cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

IL SACRO ROMANO IMPERO (X sec.)

IL SACRO ROMANO IMPERO (X sec.)

Fallito il tentativo di instaurare una monarchia patriarcale, il re si rivolse all'unico potere che stava sopra ai duchi: la Chiesa. Con una serie di donazioni da parte della Corona il potere dei vescovi e degli abati, su beni e diritti, si accrebbe. Così anche elementi della curia si trovarono inseriti nel sistema feudale, marginalmente, oppure, talvolta, in competizione, con la feudalità laica. I vescovi estesero il loro potere sulle città e gli abati sulle campagne, ma in cambio delle elargizioni e del conseguente accrescimento del potere feudale, l'episcopato concesse prestazioni militari e finanziarie. In questo modo la Chiesa divenne il simbolo dell'unità del Regno italo-germanico. L'obbligo del celibato dei signori ecclesiastici, inoltre, garantiva al sovrano l'assenza di eredità della carica del feudo, e quindi allontanava ogni pericolo di rivendicazioni dinastiche.
Nel 962 Ottone I gettò le basi di un nuovo organismo politico-religioso. Rifacendosi alla tradizione carolingia dell'Impero, conferì una nuova identità al titolo. Nacque il Sacro Romano Impero della Nazione germanica, che comprendeva anche il territorio della Chiesa, pur riconoscendo la legittimità del potere papale, questo era sottoposto alla sovranità dell'Imperatore, che, da quel momento assunse il diritto di nominare i vescovi (privilegium Othonis). Ottone estese così, anche all'Italia, l'istituto dei vescovi-conti, che divennero uno strumento fondamentale di lotta contro i vassalli, e stroncò il predominio dei duchi tedeschi sull'Italia settentrionale. Il settentrione del Paese passò infatti sotto il controllo diretto della corona. Ottone I si considerava il successore legittimo degli imperatori franchi, e trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita in Italia.
I successori di Ottone tentarono quindi una restaurazione dell'Impero Romano, ed adottarono il cerimoniale romano e bizantino, rinunciando alle tradizioni germaniche, ed aspirando, con Ottone III, all'unione tra la Corona e il Papato, sul modello del cesaropapismo di Costantino.
Agli Ottoni successero gli imperatori Franchi (1024-1125), che acquisirono, all'interno dell'Impero Germanico, anche il Regno di Borgogna. Nel 1047 Enrico III fu incoronato Imperatore, e iniziò un'offensiva contro il duca Goffredo il Barbuto, che lo ostacolava nella sua conquista di tutto il territorio italiano. Goffredo infatti, con le sue nozze aveva esteso il suo dominio anche alla Toscana. L'Imperatore decise quindi di far imprigionare sua moglie e sua figlia Matilde, futura contessa di Canossa, per garantire la sua supremazia territoriale sul papato. Ma il conflitto di potere tra l'Impero ed il papato era destinato ad inasprirsi.
Il successore di Enrico III, infatti, intraprese una lotta vigorosa contro i duchi e contro l'estensione del potere del papa sui beni terreni, appoggiandosi alle nascenti borghesie cittadine e ai feudatari minori. Nel frattempo, il nuovo papa Gregorio VII promosse radicali mutamenti che, raccolti nel Dictatus Papae, proclamavano la superiorità assoluta del pontefice su ogni autorità terrena. In particolare il papa sottolineava l'assoluto privilegio del pontefice nella nomina dei vescovi, poiché in qualità di inviati di Dio, erano inviati della Chiesa e quindi sottoposti esclusivamente alla sua autorità. Così, il concilio del 1075, in cui si proclama il divieto dell'investitura degli ecclesiastici da parte di laici, aprì la lotta per le investiture tra il Papato e l'Impero Germanico.
Negli anni immediatamente successivi al concilio, il papa e l'Imperatore si scambiarono una serie di reciproche offensive. Nel 1076 Enrico IV radunò il sinodo di Worms e con i vescovi tedeschi dichiarò il papa deposto. In risposta Gregorio VII depose e scomunicò l'Imperatore. Enrico IV si trovò così a fronteggiare l'immensa potenza dell'autorità papale, e, sotto consiglio dei principi tedeschi, si decise a chiede il perdono del pontefice. Il 25 gennaio del 1077 Enrico IV si recò al castello di Canossa, dove il papa era ospite di Matilde duchessa di Toscana, ed invocò il perdono del pontefice restando tre giorni scalzo sotto la neve. Nonostante l'apparente sottomissione, Enrico IV preparò invece un'altra offensiva, che lo portò ad una seconda scomunica, tre anni dopo. L'Imperatore decise quindi di farsi reincoronare da un altro papa, l'arcivescovo scomunicato Guiberto, divenuto antipapa col nome di Clemente III. Lanciò così un'offensiva militare verso Gregorio VII, che assediato a Castel Sant'Angelo, verrà liberato dai normanni capeggiato da Roberto il Guiscardo. Enrico IV fu così costretto a lasciare Roma, ma anche Gregorio VII dovette abbandonare la città oramai messa a sacco dalle truppe normanne.
Negli anni successivi, dopo la morte di Gregorio VII, i tentativi di subordinare l'Impero all'autorità assoluta del pontefice andarono falliti, anche se l'origine divina del potere imperiale era stata invece ribadita. I successori rispettivi di Enrico IV e papa Gregorio VII, continuarono a scontrasi sull'investitura dei vescovi, liquidando definitivamente l'ideale del cesaropapismo inaugurato dagli Ottoni. Mentre in Germania i vescovi-conti divennero dei semplici vassalli, in Italia, indebolendosi il sistema feudale, si rafforzarono i liberi comuni, grazie alla spinta della loro fiorente attività economica.

 
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