10 Ottobre 2009
amministratore
ALCIDE DE GASPERI
(Pieve Tesino, Trento, 1881 - Sella di Valsugana, Trento, 1954)
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Uomo politico italiano. Laureatosi in filosofia all'università di Vienna, svolse l'attività di direttore della Voce cattolica (1905), organo della diocesi di Trento, poi trasformato nel Trentino (1906). Entrato nell'Unione politica popolare, la democrazia cristiana austriaca, fece parte (1909) del consiglio comunale di Trento, e fu eletto al parlamento austriaco (1911) e poi anche consigliere alla dieta di Innsbruck (1914), battendosi a favore dei diritti degli Italiani soggetti all'Austria. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale la sua posizione si fece molto delicata: favorevole al neutralismo, si recò più volte a Roma per sondare l'opinione dei governanti italiani circa il Trentino. Nel 1917, alla riapertura del parlamento austriaco, parlò a favore dei profughi, confinati, internati italiani, proclamando nel 1918 la volontà delle popolazioni italiane di riunirsi alla madrepatria (a questo fine aveva partecipato alla fondazione del Fascio nazionale italiano). Divenuto cittadino italiano, aderì subito al partito popolare, presiedendo a Bologna il suo primo congresso (1919). Entrato nella direzione del partito (1921), fu eletto deputato per il collegio di Trento (1921). Presidente del gruppo parlamentare del partito, si oppose con don Sturzo, nel 1922, al ritorno di Giolitti. Accettò il primo governo Mussolini, sperando in una pacificazione nazionale, ma entrò presto in violenta polemica col capo del governo, in occasione delle leggi che minavano l'autonomia del Trentino (1923) e soprattutto in occasione della legge elettorale maggioritaria del 1924. Dopo che don Sturzo fu costretto a dimettersi (1923), De Gasperi fu chiamato alla segreteria del partito che guidò dopo il delitto Matteotti. Colpito da una campagna denigratoria dei fascisti, riuscì a indire il quinto e ultimo congresso del partito popolare (Roma, 1925), in cui accentuò la propria intransigenza antifascista, guadagnandosi un ammirato articolo di Gobetti su Rivoluzione liberale. Dopo lo scioglimento del partito popolare, fu trovato con documenti falsi in viaggio per Trieste, e fu arrestato e condannato a sei anni di reclusione, poi ridotti a quattro (1926). Graziato nel 1928, venne assunto (1929) alla Biblioteca vaticana, dove iniziò a collaborare ad alcuni giornali. Dal 1942 cominciò a prender parte alle riunioni clandestine di esponenti dei partiti antifascisti, preparando il documento poi conosciuto come Idee ricostruttive della democrazia cristiana, atto di nascita del nuovo partito cattolico. Membro attivo del CLN, si mise subito in luce per il senso di moderazione, per l'avversione alle dirette pressioni popolari, allo sbandieramento delle ideologie, e per capacità di affrontare i problemi concreti. Rifugiatosi in Laterano durante l'occupazione nazista, continuò un'intensa attività politica, proclamandosi contrario a suscitare il problema istituzionale prima della liberazione. Segretario della DC nel 1944, ministro nel primo gabinetto Bonomi (1944), diventò ministro degli esteri nel secondo gabinetto Bonomi (1944-1945), dopo aver respinto la proposta di un governo tripartito di democristiani, socialisti e comunisti. La sua abile politica di compromesso, su cui prevaleva tuttavia il senso della continuità dello Stato e delle istituzioni, lo fece emergere nella continua polemica tra i partiti del CLN. Respinto il tentativo dei socialisti di assumere la guida di un nuovo governo, entrò, ancora come ministro degli esteri, nel ministero Parri (1945) affrontando i difficili rapporti con gli Alleati. Dopo il referendum per la repubblica, gli fu riaffidato il governo dal presidente provvisorio De Nicola, e si recò allora alla conferenza della Pace sostenendo i diritti italiani con grande dignità e fermezza. Con un viaggio negli USA (1947) ottenne aiuti molteplici, ma provocò il risentimento del ministro degli esteri Nenni che si dimise. Ricomposto un governo d'emergenza tripartito (DC, PSI, PCI), con Sforza agli esteri, diede una nuova prova del suo realismo accettando di firmare il trattato di pace (10 febbraio 1947), avversato da molti per le gravi clausole che conteneva. Le vicende internazionali attraverso le quali si vennero delineando due blocchi di potenze contrapposti ebbero come conseguenza in Italia la crisi di governo. L'approvazione della costituzione repubblicana (22 dicembre 1947), la ratifica del trattato di pace, l'approvazione del piano Marshall furono gli atti principali del ministero, che dovette contemporaneamente affrontare vari scioperi e manifestazioni popolari organizzati dalle forze della sinistra. Dopo le elezioni dell'aprile 1948, De Gasperi volle presiedere un ministero di coalizione quadripartita (DC, PSLI, PRI e Blocco nazionale liberale). Egli dava ormai alla politica italiana un sempre più vasto respiro internazionale, con la partecipazione, duramente avversata dalla sinistra, al Patto atlantico (1949) e all'OECE. All'interno, il quinto ministero De Gasperi attuò la riforma agraria e tributaria, l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno e dell'INA-casa per la ricostruzione edilizia. De Gasperi accentuò in questi anni anche il proprio impegno europeistico, segnalandosi sempre più come uno dei leader delle istituzioni comunitarie. Alla fondazione della CECA fu il primo presidente della sua assemblea. Ripose poi molte speranze nella CED, in cui vide lo strumento migliore per il superamento dei nazionalismi e dei vecchi conflitti in seno al mondo occidentale. Le elezioni del 1953, regolate da una legge elettorale maggioritaria, largamente avversata in parlamento e nel paese, videro una diminuzione di voti della DC. Per il rifiuto dei socialdemocratici di ricostituire il quadripartito, De Gasperi tentò un ministero monocolore che non riuscì però a ottenere la maggioranza. Le ultime sue preoccupazioni furono per la CED, che infatti venne respinta dall'Assemblea nazionale francese dieci giorni dopo la sua morte. |