COMMISSIONE NAZIONALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ - CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
Commissione di studio per la valorizzazione della componente femminile nel campo della ricerca scientifica e tecnologica - CNR
Seminario
"PARLIAMO DI ECCELLENZE: LE DONNE E LA VALUTAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA
E TECNOLOGICA"
presso
CNR - Aula Marconi
Piazzale Aldo Moro 7
Roma
La Commissione è stata costituita il 26 Aprile 1999 del Presidente del CNR, nell'intento di approfondire le problematiche connesse alla valorizzazione dell'apporto della componente femminile nel campo ricerca scientifica scientifica e tecnologica, di prospettare e attivare misure ed iniziative idonee a tale valorizzazione, anche in considerazione dei programmi e delle iniziative avviate in tale direzione in ambito nazionale ed europea.
Il mondo della scienza e della tecnologia è un mondo ancora oggi prevalentemente "di uomini". Poche le donne che riescono ad accedervi ed ancora meno quelle che dirigono un esperimento o un progetto di ricerca.
Partendo dalla considerazione che le modalità di accesso consentirebbero egualmente sia agli uomini che alle donne di avere pari opportunità in questi settori, il CNR e la Commissione si sono interrogati sulle ragioni che continuano ad allontanare le donne dalla scienza.
La "valutazione" della professionalità individuale è, soprattutto nella ricerca scientifica e tecnologica, un importante giro di boa, poiché intorno ad essa si selezionano progetti e "cervelli".
Ed è proprio al momento della valutazione che si innalza un muro insormontabile per le donne. Una situazione questa che accomuna tutti i Paesi del mondo.
Sulla base di questa constatazione, la Commissione ed il CNR hanno promosso questo seminario, a cui hanno preso parte esponenti della comunità scientifica internazionale, esperti dei criteri di valutazione, rappresentanti delle istituzioni europee.
IL LAVORO DELLA COMMISSIONE: FAVORIRE IL CAMBIAMENTO
Interventi di:
Rossella Palomba, Flavia Zucco, Coordinatrici Commissione per la valorizzazione
della componente femminile nel campo della ricerca scientifica e tecnologica
-Cnr, Lucia Pedrelli, Consiglio Direttivo Cnr.
Da qualche anno in Italia è in atto una radicale riforma della Pubblica
Amministrazione, che inevitabilmente coinvolge anche organi di ricerca
come le Università ed il CNR stesso.
Questo processo, in concomitanza con la Conferenza Mondiale sulle donne
e con la ricezione da parte dell'Unione Europea e dello Stato Italiano
della Piattaforma di Pechino, ha favorito la creazione di strutture
specifiche, destinate a rimuovere gli ostacoli per la realizzazione
delle Pari Opportunità tra Uomo e Donna.
La Commissione di studio per la valorizzazione della componente femminile
della ricerca scientifica e tecnologica del CNR è stata costituita in
questo contesto di rinnovamento.
L'approccio seguito dalla Commissione è quello del confronto con le
istituzioni e soprattutto con le dirette interessate: le donne.
E' necessario, infatti, creare un circolo virtuoso che generi un ritorno
di iniziative e proposte, in grado di affrontare il problema in modo
soddisfacente e realistico.
La scarsa visibilità delle donne nei luoghi decisionali è un problema
di cui non si è a conoscenza, su cui non è posta la dovuta attenzione.
La questione, spesso, è affrontata con sufficienza: un problema di donne.
Per questo motivo, si dovrebbe cercare di elaborare un'ottica di genere
nel processo di ristrutturazione delle attività di ricerca, che diventi
centrale come metodo e finalità. Una visione, insomma, che sia complementare
con la sua differenza e non una divisione in uomini da una parte e donne
dall'altra.
La Commissione attualmente di studio sta attualmente portando avanti
due progetti: il I° Rapporto sulle carriere scientifiche femminili e
l'organizzazione di corsi di formazione per donne manager nella ricerca
scientifica.
In questo modo, si procede su due livelli paralleli: mostrare il volto
femminile della scienza, e creare condizioni formative idonee all'inserimento
delle donne nelle attività di ricerca.
Non si può non tenere conto di quanti passi avanti siano stati fatti
nel secolo scorso riguardo i diritti delle donne. E' un passato recente
di cui siamo inevitabilmente testimoni.
