cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

CAIO SEMPRONIO GRACCO


(154 circa - 121 a.C.)

Tribuno della plebe, fratello di Tiberio Sempronio. Oratore brillante, fu educato secondo i princìpi liberali della propria nobile tradizione familiare. Continuò l'opera riformatrice del fratello Tiberio, aggiungendovi concretezza ed una più ampia visione dei problemi.
Membro del triumvirato per l'attuazione della legge proposta dal fratello, nel 126 venne inviato come questore in Sardegna. Con la sua politica cercò abbattere il predominio dei nobili e di inserire nello Stato le forze popolari, la classe dei cavalieri e gli Italici; e cercò di risolvere la crisi economica e sociale dell'Impero, attraverso lo spostamento e la creazione di nuove colonie, l'assistenza pubblica ed i grandi lavori stradali.
Con una legge agraria (Lex Sempronia II) decretò la continuità dell'assegnazione dell'agro pubblico; con una legge frumentaria sancì che la vendita del grano ai nullatenenti avvenisse ad un prezzo inferiore e con quella de coloniis deducendis sfollò dalla capitale i proletari e dalle campagne i braccianti disoccupati, facendo loro la fondare nuove colonie.
Con l'introduzione dei comizi tributi (rappresentanti del popolo) e con l'assegnazione delle province, l'opera rivoluzionaria di Caio Gracco poteva dirsi compiuta. La riforma più ardita, fu la concessione della cittadinanza romana ai Latini e latina agli Italici, che egli propose, nel maggio del 122, e fu la sua rovina.
L'opposizione al suo disegno di legge trovò concordi il senato, la maggior parte dei cavalieri e pressoché tutta la plebe, egoisticamente gelosa dei propri privilegi. I nobili gli gettarono contro il collega Livio Druso ed il triumviro Papirio Carbone.
Caio perse molta della sua popolarità e non fu rieletto. Inoltre, nel giorno in cui si presentò in Campidoglio, per difendere dinanzi all'assemblea del popolo la sua legge, scoppiò un grave tumulto tra le parti avverse. Il senato proclamò allora lo stato di emergenza (senatus consultum ultimum), mentre Caio si ritirava con i suoi fedeli sull'Aventino dove, venne attaccato dalle truppe del console Opimio, e, sopraffatto, fuggì al di là del Tevere, dove, secondo la tradizione più accreditata, si fece uccidere da un servo, nel bosco delle Furie. Con lui morirono anche circa tremila cittadini, vittime di una repressione feroce.
Riabilitato dalla critica storica moderna, Caio Gracco fu uno dei politici più lucidi e originali del mondo romano, che seppe cogliere con chiarezza i gravi problemi della società del tempo e indicarne la soluzione in riforme concrete e attuabili.

 
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