DONNE E LAVORO
Molte donne intraprendono
la strada della libera professione, per poter disporre più liberamente
del proprio tempo, per non incorrere negli inconvenienti sopra citati,
senza rinunciare alla propria realizzazione professionale.
Purtroppo, anche nel "mettersi in proprio", le donne incontrano
più difficoltà del dovuto, soprattutto quando non hanno
a disposizione le risorse necessarie, per avviare un'attività
imprenditoriale.
In questo caso, gli istituiti creditizi sono l'unica soluzione,
per il reperimento di finanziamenti. Il mondo dell'imprenditoria
italiana ha più volte ripetuto che la richiesta di un prestito,
o di un mutuo
viene difficilmente esaudita. Queste difficoltà si moltiplicano,
quando una donna cerca di ottenere un finanziamento, per mettersi
in proprio. Infatti, nei confronti delle donne c'è ancora
molta diffidenza nel mondo degli affari, e soprattutto nel mondo
finanziario.
Nella ricerca "Le leve del 2000", quasi tutte le imprenditrici
intervistate hanno denunciato questa situazione.
Il Parlamento, in parte, ha preso atto di questa realtà ed ha
varato una serie di misure, che incentivano l'imprenditoria giovanile,
ed in particolar modo l'imprenditoria femminile promulgando, ad esempio,
la legge 215/9. Attraverso questo provvedimento, si è agevolato
l'accesso alla formazione professionale imprenditoriale, soprattutto
in vista della riqualificazione professionale femminile. Tuttavia, è
emerso dai risultati del questionario "Donne ed Elezioni Europee",
per iniziativa della Consulta Femminile Regionale del Lazio, che occorre
elaborare ulteriori strumenti, per dare un maggiore sostegno all'imprenditorialità
femminile. In realtà ci sono moltissime imprenditrici di successo
in Italia, ma la maggior parte di esse gestiscono e/o dirigono aziende
di famiglia.
Il vero ostacolo all'imprenditoria femminile è per coloro che
intendono creare ex novo un'attività. In questo caso infatti,
è molto più difficile per una giovane imprenditrice (che
per un giovane imprenditore) acquisire un prestito, contattare fornitori
e consulenti. Le condizioni difficili dell'economia italiana accentuano
ancora di più questi problemi: la soluzione, pertanto, richiede
un intervento multidirezionale, volto da un lato a semplificare le procedure
amministrative e burocratiche, incrementare i servizi e dall'altro a
promuovere delle iniziative specifiche per le donne, che decidono di
avviare un'attività imprenditoriale.
Molti dei problemi sopra elencati potrebbero trovare una via d'uscita
attraverso la creazione di una rete informativa di donne ed inserendo,
a parità di merito con i colleghi, più donne nei luoghi
decisionali.
A livello europeo, la maggior parte dei fondi strutturali sono destinati
a sostenere e finanziare l'imprenditoria femminile e le azioni positive
nei confronti delle donne. Tuttavia, anche in questo caso, non si tratta
di provvedimenti risolutivi. Infatti, nelle aree più svantaggiate
della nostra penisola e dell'Unione Europea queste iniziative non hanno
una grande risonanza, poiché sono ostacolate dal fattore culturale.
Si tratta, naturalmente, di iniziative molto importanti, che forniscono
alle donne una base giuridica, che sostenga i loro progetti, e soprattutto
tuteli i loro diritti. Inoltre molti governi dei Paesi dell'Europa Nord
Occidentale sono stati messi in atto dei provvedimenti, che hanno influito
moltissimo sul peso delle donne nel loro contesto sociale, soprattutto
a livello decisionale. Ciò può costituire allo stesso
tempo un punto di riferimento ed un esempio positivo, per l'elaborazione
in Italia (e nell'Unione Europea) di soluzioni adeguate e durature di
tipo giuridico e non.