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10 Ottobre 2009 amministratore

AUGUSTO (Caio Giulio Cesare Ottaviano)


(Roma 23 settembre 63 a.C. - Nola 19 agosto 14 d.C.)

Fondatore dell'Impero romano. Figlio del plebeo Caio Ottavio e della nobile Azia (nipote di Cesare per parte di sorella), si chiamò dapprima come il padre, poi, in seguito all'adozione da parte del prozio Cesare, divenne Caio Giulio Cesare Ottaviano, quindi, dal 40 a.C., Imperatore Cesare Ottaviano e, infine, dal 27 a.C., con il riconoscimento del carattere sacro del suo potere, Imperatore Cesare Augusto.

Sposò dapprima Claudia, poi Scribonia, da cui ebbe (40 a.C.) Giulia (33), infine, nel 38 a.C., Livia Drusilla (41). La sua straordinaria carriera politica iniziò con la morte di Cesare: da Apollonia, in Illiria, dove si trovava, venne a Roma, fermamente deciso ad assumere l'eredità del padre adottivo.

Poco conosciuto, non ancora diciannovenne, di salute delicata, da principio non suscitò gran timore nei due partiti che al tempo si contendevano il predominio di Roma: quello di Antonio, che pretendeva la successione di Cesare, e quello dei congiurati e del senato.
Ben presto s'inserì nella difficile situazione politica, e, usando di un'abilità fatta di calcolo e di coraggio, di spregiudicatezza e di rispetto della legalità, riuscì a imporre la sua personalità.

Ma il suo intento non era quello di sostenere gli uccisori di Cesare: così si avvicinò ad Antonio e, dopo essersi fatto attribuire con la forza il consolato e aver iniziato il processo contro gli assassini del padre adottivo, formò con Antonio e Lepido il secondo triumvirato (43 a.C.).
In pieno accordo, i triumviri intrapresero allora l'annientamento dei loro avversari: in Italia con feroci persecuzioni; in Grecia e in Macedonia, dove si erano rifugiati i repubblicani, con la guerra. Presso Filippi ebbero luogo due scontri successivi a essi favorevoli: Cassio si uccise dopo il primo, Bruto dopo il secondo (42 a.C.).

Ma Ottaviano considerò la sistemazione provvisoria, e, mentre Antonio si screditava, favorendo le ambizioni di Cleopatra, Ottaviano rafforzava la sua posizione. Ed una volta divenuto padrone dell'Italia e delle province occidentali, si preparò con abilità per lo scontro risolutivo con il rivale. Politicamente, nel 32 a.C., sottopose il senato, l'Italia e le province ad un giuramento speciale che lo costituiva capo supremo dell'Occidente, e lo nominava console per l'anno dopo; psicologicamente, organizzò una campagna propagandistica che presentava Antonio come nemico della patria; militarmente, aumentando le forze di terra e di mare.

La guerra, formalmente presentata come una guerra nazionale contro Cleopatra, si risolse ad Azio con la sconfitta e la fuga di Antonio, mentre la vittoria assicurò a Ottaviano la signoria sul mondo e a Roma l'annessione dell'Egitto (30 a.C.) al suo dominio.

Ristabilita alfine la pace, Ottaviano, stretto tra la necessità di un potere personale e l'impossibilità di instaurare un regime come quello monarchico, odiato dai Romani, gettò le basi di un nuovo ordinamento statale.

Ispirato dall'esempio di Cesare, che aveva dimostrato che per esercitare la sovranità in Roma era indispensabile mantenere esteriormente le istituzioni repubblicane, Ottaviano rifiutò di accettare qualsiasi magistratura straordinaria, dittatura o consolato a vita, e fondò un nuovo tipo di regime, il principato, in cui derivava la sua autorità dal titolo vago di princeps, riunendo in sé le funzioni e le prerogative di diverse magistrature contemporaneamente, con potere più ampio di quello normale.

Nel 40, cambiò il nome della sua carica in Imperator, e, nel 36, ricevette dal popolo la potestà tribunizia limitatamente al diritto di inviolabilità (sanctitas), nel 33, fu nominato console, nel 28 si fece attribuire il titolo di princeps senatus, che gli dava dignità superiore a quella degli altri senatori; infine, alla morte di Lepido, divenne pontefice massimo (12 a.C.).
L'anno 27 a.C. segnò una svolta decisiva per il nuovo regime. Il 16 gennaio del 27 a.C., in segno di riconoscenza, il senato conferì ad Ottaviano il titolo di Augusto (caro agli dei), che conferiva alla sua persona un carattere sacro. Egli ormai, accumulando nella sua persona i poteri politici, religiosi e giudiziari, era in realtà signore assoluto dell'Impero

Con calcolata modestia, durante la vita non permise mai che gli fossero innalzati templi, se non in Oriente. dopo la sua morte il senato, rendendogli gli onori dell'apoteosi, lo divinizzò, e il suo culto, associato a quello della dea Roma, divenne il legame morale e politico di tutto l'Impero.

 
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