Crisi del Welfare e Lavoro non retribuito
societa
10 Ottobre 2009 amministratore

Crisi del Welfare e Lavoro non retribuito

Alcune delle cause che incidono in modo decisivo sulla femminilizzazione della povertà sono il lavoro di cura non retribuito e la crisi del welfare

Povertà Femminile: Crisi del Welfare e Lavoro non retribuito.

E' stato già accennato ad alcune delle cause che incidono in modo decisivo sulla femminilizzazione della povertà: il lavoro di cura non retribuito e la crisi del welfare.
Negli ultimi vent'anni secondo tempi e modalità differenti, in Europa occidentale si è verificata una vera e propria crisi dello Stato Sociale (altresì detto Welfare). L'indebitamento più o meno grave delle amministrazioni centrali e le necessità di un rapido risanamento che la nascita dell'Euro ha comportato hanno indotto a drastiche riduzioni della spesa sociale, principale responsabile del debito pubblico. I servizi alla persona sono stati notevolmente diminuiti, lasciando i soggetti deboli in una condizione di totale isolamento e abbandono. Una situazione che in Italia ha assunto proporzioni notevoli.
Ci si riferisce agli invalidi, ai malati cronici e agli anziani che necessitano di assistenza domiciliare quotidiana o quasi, alle strutture per l'infanzia.
Il costo sociale di questi tagli alla spesa si sono riversati, principalmente in riferimento alla situazione italiana, sulle donne in virtù di una tradizione e cultura che colloca la donna accanto al focolare. Un lavoro duro e totalizzante che non ha un riconoscimento economico e che pone la donna in una condizione di dipendenza dalla famiglia e/o dal partner.
Un lavoro che spesso rende del tutto impraticabile quello esterno, poiché i costi di quel lavoro di cura che eventualmente una donna non eseguirebbe essendo impiegata altrove sarebbero ben più elevati delle entrate di un secondo stipendio. Non stupisce, quindi, che molte donne decidano di non lavorare per non affidarsi ad una baby sitter, ad un infermiera specializzata, ad un accompagnatore/trice o, nel peggiore dei casi, ad un istituto.
Un lavoro, quello di cura, che dunque è in grado di produrre un reddito e di fornire servizi reali, che all'esterno delle mura familiari non è possibile trovare.
Servizi che però nell'attuale ripartizione della spesa di uno stato non possono trovare spazio, poiché secondari rispetto ad altre priorità. All'interno del dibattito politico, è generalizzata la convinzione che lo stato debba del tutto abbandonare una politica di servizi alla persona, identificati come un passivo irrecuperabile. Ma se si pagassero tutte le donne che prestano assistenza ad un genitore paralizzato, ad un malato, che si preoccupano di accudire i propri figli sicuramente sarebbe ben evidente il valore economico di tale occupazione.
Tuttavia, non tutto il costo sociale è assorbito dal lavoro di cura svolto dalle donne italiane. Parte di esso prende la forma di un crescente impoverimento delle fasce più deboli, e nello specifico delle donne, soprattutto di quelle donne che hanno perso il supporto del Welfare e che non possono disporre di una famiglia in grado di sostituirsi ad esso.

 

 

 

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