PIÙ DONNE NEL PARLAMENTO EUROPEOUN MAGGIOR RUOLO DELL'ASSOCIAZIONISMO NELLA COSTRUZIONE DELL'EUROPA
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10 Ottobre 2009 amministratore

PIÙ DONNE NEL PARLAMENTO EUROPEOUN MAGGIOR RUOLO DELL'ASSOCIAZIONISMO NELLA COSTRUZIONE DELL'EUROPA

14 Maggio 1999 PIÙ DONNE NEL PARLAMENTO EUROPEOUN MAGGIOR RUOLO DELL'ASSOCIAZIONISMO NELLA COSTRUZIONE DELL'EUROPA Il Caucus delle Donne presso Rappresentanza del Parlamento Europeo in Italia - Sala delle Bandiere Via IV Novembre 149. Roma I lavori

Il Caucus delle Donne

presso
Rappresentanza del Parlamento Europeo in Italia - Sala delle Bandiere
Via IV Novembre 149.
Roma



I lavori sono stati aperti dal rappresentante dell'Ufficio di Rappresentanza del Parlamento Europeo per l'Italia, Giovanni Salimbeni.
Quest'iniziativa è volta a sensibilizzare i cittadini sulle elezioni del 13 giugno 1999 ed in particolar modo sulle candidate.
La posizione delle donne, nonostante i passi avanti fatti fino ad oggi, risulta tuttora evanescente in molti settori, soprattutto in quello politico ed istituzionale.
In occasione di queste consultazioni, l'Italia sembra aver capito l'importanza della partecipazione alla vita comunitaria, dal momento che le istituzioni dell'UE stanno incidendo sempre più profondamente sulla vita dei cittadini, ed in particolare nella vita delle cittadine.
Nello specifico, ricordiamo che il Parlamento Europeo ha acquisito delle competenze sempre più ampie e destinate ad avere conseguenze importanti. Si ricorda, infatti, che il Parlamento Europeo avrà un potere di codecisione, esercitato con la Banca Centrale Europea (BCE), vigilando, così, sull'entrata in vigore dell'Unione Monetaria.
L'Europa, però non è solo quella delle Banche Centrali, ma soprattutto quella delle nazioni, dei popoli. Uno degli obiettivi dei parlamentari eletti, quindi, sarà quello di sollecitare una politica estera comune dell'Unione, la cui necessità è apparsa anche più urgente, nel corso dei drammatici avvenimenti della guerra in Kossovo.

Di seguito, Vi proponiamo alcuni interventi particolarmente significativi dei relatori e delle relatrici, che si sono avvicendati nel corso dei lavori.

La parola passa all'On. Cenciari.
L'incontro di oggi è stato organizzato per dare voce nel corso di questa campagna elettorale alle organizzazioni femminili e femministe, alle associazioni di donne, alle Onlus ed alle Ong. Lo scopo è di innescare un effetto moltiplicatore nell'elaborazione di una piattaforma politica comune, da presentare da parte delle donne, per le donne. Comunque sebbene poco visibile, si può affermare che già esiste un'ampia rete delle donne, che agiscono al di fuori delle istituzioni.
Nelle scorse elezioni sono state elette in Italia poche donne: 12 su 87, una cifra che è al di sotto della metà della media europea. Inoltre cresce l'astensionismo femminile ed il disinteresse delle donne per le istituzioni.
Dalla conferenza di Pechino e dalle proposte dell'UE, ma soprattutto con il Trattato di Amsterdam, il principio delle "Azioni Positive per la Pari Opportunità tra Uomo e Donna" ha acquisito una base giuridica più consistente. Proprio a partire da Pechino, infatti, è stata riconosciuta la necessità di tutelare i diritti fondamentali delle donne di tutto il mondo.
L'ampliamento dei poteri del Parlamento Europeo è molto importante per la realizzazione di quelle azioni positive di cui sopra. E' necessario quindi che anche le donne italiane acquisiscano, insieme alle loro colleghe europee, una posizione considerevole all'interno di quest'assemblea, per dare un contributo significativo all'elaborazione di politiche innovative.
Dalla ricerca della Consulta Femminile Regionale del Lazio, è emerso che le elettrici lamentano il mancato collegamento tra le parlamentari europee e le elettrici. Un rapporto difficile anche a causa delle distanze geografiche. La mediazione richiesta può essere, in parte, ottenuta grazie ai partiti di appartenenza, ma non basta. Per questo motivo, le associazioni, le Ong, le Onlus che riuniscono le donne sono fondamentali.
D'altra parte, bisogna avere il coraggio di dire che l'Europa è in ritardo sulle donne, soprattutto perché c'è un rapporto molto filtrato tra le Istituzioni e la società civile. In primo luogo, pertanto, occorre creare una rete della società civile per una nuova Europa dei cittadini.

Prende la parola Maura Viezzoli, rappresentate in Europa delle Ong.
Negli ultimi dieci anni, è stata avviata un'intensa collaborazione con alcuni parlamentari europei grazie ad un'informazione continua ed aggiornata nei settori della cooperazione allo sviluppo e nel Terzo Settore.
Dalle esperienze recenti, emerge la necessità di rafforzare il ruolo politico dell'Europa. In questa prospettiva è auspicabile un rafforzamento dei rapporti tra il Parlamento Europeo e le altre Istituzioni dell'Unione, per degli interventi più incisivi sui cittadini dell'Unione.

