Con il patrocinio della Commissione
Nazionale per la parità e per le Pari Opportunità tra Uomo e Donna,
Per iniziativa dell'A.I.P.F.E. e della MO.I.CA
Convegno
"VIOLENZA SULLE DONNE TOLLERANZA ZERO"
presso
Ufficio per l'Italia del Parlamento Europeo - Sala delle Bandiere
Coordina i lavori
Daniela Brancati, direttrice della rivista Time Out.
Dopo un breve saluto di
apertura, Daniela Brancati passa la parola al direttore dell'Ufficio per
l'Italia del Parlamento Europeo, Giovanni Salimbeni.
Salimbeni saluta le relatrici e le presenti. La Giornata Internazionale
di Azione contro la Violenza sulle Donne rappresenta un'importante occasione,
per riflettere sulla drammaticità della violenza fisica e psicologica,
subita dalle donne nel corso dei secoli.
Su questo versante l'Unione Europea è molto sensibile, per questo proprio
in sede europea sono state attivate una serie di iniziative volte ad arginare
questo fenomeno, oggi ancora sommerso. In particolare, il Parlamento
Europeo ha spesso sollecitato le altre istituzioni comunitarie
ad intraprendere delle azioni decisive, attraverso ad esempio il Progetto
"Daphne".
E' necessario ristabilire una pacifica convivenza tra gli uomini e le
donne, in una società che si è evoluta con rapidità, mutando ruoli e competenze
secolari.
Daniela Brancati ringrazia il direttore Salimbeni per la sua disponibilità
e lo saluta.
Prima di passare la parola ad Annamaria di Pietro (Presidente dell'Associazione
Italiana per la Promozione delle Donne d'Europa, A.I.P.F.E. Italia), Daniela
Brancati fa una breve riflessione sul fatto che la violenza sulle donne
è frequente e diffusa, anche perché è molto alta la tolleranza sociale
nei confronti di questo reato.
Annamaria Di Pietro, ringrazia i presenti, costatando amaramente che la
Giornata Internazionale di Azione contro la Violenza sulle Donne in Italia
non è stata annunciata né preparata con il dovuto interesse.
L'Italia si muove con lentezza nell'afferrare le opportunità offerte dall'Unione
Europea, e si muove con ancora maggior lentezza nel campo della prevenzione
della violenza sulle donne.
La parola passa ad Adelaide Antonelli, Presidente
della Consulta Femminile della Regione Lazio.
Adelaide Antonelli solleva due aspetti della questione: la violenza domestica
e la prostituzione coatta.
Contrariamente a quanto si ritiene comunemente, la maggior parte delle
violenze perpetrate ai danni delle donne sono ad opera di conoscenti,
ed avvengono all'interno delle mura domestiche. Questo, in parte, spiega
il motivo per cui il fenomeno è ancora in gran parte sconosciuto e difficilmente
quantificabile.
Negli ultimi anni l'Italia ha assistito alle tristi vicende delle numerose
clandestine condotte nel nostro Paese con l'inganno, rapite o vendute
per essere costrette a prostituirsi.
La vastità del fenomeno si sta rivelando lentamente, anche grazie ad un
impegno rinnovato delle forze dell'Ordine, che hanno acquisito nuovi strumenti
operativi e metodologici, per aiutare queste donne ad uscire dalla "prigionia".
Non a caso, il Consiglio d'Europa e le Nazioni Unite hanno proposto di
considerare questo reato come "riduzione in schiavitù", con delle conseguenze
penali assai più gravi rispetto allo "sfruttamento della prostituzione",
dal momento che si tratta di un reato considerato contro l'umanità.
Di recente, nel territorio si è potuto riscontrare un forte impegno da
parte del Comune di Roma, ma occorrono nuovi strumenti legislativi più
adeguati alle circostanze. Ciò nonostante, è possibile intervenire, seppure
limitatamente, per aiutare queste donne ad uscire dalla violenza.
Daniela Brancati saluta la Presidentessa della Consulta Regionale del
Lazio e coglie l'occasione per riflettere su alcuni aspetti della violenza
sulle donne. Spesso, commenta, la violenza è un atto legato alla cultura
sociale: cosa fare in questi casi, si chiede passando la parola a Linda
Laura Sabbadini, ricercatrice dell'Istat.
