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Figlia di Luisa Brancaccio e di Giovan Michele di Morra, barone di Favale, in Basilicata, Isabella di Morra morì giovanissima. Unica degli otto figli ad aver manifestato una propensione per la letteratura, non ebbe il supporto paterno nella sua educazione, a causa dei continui problemi politici legati alla difesa del suo dominio. Crebbe nella remota regione del Valsinni, in Basilicata, lontana dagli altri signori di campagna e dalla cultura. Portando avanti i suoi studi, con un insegnante privato, sviluppò, grazie all'isolamento, uno stile poetico del tutto originale, che la rende unica nel panorama secentesco.
Isabella di Morra ebbe il tempo di scrivere dieci sonetti e tre "canzoni", i cui temi ricorrenti sono l'isolamento e il desiderio di potersi confrontare con altri letterati.
La sua vita venne, infatti, prematuramente compromessa dalla violenza dei propri fratelli. Isabella aveva infatti iniziato segretamente una corrispondenza con il signore confinante Don Diego Sandoval di Castro, aiutata dalla complicità del suo insegnante. I fratelli della poetessa, il cui controllo su di essa sfiorava la reclusione totale, sospettarono la giovane di tramare qualcosa. Intercettato l'insegnante, che consegnava le lettere, lo uccisero, ed in un moto di rabbia, tornati a casa, colpirono furiosamente Isabella, fino a farla morire. Venuto a conoscenza dei fatti, Don Diego si procurò una scorta che lo proteggesse, ma i fratelli di Isabella gli prepararono un'imboscata e lo uccisero. Obbligati a lasciare il regno, si rifugiarono in Francia, dove uno divenne prete e l'altro si sposò.
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