CATERINA PERCOTO

15 marzo 2010
 
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CATERINA PERCOTO


(1812-1887)

Nata a Soleschiano sul Natisone in Friuli, da una nobile famiglia di avvocati, artisti e uomini di lettere, fu l'unica bambina di sette figli. Alla morte del padre, nel 1821, la sua famiglia si spostò ad Udine, e lei fu mandata nel convento di Santa Chiara, a scuola dalle suore. Da questo periodo, nacque nella scrittrice la forte avversione per l'educazione monacale delle donne, tema che Caterina Percoto difese per tutta la vita. Nel 1929, lasciò il convento e, nel 1936, tornò con la sua famiglia in Friuli.
La carriera letteraria di Caterina Percoto ha inizio nel 1840, con la traduzione di uno dei suoi testi preferiti. In seguito, pubblicò molti racconti, incoraggiata dall'editore triestino Dall'Ongaro, che divenne il suo mentore. Immersa nei paesaggi friulani, supervisionando al lavoro nei campi e alla coltura dei bachi da seta, ritrasse nelle sue opere lo stagnante mondo di povertà del Friuli, sotto il dominio austriaco.
Ma con la prima guerra d'indipendenza, del 1848, i suoi scritti divennero politicamente più impegnati, e racconti come La donna di Osoppo e La coltrice nuziale, riscossero un grande successo negli ambienti patriottici. Negli anni '50, inoltre, iniziò a scrivere in dialetto friulano, e dopo due anni di trattative, con l'editore Le Monnier, il quale temeva che i titoli in friulano avrebbero infastidito gli Austriaci, nel 1863 uscirono due volumi di racconti.
Seguì un periodo difficile per la scrittrice, con i problemi economici legati alla povertà del Friuli, e con la morte della madre, nel 1854, e quindi, con il trasferimento a Milano. La solitudine della scrittrice aumentò con la morte di altri suoi amici, così nel 1871, accettò il posto di ispettrice scolastica e si trasferì a Roma, dove morì nel 1887.

 


 
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