DONNE E ISTITUZIONI
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

DONNE E ISTITUZIONI

LE QUOTE IN ITALIA ED IN EUROPA La partecipazione femminile alle cariche istituzionali, come è stato detto

LE QUOTE IN ITALIA ED IN EUROPA

La partecipazione femminile alle cariche istituzionali, come è stato detto nelle pagine precedenti, può essere promossa attraverso delle iniziative di carattere sociale (sensibilizzazione dell'opinione pubblica) ed iniziative di carattere legislativo.
In alcuni Paesi europei, accanto ad azioni di tipo culturale, sono state emanate delle disposizioni, che statuiscono delle regole ben precise, da applicare prevalentemente in sede elettorale. Non solo, queste norme sono inoltre applicabili in tutte le sedi politiche (soprattutto quelle rappresentative), nelle quali le donne sono rappresentate. Dunque, nei sindacati, nei partiti, nelle commissioni d'inchiesta, e così via dicendo, possono essere applicate leggi, che favoriscano la presenza delle donne.
Nella maggior parte dei casi, si è trattato di provvedimenti di natura provvisoria, volti ad accelerare il processo di cambiamento, innescato dalle campagne di sensibilizzazione sulla sottorappresentanza politica femminile.
Una volta raggiunti risultati soddisfacenti, ed avendo costatato che tali risultati sono duraturi, i provvedimenti in questione sono stati revocati. L'intento di una disposizione di questo genere è quello di rendere stabile e duratura una presenza femminile equilibrata a quella maschile nelle istituzioni. Conseguito quest'obiettivo, non vi sarebbe ragione, per il permanere di una regola, che preveda qualcosa, che dovrebbe essere parte integrante delle dinamiche di un sistema politico.
Va da sé, che la temporaneità di una legge di questo tipo è condizionata dalla capacità della società di assorbire ed interiorizzare un cambiamento così profondo, ed in alcuni casi radicale.
Per questo motivo, una legge di per sé non è sufficiente ad assicurare tale risultato. Occorrerebbe, quindi, puntare l'attenzione soprattutto su misure, che intervengano sul costume e sulla cultura della collettività. Infatti, in quei Paesi europei, dove sono state introdotte norme di questo tipo, l'azione legislativa è stata accompagnata e spesso preceduta da ripetute campagne di sensibilizzazione, che investivano tutti gli ambiti della vita dei cittadini.
Questa premessa è necessaria, per affrontare un argomento tanto controverso come quello delle quote. Se da parte delle autorità vi è stata una certa riluttanza all'introduzione di una legge, che prevedesse espressamente un percentuale di candidati o un numero di seggi parlamentari da riservare alle donne, dall'altra, è stata altrettanta la riluttanza di alcune organizzazioni femminili nell'accettare le quote, come soluzione alla sottorappresentanza femminile nella politica.
Il dibattito delle donne sulle quote si è trascinato per circa vent'anni senza approdare ad un approccio unitario sulla questione.
Si tratta, insomma, di un tema problematico, carico di contenuti ideologici.
In questa sede, però, l'obiettivo è quello di diffondere quante più informazioni sulle soluzioni possibili, da adottare per aumentare il numero di donne nelle istituzioni. Lasciando, quindi, a chi è più competente stabilire la liceità delle quote, qui ci limitiamo a descriverne le caratteristiche, allargando la prospettiva a tutte quelle misure legislative, che, pur non prevedendo espressamente delle quote, ne condividono lo spirito e l'intento.
L'applicazione delle quote può assumere delle caratteristiche differenti, secondo le sedi istituzionali in cui esse vengono introdotte. Ad esempio, anche se non sono definibile come quote, vi sono altri provvedimenti che hanno la stessa funzione: nelle liste dei candidati, si può introdurre un ordine alternato di donne o uomini. Oppure, riservare il 50% delle cariche politiche alle donne.

 

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