10 Ottobre 2009
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PIETRO BADOGLIO
(Grazzano Monferrato, ora Grazzano Badoglio, 1871-1956)
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Marchese del Sabotino, maresciallo d'Italia e uomo politico. Dopo una brillante carriera militare in Eritrea (1896-1897) e in Libia (Zanzur, 1912), fu, all'inizio della Prima Guerra Mondiale, tenente colonnello, poi, capo di Stato Maggiore, diresse personalmente l'attacco e la conquista del Sabotino (maggio 1916), ricevendo la promozione a generale per merito di guerra. Divenne quindi uno dei più stretti collaboratori del maresciallo Diaz come sottocapo di Stato Maggiore dell'esercito. Nonostante le critiche di cui fu oggetto, allora e poi, continuò a occupare posti di grande responsabilità. Il 15 novembre 1935 assunse il comando supremo delle forze impegnate nella guerra d'Etiopia, e condusse rapidamente a termine la campagna fino all'entrata delle truppe italiane in Addis Abeba (maggio 1936). Nominato viceré d'Etiopia e duca di Addis Abeba, ritornò in Italia come un trionfatore. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale fu contrario all'entrata in guerra, ma ciononostante mantenne le funzioni di capo di Stato Maggiore generale, negoziando l'armistizio con la Francia. Il 25 luglio 1943, il re Vittorio Emanuele III lo chiamò a formare il ministero dopo l'arresto di Mussolini. Nei quarantacinque giorni di governo fino all'8 settembre, mantenne un contegno ambiguo tenendo a bada i Tedeschi e negoziando al tempo stesso con gli Alleati un armistizio poi firmato a Cassibile (3 settembre) e reso inaspettatamente noto il pomeriggio dell'8 settembre 1943, su pressione del generale Eisenhower. Allora Badoglio si ritirò con il re a Brindisi, emanando ordini confusi e contraddittori di fronte all'inevitabile reazione tedesca, mentre il paese cadeva nel caos. Il 13 ottobre 1943 dichiarò guerra alla Germania, dopo aver firmato a Malta un secondo armistizio (29 settembre: 'armistizio lungo'). Avversato dai rappresentanti dei partiti antifascisti come esponente della vecchia classe politica e militare, riuscì con vari rimaneggiamenti a far durare il proprio ministero tecnico fino al 22 aprile 1944, quando poté costituire un gabinetto su più larghe basi. Dopo la liberazione di Roma, fu sostituito (giugno 1944) da Ivanoe Bonomi, capo del CLN, e si ritirò a vita privata. Badoglio non seppe unire al brillante passato militare altrettanta abilità politica, allorché si trovò a reggere la nazione in un momento difficilissimo; queste stesse difficoltà, peraltro, contribuirono a rendere più gravi e drammatiche le conseguenze delle sue esitazioni e dei suoi errori. |