A questo punto, le candidate presenti si avvicendano in confronto equilibrato, durante il quale vengono approfonditi i temi introdotti nei precedenti interventi.
Si sono, quindi, succedute: Luisa Morgantini, Silvia Costa, Maria Falcone, Pasqualina Napoletano, Maria Teresa Formicello, Loredana De Petris.
Le candidate, non solo hanno presentato il proprio programma elettorale, ma hanno portato in questa riunione anche la propria esperienza personale di donne in politica, arricchendo ulteriormente il dibattito che segue.

Prende la parola Alba Dini, (Cif).
In questi ultimi anni, stiamo assistendo ad una vera e propria crisi istituzionale: occorre riflettere su questo, cioè sul fatto che è stato messo in discussione in varie sedi il significato ed il ruolo originario dello Stato. In parte, la responsabilità non può non ricadere sul deficit qualitativo della rappresentanza e delle classi dirigenti attuali, che non sono in grado di elaborare risposte adeguate alle istanze dell'elettorato.
Occorre un nuovo ruolo per la società civile organizzata nella costruzione di una nuova democrazia.
In questo senso, si potrebbe pensare di creare una nuova forma di relazione. Infatti, queste candidate non vengono scelte dalla società civile, ma dai partiti. Se questo è vero, si può davvero affermare che le nostre istituzioni sono democraticamente organizzate?
Anche il discorso sulle donne delle donne deve cambiare prospettiva. Le donne devono far conoscere alle donne i loro diritti, come esercitarli e come farli valere.
Un nuovo ruolo per le donne nella politica e nella società implica un ripensamento dell'intera struttura e finalità dello Stato. Un processo che, quindi, coinvolge tutta la collettività, uomini e donne insieme.

Prende la parola Giulia Rodano, Emily Italia.
La designazione delle candidate avviene di sovente per cooptazione, in altre parole, le candidate vengono spesso scelte per riempire un "vuoto" nella lista. Questo sistema deve essere cambiato, occorrono regole chiare e trasparenti per la definizione delle candidature a tutti i livelli ed in tutte le sedi.
Quindi, le donne devono proporre e scrivere nuove regole, ma soprattutto essere presenti nei luoghi decisionali. Soltanto così, infatti, si potrà auspicare l'affermazione di nuove modalità politiche e rappresentative.
D'altronde, è arrivato il momento di riconoscere una delle qualità fondamentali delle donne: la loro capacità di fare sinergia, derivata dal fatto di essere sempre in numero inferiore agli uomini nei luoghi di lavoro, istituzionali e, soprattutto, decisionali.

Prende la parola la Presidente della sezione italiana lobby europea delle donne.
Uno dei maggiori problemi, che le donne devono affrontare, quando decidono di mettersi in gioco, è la conciliazione dei tempi di cura e dei tempi della famiglia con il mondo esterno. Un ostacolo che purtroppo italiane e non incontrano tutte le volte che si trovano impegnate su due fronti apparentemente inconciliabili: il pubblico ed il privato. I tempi delle donne hanno ritmi diversi, diversi da quelli del lavoro e della politica: occorre trovare una mediazione soddisfacente, che consenta di vivere senza conflitti la dimensione familiare e professionale.
Purtroppo, bisogna rilevare anche che ancora non c'è una forte coesione tra le donne. E che la trasversalità è un principio che compare sporadicamente, solo in occasione dei grandi ideali e grandi obiettivi. La trasversalità invece deve essere un principio ed una metodologia vissuti costantemente, affinché possano essere raggiunti dei risultati concreti.

Prende la parola Adelaide Antonelli, Presidente della Consulta Femminile regionale del Lazio.
La scarsa rappresentanza politica femminile è preoccupante. E le prospettive per i risultati delle prossime consultazioni sono molto negative; probabilmente si avrà una percentuale di candidate elette anche più bassa rispetto alle precedenti. Le istituzioni ed i partiti devono politicamente impegnarsi per arginare questo fenomeno.
Questa situazione non è più sostenibile e non rispecchia le esigenze delle donne, che, in particolare nella politica, non riescono ad esprimersi. Forse, è arrivato il momento di domandarsi se non ci sia qualcosa da rivedere nell'attuale assetto istituzionale e nelle pratiche della democrazia italiana.
Un valido strumento può essere una rete di donne, non solo in prossimità delle elezioni europee, ma anche successivamente. Mantenere aperto il dialogo ed il confronto tra le donne in politica è importante, perché conferirebbe loro quello spirito di gruppo, che difficilmente si crea in modo diverso.
In questa prospettiva, la Consulta Femminile Regionale del Lazio ha sollecitato un dibattito, da tenersi in Settembre, per elaborare una piattaforma comune sulle riforme elettorali.
Tra le numerose proposte, vi è anche quella di erogare un sostegno finanziario alle candidate.

Prende la parola e conclude i lavori Benedetta Castelli, rappresentante dell'Ande.
L'Ande è un'antica associazione nata nell'immediato dopoguerra, per indirizzare le donne in politica.
Purtroppo in Italia, la cultura di genere non si è radicata nella società. Le problematiche politiche, che possono riguardare le donne non sono recepite dal mondo delle donne nel suo complesso.
Questi fattori contribuiscono in modo determinante ad allontanare culturalmente ed emotivamente le donne dalla politica sia come elettrici che come potenziali elette.
Cambiare questa situazione richiede un grosso impegno non solo da parte delle istituzioni, ma anche e soprattutto da parte degli individui. Soltanto dall'interno dei meccanismi che incidono sulle relazioni personali e di gruppo è possibile instaurare un nuovo linguaggio politico, parlato anche dalle donne.
Occasioni come quella odierna sono importanti, perché incoraggiano lo scambio ed il confronto tra diverse esperienze femminili, favorendo l'elaborazione di risposte alternative.


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