LA STORIA DI ALDO E DEI SUOI FIGLI
societa
10 Ottobre 2009 amministratore

LA STORIA DI ALDO E DEI SUOI FIGLI

LA STORIA DI ALDO E DEI SUOI FIGLI Siamo venuti a conoscenza di questa storia attraverso il sig.



Siamo venuti a conoscenza di questa storia attraverso il sig.re Fausto Paesani (Ge.Fi.S. - Genitori di Figli Sequestrati - Comitato Senza Scopo di Lucro http://xoomer.virgilio.it/geni_e_figli) e l'abbiamo pubblicata interamente come si può trovare anche all'indirizzo http://www.web4web.it/lastoriadialdo.



Nel 1994, dopo un matrimonio già zoppicante mi separavo bruscamente da mia moglie.

Tra le tante ragioni della fine del rapporto vi erano anche le percosse che i miei figli subivano dalla madre, giustificate come mia responsabilità per le tensioni all'interno della coppia.

Estenuato da questa circostanza ed "altro "decidevo che era ora di porre fine a questa storia.

In un primo momento riuscivo a vedere i miei figli, ma innumerevoli contrasti economici rimanevano.

Nell'ottobre 1996 confidavo ai miei
figli la mia nuova relazione che avevo da circa un anno.

Il 29 ottobre, dello stesso anno, la madre depositava un esposto al giudice tutelare il quale mi vietava tutti i contatti con i figli per maltrattamenti e percosse.

In data 12 dicembre 1996 mi presentavo dal giudice tutelare per richiedere il suo intervento e nella stessa data apprendevo dell'esposto presentato.

Facevo valere le mie ragioni ed il giudice disponeva l'immediato ripristino dei contatti padre-figli all'A.S.L.

Nel frattempo i minori erano stati allontanati dalla loro città, senza che l'assistente sociale si opponesse a tale iniziativa, inoltre la stessa mi convocava nei primi giorni di gennaio 1997.

Mi presentai esponendo e producendo i documenti per far valere le mie ragioni, ma nonostante ciò la relazione inviata al giudice tutelare conteneva solo ed esclusivamente le nefandezze della madre della quale aveva copiato interamente il suo esposto.

L'assistente sociale faceva ancora di più: accertava miei disturbi psicologici derivanti dall'infanzia.

Decisi allora che non era più il caso di farmi vedere da simili persone e così fù.

Il giudice tutelare per incompetenza aveva inviato tutti gli atti al Tribunale per i Minorenni di Bologna facendo aprire un procedimento a mio carico.

Nel frattempo richiedevo le modifiche di separazione e una perizia per i miei figli che in quel periodo stavano subendo pressioni ed altro.

La CTU veniva terminata e oltre ad evidenziare i contrasti tra i genitori, la specialista a causa dell'immedesimazione del figlio maggiore con la madre e un acuto complesso di Edipo suggeriva al giudice, per non compromette la giusta maturazione dei minori, di non esulare assolutamente dal rapporto esistente tra figli e genitori.

Il Tribunale Civile riduceva il mio diritto di visita al martedì e al giovedì.

Il Tribunale per i Minorenni sulla base delle informazioni ricevute dall'A.S.L. della mia città, faceva ancora di più: Decretava la decadenza del padre dalla potestà genitoriale nell'ottobre 1998.

Fatto ricorso in appello, la Corte emise un decreto, sempre sulla base delle relazioni dell'A.S.L. della mia città, che: " ritenuto la personalità del reclamante fortemente disturbata e disturbante ", e ben lungi dall'evidenziare un diritto di visita mai negato, rigettò il mio ricorso.

Nel frattempo attivavo varie proteste tra le quali il mio incatenamento nella piazza della mia città.

Attivavo vari procedimenti penali ma anche in questo caso nulla se non la condanna per la madre delle inosservanze alle disposizioni giudiziarie (art 388 c.p.).

Il rapporto con mio figlio maggiore si interruppe dal 1997 e con il minore i rapporti erano scarsissimi, anche se nessun dispositivo impediva il rapporto padre-figli.

Continuai a lottare, ma era come affrontare un muro di gomma.

Nell'ottobre 2003 dopo aver ottenuto il divorzio che, sulla base delle sentenze minorili, mi aveva praticamente ridotto all'osso economicamente, mio figlio maggiore si presentò alla mia porta raccontandomi di essere stato accusato dalla madre di percosse, violenze e maltrattamenti.

Mi informò anche dello stato di abbandono del fratello minore, divenuto elemento attivo di branchi e delle relative conseguenze, e di aver presentato istanza al Tribunale per i Minorenni per il mio reintegro nella potestà genitoriale, confessando di non aver mai subito alcuna percossa, violenza e maltrattamento da parte del padre, di aver letto i documenti che riguardavano la sua infanzia e che tutte le notizie al loro interno erano false e non fornite da lui e neppure dal fratello.

Prendevo contatti con mio figlio minore, il quale intanto si era rifugiato da un'amica non tollerando più il rapporto con la madre.

La sua situazione era realmente pericolosa al punto tale da richiedere un mio intervento risolutore.

Mi rivolsi più volte al Tribunale per i Minorenni ma non ebbi alcuna notizia.

Mi rivolsi al Giudice Tutelare ma anche in questo caso nulla.

Il 23 marzo 2004 oramai esausto, mio figlio minore, si presentò ai Carabinieri confidando loro della sua situazione e che dalla sera stessa si sarebbe rifugiato dal padre.

Il 7 Aprile 2004 il Tribunale per i Minorenni decretò che se l'A.S.L.
della mia città riteneva opportuno, il minore poteva essere collocato dal padre.

Questo dispositivo però a me, padre del minore, non venne mai notificato.

Il 7 settembre 2004 mio figlio maggiore è stato massacrato di botte dalla madre.

Questa vicenda dettagliatamente narrata sul sito provvisorio http://www.web4web.it/lastoriadialdo è la testimonianza diretta di come e in che modo il "supremo interesse del minore" è la base giurisprudenziale italiana.

Nel colloquiare con i miei figli ho appreso che il minore è stato ascoltato per la prima volta da solo il 26 novembre 2003, ovvero molti anni dopo che il Tribunale aveva affidato i minori all'A.S.L. della mia città per vigilanza e mediazione familiare.

Che entrambi i bambini non sono mai stati ascoltati da soli, ma sempre in presenza della madre.

Aveva ragione il piccolo quando lo sollecitavo a parlare delle sue condizioni di vita e delle sue verità, quando mi diceva: " sono io che ritorno in quella casa non tu !! ".

Ho visto nel passato, i miei figli sotto i piedi della madre e li ho consolati quando lividi dalle botte piangevano durante la notte per il dolore.

Non ho potuto difenderli per nove anni e chissà cosa è accaduto all'interno di quelle mura.

Il 7 settembre 2004 forse è finita questa triste avventura anche per il maggiorenne, eppure questo sistema corrotto è stato in grado di mascherare la realtà di vita di due bambini nel loro "supremo interesse", tacchiando il padre come malato di mente, pregiudizievole e tanto altro.

Dicono che il tempo aggiusta tutto ma come faranno i miei figli a rimarginare ferite così profonde?

L'amore di un padre può fare molto.

Può medicare i graffi e le parti rimosse dai morsi.

Può pagare lo specialista ortopedico per le varie lussazioni, ma le ferite che hanno dentro, quelle chi potrà mai guarirle?

In Fede
Aldo


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