Linda Laura Sabbadini apre il suo intervento
riportando i risultati dell'indagine Istat sulla violenza sulle donne,
promossa dal Ministero per le Pari Opportunità.
Le rilevazioni sono state effettuate su un campione rappresentativo di
circa 50.000 persone tra il 1997 ed il 1998. Si tratta della prima indagine
ufficiale sul fenomeno della violenza sulle donne, che sarà ripetuta con
un intervallo di tempo quinquennale.
Sarebbe comunque auspicabile, specifica la ricercatrice, che queste indagini
tenessero conto anche di altri tipi di violenza come le percosse ed i
maltrattamenti.
Dai risultati è emerso con chiarezza che il fenomeno nelle sue dimensioni
e nella sua visibilità è ancora sommerso, e che per l'80% dei casi si
tratta di violenza sessuale.
Come già annunciato da Adelaide Antonelli, la violenza domestica ad opera
di conoscenti è quella più diffusa: la violenza inattesa. Questa ha delle
conseguenze molto gravi sulle vittime, proprio in virtù del fatto che
proviene da persone di cui si fidano. Spesso, infatti, queste donne hanno
come reazione un comportamento fortemente aggressivo e tendono a dimostrare
una certa freddezza nelle relazioni interpersonali.
Rimanendo nell'ambito della "violenza inattesa", Linda Laura Sabbadini
afferma che secondo le rilevazioni, più sono vicini alla vittima gli autori
della violenza più aumenta la difficoltà nel rilevarla, soprattutto quando
essa si compie all'interno della famiglia. Non a caso, secondo le statistiche
giudiziarie, sono proprio queste le violenze che di rado vengono denunciate
o spesso ritrattate. Ma le statistiche giudiziarie non sono in grado di
offrire un panorama sociale dettagliato.
Per quanto riguarda la violenza ad opera di estranei, essa costituisce
il 21% dei casi, mentre quella "di strada" si riscontra in un caso su
cinque.
Prende la parola Giuliana dal Pozzo, che in
questa sede rappresenta il Telefono Rosa.
La realtà con cui le volontarie del Telefono Rosa hanno a che fare quotidianamente
è drammatica e disperata.
Sebbene siano sempre di più le donne che si rivolgono a questo servizio,
Giuliana dal Pozzo ricorda ai presenti che il Telefono Rosa continua ad
essere sostenuto dal duro lavoro di moltissime volontarie, socie di un'associazione
che ha pochissime risorse.
Gli episodi di violenza sulle donne sono in crescita, soprattutto all'interno
delle famiglie. Per questo bisogna comunque tenere presente che frequentemente
le vittime dirette e indirette di queste situazioni sono i bambini.
E' inoltre in crescita anche la violenza sulle donne anziane.
Daniela Brancati ringrazia Giuliana dal Pozzo, e prendendo spunto dal
suo intervento, fa alcune considerazioni.
Gli uomini violenti non sono identificabili in base alla classe sociale,
al reddito o al livello culturale: si tratta di un fenomeno trasversale.
Né si può affermare che è una conseguenza di un disturbo psicologico o
dell'uso di sostanze stupefacenti.
L'ampiezza del numero degli atti di violenza sulle donne è troppo ampio
per essere giustificato in questi termini.
Difatti, la costruzione della violenza segue dei passi ben precisi, che
isolano la donna, rendendola così incapace di difendersi.
La parola passa a Simonetta Garavini, psicologa
forense. La psicologia forense applica la psicologia alla legge.
Simonetta Garavini introduce il tema dei modelli di gestione delle situazioni
critiche da parte delle forze dell'ordine.
E' infatti molto importante, ai fini del perseguimento legale degli autori
della violenza sulle donne, che le forze dell'ordine abbiano gli strumenti
adatti, per l'individuazione delle prove in circostanze fortemente cariche
di emotività e distinte dagli altri tipi di reato.
Nella prassi, si è infatti riscontrata una sostanziale inadeguatezza degli
operatori, soprattutto per quanto concerne i primi interventi, che sono
importantissimi per la ricostruzione del crimine.
