SIBILLA ALERAMO (RINA FACCIO)
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

SIBILLA ALERAMO (RINA FACCIO)

Sodalizio: [vc. dotta, dal lat. sodaliciu(m) 'confraternita', da sodalis 'sodale'; a. 1321] s. m. Associazione, società - Sodalizio sportivo, società sportiva.


(1876-1960)

Scrittrice e giornalista. Prima di quattro figli, nacque dal professore di scienze Ambrogio Faccio e da Ernesta, una casalinga. Nel 1888, la sua famiglia si trasferì da Milano in un piccolo paese delle Marche, dove Ambrogio diresse una fabbrica di vetro. Impiegata come bibliotecaria, nella fabbrica, all'età di sedici anni dovette sposare Ulderico Pierangeli, un operaio della fabbrica, che la aveva violentata.
Risentendo sia dell'instabilità mentale della madre, sia della costrizione di un'unione sfortunata, ad un certo punto tentò il suicidio, e per il resto della sua lunga vita ebbe continui sbalzi depressivi. La scrittura divenne l'unica fuga di questa donna sensibile e brillante. Pur avendo ricevuto solo un'istruzione elementare, cominciò a collaborare con riviste femministe, e per tutta la vita scrisse recensioni di libri, critiche letterarie, studi sociologici e commenti sulla vita quotidiana.
Nel 1899, la sua reputazione era così grande, che le fu offerto di dirigere una rivista femminile a Milano, dove si era trasferita, per un breve periodo, con la famiglia di Pierangeli. Milano le aveva offerto una finestra sul mondo, così quando il marito la costrinse a tornare al paese, Rina prese la difficile decisione di abbandonare la sua famiglia ed iniziare una vita che le permettesse di affermarsi come persona. Distrutta dalla separazione dal figlio amatissimo, si trasferì a Roma nel 1902.
A Roma conobbe Giovanni Cena, direttore della rivista letteraria La Nuova Antologia, con il quale instaurò un sodalizio culturale e spirituale, durato sette anni. Fu durante questo periodo che Rina Faccio, guidata e supportata dal suo mentore e dagli altri intellettuali divenuti suoi amici, pubblicò il suo primo libro: Una Donna (1906). Con questo evento, Rina Faccio divenne Sibilla Aleramo, un nuovo nome per una nuova vita.
Alla fine della sua storia con Giovanni Cena, nel 1910, Sibilla iniziò un viaggio durato venti anni. In questo periodo, continuando a scrivere ed a collaborare con diverse riviste, la scrittrice attraversò tutta l'Italia e parte dell'Europa, alla ricerca dell'amore perfetto, che avrebbe dato un senso assoluto alla sua vita.
Nel 1928, però, orami ridotta sul lastrico tornò a Roma, dove finì i suoi giorni, dopo aver militato contro il Fascismo ed essersi innamorata per l'ultima volta del giovane Franco Matacotta, uno studente quarant'anni più giovane di lei. Leggenda del femminismo, Sibilla Aleramo si spense nel 1960, all'età di ottantatré anni, senza mai aver smesso di scrivere.

 

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