Ci si augura, quindi, che quelle conquiste siano uno stimolo ad andare
oltre, verso traguardi sempre più ambiziosi.
DALLA SCUOLA ALL'UNIVERSITA' ALLA RICERCA: SEMPRE
DI MENO. PERCHE'?
Interventi di:
Heidi Diggelmann, Università di Losanna, Presidente Swiss National Science
Foundation.
Negli ultimi anni, sono aumentate le iscrizioni
femminili a scuole medie superiori e corsi laurea, in materie tecnico
- scientifiche, eppure non aumentano coloro che lavorano in veste di
ricercatrici, capo - progetto, studiose. La maggior parte di loro svolge
compiti marginali e ripetitivi, i loro curriculum
vitae si impoveriscono. Le ragazze, in altre parole, "si perdono
per strada", soprattutto dopo l'università, dove ottengono ottimi risultati
ed ottime votazioni finali.
Nella fase di specializzazione, infatti, sono presenti pochissime donne,
e quel che è più grave sono pochissime le donne che fanno domanda. Dunque,
le donne si autoescludono dalla formazione professionale, optando verso
altre scelte.
E' anche su questo punto che bisogna lavorare.
Le attuali carriere scientifiche e tecnologiche mal si conciliano con
i tempi femminili. La selezione spesso si basa sull'appartenenza del
candidato/a a quell'Istituto, alle attività extra universitarie, al
presenzialismo inutile.
Le donne, pur preparate, non possiedono questi requisiti e vengono respinte.
Qualora, riescano faticosamente ad inserirsi in un gruppo di ricerca,
non ne assumono la direzione, nemmeno quando ne hanno la rara opportunità:
anche nell'ambito decisionale, le donne si autoescludono. Sembra quasi
che le donne rifuggano il potere, preferendo un lavoro meno gratificante.
Perché dopo tanti anni di sacrifici le giovani sembrano rinunciare a
quella che si sarebbe potuta prospettare come una brillante carriera?
Le motivazioni sono molte, ed in parte sono state già espresse. Tuttavia,
si possono fare ulteriori considerazioni.
Non appena conseguita la laurea, l'ambiente della ricerca si fa fortemente
competitivo, non solo dal punto di vista del merito e delle capacità
professionale. Spesso, l'accesso ai dottorati di ricerca comporta l'accettazione
di compromessi cui le donne non sono disposte a scendere.
Per entrare in un gruppo di lavoro, occorre essere visibili, "farsi
notare". Le donne puntano sulla preparazione, mentre gli uomini su quel
presenzialismo (spesso non giustificato) che invece ha la meglio. D'altronde,
le donne non hanno quella totale dedizione al lavoro degli uomini. Il
tempo delle donne segue ritmi diversi: la sfera privata ha sempre la
precedenza su quella professionale.
Non bisogna dimenticare, inoltre che il tempo da dedicare all'attività
di ricerca non solo è moltissimo, ma è tale da non consentire una pianificazione
degli impegni personali. Una donna che abbia un progetto di vita che
includa la nascita di un figlio non può permettersi di trascorrere gran
parte del tempo in un laboratorio, tanto più quando questo si trova
all'estero.
L'attività di ricerca, infine, ha un futuro incerto dal punto di vista
economico e professionale. Se il rinnovamento dei contratti a termine
fosse concesso in base al merito, le donne avrebbero sicuramente più
chances. Anche questo aspetto è percepito come un ostacolo dalle donne,
soprattutto per quelle che hanno intenzione di "mettere su famiglia".
In Svizzera, il Consiglio di Ricerca ha varato un piano decennale (1993-2003),
Marie Helm Voegmin Program, per incoraggiare le donne nella scienza,
cercando di rimuovere quegli ostacoli che si sono rivelati negli anni
precedenti le cause principali di esclusione ed autoesclusione delle
donne dalla ricerca.
L'obiettivo degli interventi è l'integrazione delle donne nella vita
professionale. Il finanziamento dei progetti femminili ed il sostegno
economico alle ricercatrici è una condizione importante soprattutto
per coloro che rientrano nell'ambiente dopo un periodo di assenza dovuto
alla maternità.
