DONNE E ISTITUZIONI
| eleggibilità il diritto del cittadino di poter rappresentare altri cittadini. |
LA RAPPRESENTANZA POLITICA FEMMINILE NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA
La conquista dei diritti politici delle donne è
storia recente in Europa. Soltanto in questo secolo le donne europee
hanno avuto accesso alle istituzioni politiche nazionali.
Ancora oggi le donne sono però sottorappresentate nella politica
nazionale dei paesi membri dell'Unione Europea. La situazione varia
da paese a paese, ma ovunque si registra una presenza femminile nelle
istituzioni decisamente bassa, o comunque non proporzionale alla popolazione
femminile dello stato.
Sia nei paesi più avanzati sul tema delle pari opportunità,
che nei paesi che solo recentemente hanno accolto il principio dell'eguaglianza
di genere, le donne sono una presenza esigua nelle istituzioni politiche
elettive.
Per quanto concerne le Camere Alte le donne sono presenti mediamente
a livello europeo con un 25%, poco promettente dal momento in cui nel
Senato italiano la percentuale scende vorticosamente all'8,19% e nel
Sènat francese al 5,60%.
Nelle Camere basse la media europea scende al 19.3%, ma la rappresentanza
femminile è distribuita in modo più omogeneo e consistente
fra i paesi membri.
Solo cinque i paesi dove una donna è divenuta Presidente di una
Camera Bassa: Italia, Germania, Regno Unito, Finlandia e Svezia.
(Edith Cresson, primo ministro francese nel 1991)
Nelle sedi nazionali il principio delle pari opportunità
è stato accolto con un ampio consenso, ma non ha ancora trovato
un riscontro oggettivo nelle istituzioni rappresentative.
Gli interventi politici a favore di una maggiore presenza femminile
nelle istituzioni politiche elettive sono stati numerosi ma non incisivi,
perché non sono intervenuti e non intervengono su quelli che
sono le cause strutturali del problema.
Le donne candidate sono sensibilmente poche. Nelle liste, l'alternanza
dei candidati inizia sempre con un candidato maschile, che tende ad
aggiudicarsi la carica proprio in virtù di quella posizione.
Inoltre l'assegnazione e la distribuzione dei collegi elettorali non
sempre è equilibrata.
Nel corso delle campagne elettorali, le candidate fanno sporadiche apparizioni
nelle campagne elettorali televisive e nei comizi.
All'interno dei Partiti, dei Sindacati e più in generale degli
Organi rappresentativi a carattere elettivo le donne di rado occupano
delle posizioni chiave, come hanno affermato esponenti femminili di
diverse formazioni politiche.
Ma aldilà dei fattori più concreti, che costituiscono
degli ostacoli reali alla partecipazione politica delle donne, c'è
una causa più profonda.
Il modello delle democrazie europee è un modello che si ispira
ad un pensiero politico di almeno due secoli fa. Due secoli fa le donne
non erano considerate soggetti politici, né esistevano delle
rivendicazioni in tal senso.
Da ciò ne deriva che le idee di uguaglianza, alla base degli
ordinamenti democratici europei, sono concetti pensati per lo più
al maschile.
Non stupisce dunque se, in sede comunitaria e nazionale, tra le numerose
iniziative volte a promuovere le pari opportunità tra uomo e
donna non siano state prese in considerazione misure per consolidare
il ruolo delle donne nelle istituzioni politiche rappresentative.
Lo sviluppo economico e sociale dell'Unione Europea non può prescindere
dalla partecipazione attiva delle donne alla gestione delle risorse
umane e quindi alla politica.
Non dimentichiamo naturalmente le nostre deputate, ma neppure che le
donne rappresentano più del 50% della popolazione europea. Nel
pieno rispetto delle regole della democrazia si richiede quindi un'equa
ripartizione della rappresentanza femminile all'interno delle istituzioni
politiche rappresentative nazionali e comunitarie.
La tutela dei diritti umani non può prescindere dalla tutela
dei diritti delle donne.