La raccolta d'informazioni è un elemento imprescindibile di questa procedura,
che purtroppo nei casi di violenza non è effettuato con precisione. E,
quando si parla di questo genere di reati, errori come quelli di cui sopra
non sono rimediabili.
Bisogna considerare d'altronde, che gli stessi operatori spesso restano
emotivamente coinvolti dalle situazioni che si trovano ad affrontare,
diventando vittime a loro volta (vittime di secondo grado). La conseguenza
più frequente è un rigurgito di violenza e rigidità, che a loro volta
i singoli agenti riproducono nella loro vita privata.
Pertanto si è ritenuto opportuno organizzare un addestramento specifico
che tenga conto di tutti questi fattori, volto prevalentemente a prevenire
che una situazione di rischio possa ulteriormente peggiorare.
La crescita delle segnalazioni ha indotto le stesse forze dell'ordine
ad interessarsi maggiormente al tema della violenza sulle donne, richiedendo
esse stesse una maggiore competenza al riguardo. Sono state, infatti,
costituite delle unità specialistiche soprattutto per intervenire nei
casi di violenza carnale.
La parola passa a Vittoria Tola, rappresentante
per le Politiche Sociali del Dipartimento per le Pari Opportunità.
La presenza di Vittoria Tola è un riferimento importante per le relatrici
e per le presenti, in quanto fornisce una rara opportunità di confronto
con le istituzioni.
Non a caso, il suo intervento si apre in riferimento alle azioni del Ministero
per le Pari Opportunità. Vittoria Tola ammette che non sono molte le iniziative
e le azioni attivate del Ministero, ma non si tratta di un'assoluta inattività.
Qualcosa viene fatto. La promozione della ricerca dell'Istat ne è un esempio
chiaro, soprattutto se si considera l'impatto sulla visibilità del fenomeno
e della sensibilizzazione della società e delle istituzioni.
D'altronde soprattutto per quanto concerne la violenza sulle donne, l'operato
del Ministero non è facilmente palese. Di conseguenza, vengono portate
avanti iniziative singole e scollegate tra loro, spesso in concomitanza
di celebri ricorrenze. Il risultato è la mancanza di un punto di riferimento
chiaro e distinto.
Il livello della tolleranza culturale e dell'accettazione di tutti i tipi
di violenza operati contro le donne è il vero problema, perché fortemente
strutturata e radicata all'interno della società.
Non esiste un'attenzione generica e complessiva su questo genere di violenza
perché tuttora comunemente si pensa che sia un problema della singola
donna, piuttosto che di un fenomeno molto più ampio. Occorre una risposta,
quindi, da parte della società per l'elaborazione di soluzioni anche e
soprattutto politiche.
La parola passa alla rappresentante della Commissione per le Pari Opportunità,
signora Tavassi.
L'intervento della Tavassi è focalizzato sulla prostituzione coatta, che
soprattutto negli ultimi anni è esplosa con gravi forme di sfruttamento
e violenza.
Stiamo assistendo ad una vera e propria "tratta delle bianche", soprattutto
dai Paesi dell'ex blocco comunista, ma non solo.
Occorre elaborare delle soluzioni giuridiche, sociali, culturali esistenziali.
Ma soprattutto occorre intervenire sull'opinione pubblica, affinché sia
correttamente a conoscenza del fenomeno.
La partecipazione delle donne è fondamentale per raggiungere risultati
importanti e duraturi, opponendo contro un crimine che è contro la dignità
della donna, la cultura dell'accoglienza, della valorizzazione della persona
e dell'assistenza.
In quest'ottica, il ministero per le Pari Opportunità ha creato un tavolo
interministeriale, che ha dato spazio e risalto anche alle associazioni
ed organizzazioni, che sono a contatto diretto con le vittime, per coinvolgere
tutte le operatrici e gli operatori del settore.
La parola passa a Marcella Lucidi, Componente
della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Le istituzioni stanno portando avanti un discorso di riconoscimento della
soggettività giuridica e di affermazione dei diritti della donna.
Un'operazione necessaria, poiché oggi si assiste ad una continua violazione
e disconoscimento di tali diritti: ci sono dei veri e propri ostacoli,
in tutte le sedi, anche di natura giuridica.
