EMIGRAZIONE ITALIANA DAL 1861 AL 1913
Il venire meno del vincolo fondiario, che lega l'emigrato al paese d'arrivo, e il diminuito costo dei trasporti favorirono una minore durata dell'espatrio: molti lavoratori decisero di investire i loro risparmi in Italia, prevalentemente in acquisto di terre o nella casa di proprietà . Questo carattere temporaneo, che già era dominante nell'emigrazione continentale e che cominciava ad estendersi a parte dell'emigrazione transoceanica, si ripercuote beneficamente sull'economia italiana, sia perché gli emigrati tornano, in genere con accresciute capacità di lavoro e di iniziativa e muniti di capitali accumulati all'estero, sia perché, contando di rientrare in patria, molti emigranti vi lasciavano le loro famiglie e ad esse provvedevano durante l'espatrio con l'invio di rimesse, quelle rimesse che contribuirono attivamente al saldo della bilancia dei pagamenti dell'Italia con l'estero.
L'emigrazione
italiana negli ultimi anni dell'anteguerra era ben diversa da quella
degli ultimi vent'anni del XIX secolo. Non si trattava più
di masse prive di appoggio, emigranti alla ventura in cerca di lavoro,
ma di masse guidate e assistite, e capaci alla loro volta di contribuire
al miglioramento delle condizioni economiche e sociali della patria.
L'emigrazione, ritenuta inscindibilmente connessa alla struttura economica
del Paese e al ritmo di accrescimento della sua popolazione, fu largamente
incoraggiata e protetta.
