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10 Ottobre 2009 amministratore

DONNE E ISTITUZIONI

LE DONNE NELLA POLITICA ITALIANA

Donne e rappresentanza politica

L'ingresso delle donne italiane nella politica è recente. Risale ad un decreto del 1 Febbraio 1945, che attribuiva alle donne italiane il diritto di eleggibilità (diritto del cittadino di poter rappresentare altri cittadini) e il diritto di voto.
Ciò non implica che le donne non abbiano mai avuto interesse nelle istituzioni politiche italiane prima di allora. Fin dall'unità d'Italia, a più riprese, le donne italiane hanno cercato di acquisire i diritti politici, ma senza ottenere alcun risultato.


Oggi le donne italiane sono elettrici ed elette. Protagoniste attive della vita politica italiana: le donne da cinquant'anni hanno portato nelle istituzioni la loro esperienza di "imprenditrici" familiari.
Le donne hanno fatto il loro ingresso nelle organizzazioni politiche miste (i sindacati, i partiti, le commissioni del Senato e le commissioni parlamentari, il Parlamento, i gruppi parlamentari, gli enti politici regionali, provinciali e comunali), si sono costituite in gruppi esclusivamente femminili per realizzare ampi progetti politici e sociali.


L'art. 3 della Costituzione Repubblicana stabilisce che "occorre rimuovere gli ostacoli che si frappongono all'uguaglianza sostanziale fra i cittadini", quindi l'estensione alle donne del diritto di voto rientra in un progetto sociopolitico più ampio. Ossia inserire le donne italiane in tutte quelle attività, dalle quali sono state escluse fino a quel momento. Sul piano legislativo dunque vengono abolite le disparità di genere.(disuguaglianze sociali, civili, giuridiche e politiche tra uomini e donne)
Se sulla carta questi sono importanti passi avanti, nella realtà quotidiana purtroppo non è così.
Dal 1946 al 1986 la percentuale delle donne elette è rimasta invariata al 7% della rappresentanza complessiva, nonostante le donne costituiscano più del 50% dell'elettorato complessivo. Si è fatto cioè ben poco perché la rappresentanza (cittadini ammessi a rappresentare nelle istituzioni politiche e altri cittadini) femminile entrasse nella coscienza politica comune e le regole della rappresentanza politica rimangono pur sempre delle regole al maschile.
Alcune cifre potranno chiarire queste parole: su 321 senatori solo l'8,2% è costituito da donne, va meglio alla Camera dei Deputati dove su 577 deputati il 14,6% è costituito da donne. Su 13 Presidenze delle Commissioni Parlamentari solo una è affidata ad una donna.
Indubbiamente ci sono degli ostacoli, che vanno identificati e rimossi, affinchè l'art. 3 della Costituzione non rimanga lettera morta. Ostacoli di natura giuridica, politica e sociale, che impediscono tuttora alle donne di godere appieno dei propri diritti politici.
Le iniziative politiche ci sono: Ministero delle Pari Opportunità, Commissioni regionali Pari Opportunità. Quel che occorre è una maggiore sensibilità sociale sulla scarsa rappresentanza femminile nella politica italiana.
I disegni di legge per la promozione dell'occupazione e dell'inserimento delle donne nel mondo del lavoro sono numerosi ed articolati, ma non affrontano l'aspetto della sottorappresentanza politica delle donne italiane.
Le donne occupano posizioni di responsabilità ed incarichi influenti in molti settori ed in proporzioni sempre crescenti. Ciò non accade in politica: perché?
La composizione delle liste elettorali costituisce la chiave di volta per questo problema. In parte la legge elettorale proporzionale (che impone un'alternanza nelle liste) ed il recente invito della Corte Costituzionale ai partiti politici per un superamento di queste disparità hanno attenuato ma non risolto decisivamente la questione della rappresentanza.
Bisogna prestare attenzione anche all'elettorato femminile, che risulta essere scarsamente informato ed interessato alle dinamiche politiche.
Il 47,2% delle donne non parla mai di politica, in particolare le ragazze al disotto dei 17 anni e le donne al di sopra dei 55 anni. Solo lo 0,7% delle donne si impegna per un partito.
Da questi dati si può trarre la triste conclusione che nell'immaginario collettivo della popolazione femminile italiana la politica rimane una cosa da "uomini".

Rispetto al 1946 però la visibilità politica delle donne, nonostante la bassa percentuale di rappresentanza, è decisamente aumentata. Insomma non fa più scandalo vedere una donna seduta in Parlamento o tra la compagine ministeriale!
La voce che oggi le donne hanno può essere molto incisiva non solo nelle dinamiche politiche istituzionali, ma anche per una maggiore presenza femminile nella rappresentanza politica.

 
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