Nonostante il notevole impegno, i risultati non sono sempre gratificanti
per diverse ragioni.
In primo luogo, a causa delle metodologie operative e comunicative in
atto in e tra le istituzioni.
In secondo luogo a causa della scarsa presenza femminile nelle istituzioni.
Sul tema specifico della violenza sulle donne, sono evidenti le carenze
di cui sopra, soprattutto in quanto le leggi non tengono conto se non
marginalmente della vittima di questo genere di violenze, la donna, impedendole
in questo modo di affrontare un percorso giuridico da sola.
D'altronde, bisogna anche tener conto che una legge da sola non è in grado
di risolvere i conflitti sociali. Può essere un valido strumento, è vero,
ma deve essere inserito in un contesto sociale e culturale di supporto,
per espletare tutta la sua efficacia.
La parola passa a Maria Grazia Lentini, autrice
del libro: "Eclissi d'Amore", presentato al pubblico l'estate scorsa.
La giornalista ha trascorso molti anni negli archivi giudiziari, alla
ricerca di sentenze che prevedessero la condanna dell'uomo autore di violenza
contro una o più donne. Sebbene Maria Grazia Lentini sia andata molto
indietro nelle sue ricerche, nel libro sono raccolte quelle ricomprese
nell'arco di tempo 1920-91.
Un lavoro appassionato, che si riflette anche nelle parole che la giornalista
pronuncia nel suo intervento. Le sentenze di colpevolezza non vogliono
essere un j'accuse sterile contro il mondo maschile, ma soltanto la prova
evidente del fatto che la violenza perpetrata nei confronti delle donne
è storia antica e documentata.
Maria Grazia Lentini apre il suo intervento spiegando le ragioni, che
l'hanno portata a chiamare il suo libro "Eclisse d'Amore". Quando la violenza
si abbatte sulle donne, l'amore svanisce e s'infrange anche il sogno che
possa tornare magari, un giorno.
Sono ancora pochi purtroppo coloro che credono a questa realtà ed alla
sua diffusione in tutta la società Per questo il messaggio che il libro
vuole mandare è che la colpevolezza di un uomo sussiste tutte le volte
in cui costui abusa di un potere.
Il messaggio che deve passare è che l'uomo violento non può avvalersi
di alcun diritto.
Il passare dei decenni non ha modificato questa situazione sotto il punto
di vista giuridico e sociale. Si può soltanto registrare un relativo aumento
delle denunce, che comunque non permette di fare una stima reale delle
dimensioni del fenomeno.
Uno scrosciante applauso fa seguito alla conclusione dell'intervento di
Maria Grazia Lentini.
Daniela Brancati manda alle ospiti presenti i saluti e le congratulazioni
del ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri, e del ministro degli
Affari Sociali Livia Turco.
La parola passa a Tina Leonzi, Presidente del
Movimento Italiano Casalinghe (MO.I.CA. Ong).
La violenza sulle donne è un fenomeno diffuso e variegato, sul quale non
si può e non si deve gettare un'ombra.
Non solo, quindi, è necessario parlarne, ma anche farlo con competenza,
tenendo conto di tutte le sfaccettature di questo triste fenomeno.
Non sempre la violenza sulle donne assume la forma di quella fisica. Ma
spesso viene esercitata in modo più astuto, ma non per questo meno avvilente
ed umiliante. E' il caso della violenza psicologica o della violenza economica,
che privano la donna delle proprie risorse personali e dei mezzi economici
indispensabili per sottrarsi alla prevaricazione ed alla sopraffazione
della propria persona.
La MO.I.CA. ha promosso l'elaborazione di un campionario sulla violenza
contro le donne, per poter individuare gli strumenti più giusti, atti
ad arginare questo fenomeno drammatico.
Con Tina Leonzi si chiudono gli interventi delle relatrici.
Data la complessità e l'importanza delle materie trattate, le organizzatrici
hanno previsto la possibilità di aprire un dibattito cui il pubblico potesse
partecipare per arricchire ulteriormente, con le esperienze singole e
proposte, i contenuti di questo incontro.
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