cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

DONNE E ISTITUZIONI

LA RAPPRESENTANZA POLITICA FEMMINILE NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA

La conquista dei diritti politici delle donne è storia recente in Europa. Soltanto in questo secolo le donne europee hanno avuto accesso alle istituzioni politiche nazionali.
Ancora oggi le donne sono però sottorappresentate nella politica nazionale dei paesi membri dell'Unione Europea. La situazione varia da paese a paese, ma ovunque si registra una presenza femminile nelle istituzioni decisamente bassa, o comunque non proporzionale alla popolazione femminile dello stato.
Sia nei paesi più avanzati sul tema delle pari opportunità, che nei paesi che solo recentemente hanno accolto il principio dell'eguaglianza di genere, le donne sono una presenza esigua nelle istituzioni politiche elettive.
Per quanto concerne le Camere Alte le donne sono presenti mediamente a livello europeo con un 25%, poco promettente dal momento in cui nel Senato italiano la percentuale scende vorticosamente all'8,19% e nel Sènat francese al 5,60%.
Nelle Camere basse la media europea scende al 19.3%, ma la rappresentanza femminile è distribuita in modo più omogeneo e consistente fra i paesi membri.
Solo cinque i paesi dove una donna è divenuta Presidente di una Camera Bassa: Italia, Germania, Regno Unito, Finlandia e Svezia.

(Edith Cresson, primo ministro francese nel 1991)

Nelle sedi nazionali il principio delle pari opportunità è stato accolto con un ampio consenso, ma non ha ancora trovato un riscontro oggettivo nelle istituzioni rappresentative.
Gli interventi politici a favore di una maggiore presenza femminile nelle istituzioni politiche elettive sono stati numerosi ma non incisivi, perché non sono intervenuti e non intervengono su quelli che sono le cause strutturali del problema.
Le donne candidate sono sensibilmente poche. Nelle liste, l'alternanza dei candidati inizia sempre con un candidato maschile, che tende ad aggiudicarsi la carica proprio in virtù di quella posizione. Inoltre l'assegnazione e la distribuzione dei collegi elettorali non sempre è equilibrata.
Nel corso delle campagne elettorali, le candidate fanno sporadiche apparizioni nelle campagne elettorali televisive e nei comizi.
All'interno dei Partiti, dei Sindacati e più in generale degli Organi rappresentativi a carattere elettivo le donne di rado occupano delle posizioni chiave, come hanno affermato esponenti femminili di diverse formazioni politiche.
Ma aldilà dei fattori più concreti, che costituiscono degli ostacoli reali alla partecipazione politica delle donne, c'è una causa più profonda.
Il modello delle democrazie europee è un modello che si ispira ad un pensiero politico di almeno due secoli fa. Due secoli fa le donne non erano considerate soggetti politici, né esistevano delle rivendicazioni in tal senso.
Da ciò ne deriva che le idee di uguaglianza, alla base degli ordinamenti democratici europei, sono concetti pensati per lo più al maschile.
Non stupisce dunque se, in sede comunitaria e nazionale, tra le numerose iniziative volte a promuovere le pari opportunità tra uomo e donna non siano state prese in considerazione misure per consolidare il ruolo delle donne nelle istituzioni politiche rappresentative.
Lo sviluppo economico e sociale dell'Unione Europea non può prescindere dalla partecipazione attiva delle donne alla gestione delle risorse umane e quindi alla politica.
Non dimentichiamo naturalmente le nostre deputate, ma neppure che le donne rappresentano più del 50% della popolazione europea. Nel pieno rispetto delle regole della democrazia si richiede quindi un'equa ripartizione della rappresentanza femminile all'interno delle istituzioni politiche rappresentative nazionali e comunitarie.
La tutela dei diritti umani non può prescindere dalla tutela dei diritti delle donne.

 
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