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10 Ottobre 2009 amministratore

La tutela della donna nell'imprenditoria femminile


DONNA E IMPRENDITORIA

Commento alle tabelle sull'occupazione delle donne:


Fonte Eurostat


Dalla lettura della tabella "Tasso di disoccupazione", emerge una situazione molto pesante in termini di disoccupazione in quasi tutti i paesi europei; un fenomeno diffuso e grave, che costituisce un problema di grande rilievo, che nell'ultimo incontro di Vienna (14/12/1998) i "governanti" hanno deciso di affrontare con misure comuni dirette a diminuire il tasso di disoccupazione dei paesi EU.
I motivi di una disoccupazione generalizzata si possono ricercare:
- Nella continua evoluzione della società;
- Nell'innovazione tecnologica, sempre più veloce;
- Nelle dinamica del mercato che portano verso la globalizzazione, spostando gli assetti produttivi in paesi remoti, in cui il costo del lavoro è sicuramente più basso;
(si produce in paesi dopo il costo del lavoro è minore)
Particolarmente rilevante è il tasso di disoccupazione in Spagna, con livelli molto al di sopra della media EU, ma che trova un ulteriore incremento quando viene esaminata separatamente la componente femminile, che pesa per il 60% in più rispetto a quella maschile.
Il problema della disoccupazione riguarda, a parte la Finlandia, anche i paesi a industrializzazione avanzata, come la Francia e la Germania che si attestano rispettivamente a ridosso della media EU, ma con equilibri percentuali tra uomo e donna di rilievo minore.
In Francia il problema della disoccupazione risente del notevole calo del settore agricolo, mentre la Germania paga, ancora oggi il prezzo dell'unificazione tedesca, diverso è il discorso Finlandese, dove le ragioni dell'alto tasso di disoccupazione va ricercato nelle condizioni climatiche del paese.
Analoga la situazione in Italia e solo in apparenza meno preoccupante, ma in vero bisognosa di interventi massicci.
La disoccupazione in generale rientra nelle dinamiche generali europee, con peculiarità proprie rispetto al ritardo del lavoro femminile. Probabilmente sull'eccessivo distacco presente in Italia, ma anche in Spagna, paesi mediterranei di recente industrializzazione, pesano fattori culturali ancora attivi. Al riguardo al di là dei numeri attuali, non si può non considerare come il confronto andasse effettuato sui decenni trascorsi, le cui risultanze risulterebbero sicuramente più vistose.
Oltre al problema culturale, occorre sottolineare come il lavoro femminile sia soggetto al problema del lavoro-nero o lavoro sommerso.
In verità il lavoro femminile nell'industria, nelle professioni e nei servizi, ha consentito di avviare il paese alla sua progressiva rinascita; il contributo della donna, si rileva determinante per i miglioramenti futuri, è infatti provato come la percentuale delle donne laureate sia maggiore rispetto a quella degli uomini, e la media dei voti è nettamente superiore.
Prendendo in analisi le tabelle "Dirigenti occupati in Europa", emerge con molta chiarezza come la dirigenza italiana sia quasi esclusivamente maschile. Se nelle aziende più piccole o giovani la situazione è di gran lunga migliore, il problema si aggrava nelle aziende di grande rilevanza, dove i dirigenti sono quasi tutti uomini, dove, solo il 3% è rappresentato da donne. Le caratteristiche femminili di creatività e comunicazione non sono considerate ancora rilevanti dalle aziende italiane. Il più grande problema delle donne è che la loro disponibilità e influenzata dalla situazione famigliare che ad oggi, in Italia è ancora interamente a carico della donna. Occorre precisare che le attuali condizioni economiche e sociali, che continuano velocemente a mutare, porteranno la donna italiana a imporre la propria presenza nei quadri dirigenziali, affermando una nuova figura di leader.
A completamento dell'analisi delle tabelle sul tasso di disoccupazione e dei dirigenti occupati in Europa, facciamo un breve riferimento alla tabella sulla situazione delle lavoratrici indipendenti o in proprio in Italia. Da dove si capisce some l'iniziativa privata, anche in questo caso, sia più rilevante nella sua componente maschile, ma che dal 1991 ad oggi l'imprenditoria femminile sia comunque in netta crescita. Tale risultato è dovuto essenzialmente a due fattori: da un lato le diverse condizioni economiche e sociali, per le quali la famiglia pesa e peserà in misura inferiore sulla donna e dall'altra parte giovano le azioni positive finanziate dall'Unione europea nei confronti dell'imprenditoria femminile.


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