I diritti fondamentali della donna: la lenta e difficile integrazione

30 luglio 2010
 
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LA LENTA E DIFFICILE INTEGRAZIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA DONNA




"Voglio essere una potente voce morale che si esprime in difesa di tutte le vittime dell'oppressione, della discriminazione e dell'esclusione, a qualsiasi Paese esse appartengano e di qualsiasi natura siano i soprusi che esse subiscono"
Mary Robinson, Haut Commissaire aux Droit de l'Homme, Assemblea Generale delle Nazioni Unite, novembre 1997

Il principio di universalità dei Diritti Umani viene contestato da alcuni governi confessionali, al primo posto quelli islamici, che vogliono perseverare nell'attuazione della discriminazione perpetrata soprattutto ai danni delle donne, ma contemporaneamente giustificare il loro comportamento al cospetto degli altri Paesi.

Il Diritto di Universalità, è bene ricordarlo non vuole imporre una Cultura Unica, ma vuole che la libertà di coscienza e di giudizio venga garantita, cercando di preservare la Differenza.

L'universalità, quindi, non è sinonimo di uniformità.

Nella Dichiarazione Programmatica di Pechino, paragrafo 118, possiamo leggere che la violenza perpetrata nei confronti delle donne, ha prodotto come effetto il potere degli uomini, e la conseguente discriminazione, che le donne hanno patito, ha rallentato lo sviluppo dell'autonomia femminile.

Testimonianza di atrocità commesse in nome della tradizione, le possiamo trovare nei riti di passaggio di molti Paesi africani e del Medio Oriente, che prevedono la mutilazione degli organi genitali esterni come passo necessario, da compiere nel pieno rispetto di riti atavici, per consacrare il passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta. La violenza contro le donne, comprese quelle domestiche, sono da considerarsi elemento integrante del modello culturale di molti paesi non necessariamente arretrati.

Questi "interventi" compiuti in condizioni igieniche discutibili, da persone investite del potere del rito, ma non certo della conoscenza medica necessaria, sono l'esempio più eclatante della violazione dei diritti più elementari della donne.

Il numero delle adolescenti che ha subito una mutilazione di questo tipo, ad un calcolo approssimativo risulta essere di circa 130 milioni.

Numerosi sono i Documenti Ufficiali in cui vengono menzionate le violenze e le discriminazioni che hanno come soggetto le donne, come un male da estirpare attraverso interventi efficaci tesi alla totale cancellazione del fenomeno, ne sono un esempio la Quarta Conferenza Mondiale per i Diritti della Donna (1995), la Dichiarazione di Vienna (1993), in cui tutti i Paesi venivano sollecitati a ratificare la Convenzione dell'ONU sull'eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne (nel 1997 solo 162 Stati su 190 avevano ratificato il documento, si spera che per il 50° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo anche i 28 Stati restanti adottino tali disposizioni).

Dall'Articolo di Giulia Bugliolo Bruna apparso su "Nuovi Orizzonti Europa" Periodico degli Italiani residenti in Francia, Belgio e Lussemburgo, n° 215 del Novembre 1998


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