia). Questa trasformazione avviene lungo un ampio arco di tempo, tra la prima metà del sec. XIII (Verona, Milano) e la prima metà del XV (Firenze), ma più frequentemente nel XIV, per effetto delle profonde trasformazioni politiche e sociali provocate dall'emergere del ceto borghese e dal declino dell'aristocrazia feudale.

Struttura
Alle strutture organizzative del comune, divenute inadeguate a conciliare i diversi e contrastanti interessi cittadini e a frenare le continue lotte di parte, si sovrappone l'autorità personale di un uomo eminente (capo della parte vincente o soldato di valore o prestigioso per tradizioni familiari), a cui viene affidata la signoria della città per un certo periodo di tempo, e spesso a vita. Il signore si presenta di regola come un pacificatore, garante del bene comune e custode dell'ordinamento politico vigente, che però va ovviamente perdendo via via la sua autonomia. Egli tiene a dare alla sua posizione una veste di legittimità, nell'ambito delle istituzioni comunali, che gli assicuri formalmente il consenso popolare, e si fa conferire la carica di podestà, anziano, capitano del popolo e simili; tradizionalmente per un breve periodo, che poi si allunga a più anni o a vita, alterando così radicalmente il significato della carica.
Oltre alla legittimazione popolare, il podestà ottiene spesso quella imperiale o, nei domini della Chiesa, quella pontificia, assumendo il titolo di vicario e talvolta, a partire dalla fine del sec. XIV, un titolo ereditario (duca, marchese, conte). Così la signoria si inserisce nell'ordinamento feudale e diventa principato.
Il fatto che la signoria di un solo signore fosse riconosciuta in diverse città portò alla formazione di Stati territoriali più o meno ampi, superando il particolarismo comunale. Così furono gli Stati degli Scaligeri di Verona, dei Visconti di Milano, degli Estensi di Ferrara, dei Gonzaga di Mantova e dei Medici di Firenze. I problemi giuridici, politici ed etici furono ampiamente discussi da pubblicisti e letterati, ma sopra tutti dal Machiavelli, che a essi dedicò la sua opera più famosa, Il Principe.

 
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