Segue -> Cap.4 Le richieste del contribuente
economia
10 Ottobre 2009 amministratore

Segue -> Cap.4 Le richieste del contribuente

B) L'ANATOCISMO. L'art. 1283 c.c. testualmente dispone : «In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno

B) L'ANATOCISMO.
L'art. 1283 c.c. testualmente dispone : «In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi ».
La Corte di Cassazione, già con l'importante sentenza n. 552 del 22/01/1999 della Sezione I civile, aveva ritenuto applicabile il suddetto istituto giuridico anche in tema di rimborsi fiscali.
Si è ormai chiarito, infatti, che la presenza della Pubblica Amministrazione , in qualità di creditore o debitore, non altera la struttura del rapporto obbligatorio, in quanto le correlative posizioni di debito e di credito, nonostante tale particolarità, vengono a porsi, sul piano del diritto sostanziale, in termini paritari , anche quando il rapporto abbia avuto origine da una fattispecie regolata dal diritto pubblico.
Anche in tal caso, pertanto, continua il ragionamento dei giudici di legittimità, l'obbligazione è assoggettata, per ciò che concerne gli aspetti di diritto sostanziale, alla disciplina di diritto comune contenuta nel codice civile, al pari di quelle che intercorrono tra soggetti privati , salvo le specifiche ed espresse deroghe previste dal diritto positivo.
L'applicabilità, nel caso di specie, dell' art. 1283 c.c. , che consente la capitalizzazione degli interessi, sia pure entro limiti ben precisi, non può, quindi, essere pregiudizialmente esclusa posto che, in generale, le norme fiscali che regolano il rimborso delle imposte versate in eccesso nulla prevedono a tale riguardo e che, per quanto si è in precedenza detto, la disciplina delle obbligazioni tributarie, come di ogni altra obbligazione che trovi fondamento in “fatti”, regolati dal diritto pubblico, deve essere ricavata, per quegli aspetti che non sono specificamente disciplinati dalle norme speciali, nelle precise disposizioni contenute nel primo titolo del quarto libro del codice civile (dove, appunto, è collocato il più volte citato art. 1283 ).
Nello stesso senso, nel corso degli anni, si è più volte pronunciata la Corte di Cassazione, con le seguenti sentenze:
   - Sezione I civile, sentenza n. 9273 del 03/09/1999 ;
   - Sezione I civile, sentenza n . 2079 del 23/02/2000;
   - Sezione I civile, sentenza n. 2081 del 23/02/2000;
   - Sezione Tributaria, sentenza n. 12060 dell'01/07/2004;
   - Sezione Tributaria, sentenza n. 5790 del 19/04/2001, e Corte di Cassazione, a Sezioni Unite civili, dove, peraltro, è stato precisato che per giustificare gli interessi, secondo gli artt. 1224 e 1282, è sufficiente che il credito sia liquido ed esigibile , non essendo, altresì, necessario che il credito sia anche definitivamente accertato ( Corte di Cassazione, sentenze n. 11786 dell'11/12/1990 e n. 3944 del 21/04/1999 );
   - Sezione Tributaria, sentenze n. 14002 del 22/09/2003 e n. 12043 dell'01/07/2004. Oltretutto, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con l'importante sentenza n. 14274 del 04/10/2002, e con la sentenza n. 11483 del 21/12/1996, ha precisato che alla giurisdizione esclusiva delle Commissioni tributarie appartiene non solo la cognizione dell'obbligazione principale e di quella concernente la corresponsione degli interessi, anche anatocistici, ma, altresì, la cognizione della domanda diretta ad ottenere il risarcimento del danno da svalutazione monetaria sulla somma indebitamente versata e trattenuta, come diremo meglio in seguito.
Infatti, tale giudice tributario ha gli stessi poteri istruttori del giudice civile per l'accertamento e la valutazione del rapporto, considerata l'inesistenza , tra le norme che disciplinano la giurisdizione delle Commissioni tributarie, di una disposizione analoga a quelle (art. 30, secondo comma, del R.D. n. 1054 del 26/06/1924; art. 7, terzo comma, della Legge n. 1034 del 06/12/1971) che, fino all'entrata in vigore dell'art. 35 del D.Lgs. n. 80 del 31/03/1998 (successivamente riformulato dall'art. 7 della Legge n. 205 del 21/07/2000), riservavano, in caso di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, al giudice ordinario le questioni concernenti i cosiddetti “diritti patrimoniali consequenziali” ( Corte di Cassazione, a Sezione Unite, sentenza n. 8277 del 10/10/1994).
Oltretutto, con il nuovo processo tributario, le Commissioni tributarie sono competenti, tra le altre materie, anche per “ gli interessi e ogni altro accessorio ” (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 546 del 31/12/1992).
Infine, è opportuno rammentare che la condanna al pagamento di interessi anatocistici presuppone che si tratti di interessi accumulatisi per almeno sei mesi dalla data della domanda specificamente rivolta ad ottenere il pagamento di quegli interessi, che gli interessi già scaduti, ormai trasformatisi in capitale, andranno a produrre (in tal senso, Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, sentenza n. 12043 dell'01/07/2004, e Corte di Cassazione, Sezione civile, sentenza n. 10156/98 ).

 

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