La Conoscenza
L'accettazione profonda costituire l'impalcatura centrale dell'attitudine
di un ricercatore. Non esiste una qualità più importante di questa
per un ricercatore di Verità. La ricerca spirituale è un processo
di conoscenza teso a portare la luce nel buio della materia.
Nel cammino della ricerca io non so cosa incontrerò: non riesco a
prevederlo. Non posso sapere che dopo questo passo seguirà quell'esperienza:
la ricerca vera non è preconfezionata, ma va condotta armati di uno
strumento particolare, appartenente al bambino: la meraviglia. Se
accetto qualsiasi possibilità di incontro, in qualsiasi momento, vuol
dire che non mi aspetto nulla e quindi, tutto ciò che incontro posso
accettarlo e vivere quel pizzico di meraviglia che conferisce alle
esperienze un delicato alone di magia.
Nella conoscenza accettare ciò che incontro è la premessa per poter
conoscermi e per conoscere realmente la Vita. Nello Yatra questa caratteristica
viene amplificata all'ennesima potenza, per cui sono possibili fenomeni
quali l'apparizione del folletto che Mariapia ci ha concesso di incontrare,
o di altri personaggi interni che abbiamo avuto il piacere, e non
solo, di conoscere un po' più da vicino.
Accettazione profonda vuol dire tenere in mano un oggetto per poterlo
osservare: se non lo accetto, lo lascio cadere e questo significa
mettere distanza tra la mia immagine e l'oggetto che va ad infrangerla.
Ciò significa che io vivo come uno schiavo della mia immagine, che
non posso infrangere, perché ho troppa paura di sapere chi sono, per
cui, ogni volta che mi si presenta un'esperienza poco sintonica con
la mia immagine, cerco di scansarmi, o di attribuire la colpa dell'accaduto
all'esterno, magari alla persona che amo di più. Magari, raccontandomi
che faccio tutto questo all'insegna dell'"amore per me stesso".
Quanto più ci spingiamo nella conoscenza di noi stessi, tanto più
l'accettazione di ciò che incontriamo va mantenuta salda e robusta.
Infatti, scendendo in profondità dentro di noi, dobbiamo accettare
di lasciare per strada una serie di strumenti, tra cui il giudizio.
Giudicare significa etichettare e prendere distanza da qualcosa che
non riesco ad accettare, quindi, tecnicamente è uno strumento prezioso
solo per chi ha desiderio di mantenere integra la propria immagine.
Entrare nella conoscenza profonda con il giudizio equivale ad entrare
nella grotta che abbiamo esplorato nello Yatra con un lungo cannone:
fino a che punto avremmo potuto procedere senza lasciarlo?
Conoscersi in profondità, infatti, vuol dire andare ad esplorare le
immagini più buie, più intime di noi stessi, per accettarci proprio
su quelle caratteristiche che ci aiutano a sgretolare l'immagine di
noi stessi.
In questo percorso, ad un certo punto, si comincia ad assistere ad
una forza nuova, che parte dal centro di noi stessi: è il Sé che comincia
a pilotare alcuni frammenti della nostra mente ed allora cominciano
a vedersi alcune esperienze interessanti… veramente interessanti.
Questo è l'inizio della Libertà.
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