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Figura dominante del Risorgimento Italiano, mazziniano e iscritto alla Giovine Italia. Combatté per il Rio
Grande do Sul, dove conobbe Anita, che poi sposò.
A Montevideo, formò la Legione Italiana, adottando l'eroica camicia rossa.
In occasione della guerra tra Carlo Alberto e l'Austria, vistosi negare la sua offerta d'aiuto, accettò il
comando dei volontari del Governo provvisorio di Milano. Saputo dell'armistizio di Salasco, non depose
comunque le armi, sconfiggendo gli Austriaci a Morazzone, nonostante ciò, fu costretto a ritirare le truppe,
varcando il confine svizzero.
Nel 1848 a Roma si batté per la difesa della Repubblica.
Nel 1854 si stabilì a Caprera, mantenendo comunque rapporti epistolari con i patrioti italiani.
Scoppiata l'insurrezione a Palermo, sbarcò a Marsala con Mille uomini; vinse numerose battaglie: a
Catalifimi, a Palermo, a Milazzo. Giunto a Napoli annientò i Borbonici al Volturno.
A Teano, Garibaldi offrì a Vittorio Emanuele II il regno conquistato, informandolo dell'annessione del
Regno delle Due Sicilie alla monarchia sabauda, quindi tornò a Caprera.
Ritentò l'impresa dei Mille per la conquista di Roma, ma sull'Aspromonte fu bloccato dall'esercito regio e
arrestato. Liberato in seguito ad una amnistia, trascorse alcuni anni a Caprera.
Nel 1866 partecipò alla guerra contro l'Austria, riportando alcune vittorie. Nel 1867 entrava a Roma con
9000 volontari e a Mentana, trovatosi di fronte le truppe francesi, dovette ritirarsi. Arrestato fu condotto a
Caprera. La liberazione di Roma avvenne nel 1870, ma senza le Camicie Rosse.
Dopo la sconfitta francese si dedicò alla vita politica. Sposò nel 1880 Francesca Armosino dalla quale
ebbe tre figli. Morì nel 1882.
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