Si è previsto, quindi, l'erogazione per quattro anni di uno stipendio,
sussidi di ricerca e partecipazione ai costi infrastrutturali dell'Istituto
ospite. Inoltre, si è provveduto ad allungare i limiti di età, per consentire
anche alle mamme di partecipare alle selezioni.
Affinché le donne s'inseriscano sempre più numerose nelle scienze esatte,
è necessario che siano in possesso di adeguati titoli professionali,
idonei alla conduzione di un'attività di ricerca. Per questo, sono stati
organizzati dei corsi che consentano alle donne di acquisire le conoscenze
e le capacità di gestione e autonomia.
Il Programma non solo si occupa degli aspetti pratici, ma anche e soprattutto
d'infondere nelle donne la tenacia necessaria ad affermarsi, a non scoraggiarsi
davanti i primi ostacoli.
L'accesso alle informazioni burocratiche è stato facilitato, istituendo
un'assistenza telematica, in grado di fornire le indicazioni chiare
per l'organizzazione del Progetto e lo svolgimento delle pratiche.
I risultati fin ora ottenuti sono stati incoraggianti. E' probabile,
quindi, che a conclusione del Programma si potrà raggiungere, come prestabilito,
una presenza delle donne nell'ambito della ricerca in Svizzera pari
al 30%.
LA VALUTAZIONE: CRITERI E METODI
Interventi di:
Bice Fubini, Docente di Chimica presso l'Università di Torino, Graham
Stroud Research DG European Commission, Ida Peruzzi, Istituto di Fisica
Nucleare Frascati.
I processi valutativi si basano su due criteri: il merito e l'appartenenza.
Il merito è oggettivamente riscontrabile, l'appartenenza è invece soggettiva
e può riferirsi agli aspetti più personali di un candidato/a.
Le donne, in genere, si propongono ad una commissione esaminatrice dopo
essersi meticolosamente preparate, ma senza presentare i connotati di
un qualunque tipo di appartenenza. Ciò le penalizza rispetto ai loro
colleghi.
Quando le donne quindi hanno la percezione che si concorra secondo regole
diverse da quelle del merito, si tirano indietro, perché le loro capacità
non sono riconosciute e valorizzate. In particolar modo per quanto concerne
la ricerca scientifica, ogni passaggio professionale è scandito da valutazioni
e giudizi non sempre fondati sulla preparazione dei candidati, e così
le donne preferiscono volgersi altrove.
Le donne nella scienza difficilmente riescono a dotarsi della visibilità
necessaria, curricula a parte. Infatti le donne danno la precedenza
alla ricerca interdisciplinare ed al trasferimento generazionale delle
informazioni, che tende a porle in minor risalto rispetto ai loro colleghi.
Il mancato protagonismo femminile opacizza le doti professionali ed
esclude il raggiungimento di posizioni dirigenziali.
Se al I° anno di corso il 50% degli iscritti sono studentesse, infatti,
soltanto il 6% di loro riesce a portare a compimento la carriera, accedendo
al titolo di docente universitario, a costi altissimi.
L'importanza di una corretta valutazione è fondamentale per un equo
presenzialismo femminile nella scienza.
Di questo, ha preso atto anche l'Unione Europea, che varando i criteri
di giudizio ha tenuto conto di queste problematiche.
In ambito comunitario, infatti è prevalso i principio dell'anonimato
dei candidati per impedire l'esclusione dei progetti prima del loro
contenuto. Si è rilevato, infatti, che spesso proprio le esaminatrici
sono le prime a rifiutare una candidata più dei loro colleghi.
Ciò nonostante, si è anche provveduto ad inserire più donne nelle commissioni
d'esame, in grado di introdurre una prospettiva diversa da quella attuale.
Un maggior numero di donne infatti consente di dare maggior risalto
alla preparazione professionale piuttosto che ad altri criteri.
La conseguenza più evidente è stata la promozione delle idee. I candidati,
infatti, vincono in base al contenuto del Progetto.
Aver preso atto degli ostacoli che le donne incontrano nei processi
di valutazione della ricerca scientifica e tecnologica è un importante
passo, per realizzare pienamente pari opportunità tra uomini e donne
nella scienza.
La partecipazione di Istituzioni come il Consiglio Nazionale di Ricerca
conferisce ufficialità e visibilità al problema, che non è la solita
questione "di donne", ma un ostacolo alla realizzazione della democrazia
paritaria nella nostra società.
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