LUIGI XIV il Grande, detto il Re Sole
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

LUIGI XIV il Grande, detto il Re Sole

LUIGI XIV il Grande, detto il Re Sole (Saint-Germain-en-Laye 1638 - Versailles 1715) Re di Francia (1643-1715).


(Saint-Germain-en-Laye 1638 - Versailles 1715)

Re di Francia (1643-1715). Primogenito di Luigi XIII e di Anna d'Austria, regnò fino al 1651, anno in cui entrò nella maggiore età, sotto la reggenza della madre, alla quale dovette soprattutto la propria educazione religiosa; e fino al 1661 sotto il governo effettivo del cardinale Giulio Mazzarino, tutore paterno e lucido, che gli inculcò le nozioni pratiche necessarie a un re per ben governare.
Visse fino al 1649 al Palais-Royal, donde, nella notte del 6 giugno, divenute pericolose le agitazioni frondiste, venne fatto fuggire a Saint-Germain: quella fuga e la vita errabonda della corte durante la Fronda gli lasciarono una profonda diffidenza nei confronti dei Parigini, del parlamento e dei Grandi, ai quali ultimi non affidò mai cariche politiche. Insediatosi al Louvre il 21 ottobre 1652 (e cioè dopo la fuga del Gran Condé a Bruxelles), ebbe per governatore il maresciallo di Villeroi, e due precettori dai quali apprese pochissimo: paradossalmente, il 'gran secolo' fiorì nel segno d'un re di scarsa cultura. Il 9 giugno 1660 sposò, a suggellare il trattato dei Pirenei (1659), l'infanta Maria Teresa d'Absburgo-Spagna, la quale rinunciò ai diritti sull'eredità spagnola in cambio di una dote di 500.000 scudi d'oro che non le venne mai versata. Il 10 marzo 1661, ossia il giorno successivo alla morte di Mazzarino, convocò il cancelliere Séguier e il Consiglio per significar loro il divieto di decidere o intraprendere alcunché senza avergliene prima riferito. Iniziò da quel momento il suo regno personale: una sorpresa per tutti, perfino per la madre. Invero di quel giovane sovrano silenzioso, apparentemente apatico e dedito soprattutto agli amori più o meno facili (serio, peraltro, era stato quello per Maria Mancini, nipote di Mazzarino), si ignoravano l'intimo vigore, l'eccezionale capacità di lavoro, le ambizioni smisurate, il senso dello Stato della responsabilità, della regalità. Diversamente dal padre, si rivelò, come il nonno, Enrico IV, un gaudente: le sue grandi favorite si chiamarono Louise de La Vallière, che gli diede quattro figli, e la marchesa di Montespan, che gliene diede otto (gli uni e gli altri, poi legittimati), mentre dalla regina ebbe un solo erede, il Gran Delfino, cui sopravvisse. Nonostante le esortazioni di Bossuet, del père La Chaise e della Maintenon, considerò sua norma l'adulterio; ma nel 1684, vedovo, mirò ad assicurarsi la salute eterna sposando, morganaticamente, la 'Messaggera della Provvidenza': la Maintenon. Equilibrato, riflessivo, sempre padrone di sé, prudente, prediligeva le intelligenze limpide e analitiche: di qui la fortuna di Jean-Baptiste Colbert; ma tanta e orgogliosa fiducia aveva in sé da ritenersi convinto della propria 'infallibilità': 'Solo la prudenza del principe forma i buoni ministri'. Di qui l'intimo isolamento, di cui testimonia il consiglio al futuro Filippo V di Spagna, suo nipote: 'Non affezionatevi mai a nessuno'; di qui l'amaro, anzi drammatico, egotismo: 'Mi sembra che mi si privi della mia gloria quando altri può ottener gloria senza di me'. Persuaso della natura divina del suo potere (credenza codificata in dogma da Bossuet nel trattato Politica e desunta dalla Sacra Scrittura), ebbe dell'autorità monarchica un concetto quasi faraonico: 'La volontà di Dio è che chiunque nasca suddito ubbidisca senza discernimento'.

 

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