cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

EMIGRAZIONE NEL XX SECOLO

Gli anni immediatamente successivi al Secondo Conflitto Mondiale, vedono invece come mete privilegiate non più i Paesi d'oltreoceano, ma i Paesi europei: Germania, Svizzera, Francia, Belgio, che attraggono i lavoratori italiani, sia per il miraggio di un lavoro ben retribuito e di condizioni di vita più favorevoli, sia per la loro vicinanza geografica, rendendo più realizzabile un eventuale ritorno in Patria. Il fenomeno delle migrazioni delle masse, tuttavia, non riguarda soltanto spostamenti da uno Stato ad un altro e da un Continente all'altro, ma riguarda anche le varie Regioni che compongono uno stesso Paese, chiameremo questo tipo di migrazione: migrazione interna.

In Italia ad esempio, come in molti altri Paesi europei, possiamo definire due tipi distinti di emigrazione, quella che partiva dalle Regioni del Centro - Sud, economicamente depresse, alla volta delle Regioni del Centro - Nord, più ricche perché più industrializzate, e quella che da tutta l'Italia si diramava all'estero.

Le migrazioni interne in Italia, modeste nel periodo anteriore al 1902, che è peraltro l'anno dal quale si cominciano ad avere dati certi, sono andate da quel momento crescendo, se si eccettuano gli anni corrispondenti alle due guerre mondiali, fino a raggiungere il livello massimo nel 1962, con 2.196.000 unità; dopo tale data ha avuto inizio un lento declino.

 

 
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