LA CONTRORIFORMA POLITICA
La controriforma si espresse poi particolarmente in un gruppo d'istituzioni create per combattere la riforma: innanzitutto la Suprema Congregazione dell'Inquisizione Universale (1542), creata per esaminare tutte le eresie, con autorità superiore a ogni altra. Sostenuta dalla diplomazia pontificia essa poteva ottenere dai principi cattolici l'estradizione a Roma di sospetti d'eresia. Altro potente mezzo in mano alla controriforma fu l'indice dei libri proibiti, compilato prima con criteri assai restrittivi, sotto Paolo IV nel 1558-59, con l'inclusione di molte opere che nulla avevano a che fare con l'eresia, e con un controllo severo, tanto preventivo che repressivo, di tutte le pubblicazioni nella stampa, nel commercio e anche nel possesso.
Il papato, inoltre, svolse dalla seconda metà del sec. XVI una politica mirante ad assicurare territori ai principi cattolici, perché mantenessero o ristabilissero l'ortodossia cattolica. La direzione della controriforma politica è assunta dal papato, che giunge a finanziare imprese militari di principi cattolici, per assicurare loro territori rivendicati da principi protestanti. In questa prospettiva la controriforma politica subì una sconfitta radicale nelle disposizioni della Pace di Westfalia (1648), che approvò la secolarizzazione di vescovati cattolici e li assegnò alla Svezia e ad altri principi protestanti.