cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

LA NOTTE DI HALLOWEEN

SAMAIN

Il rito di passaggio da una stagione all'altra è frequente in molte culture antiche, i cui ritmi di vita erano profondamente legati a quelli della natura, sia nel caso dei popoli - pastori, che nel caso dei popoli - contadini.
Presso i popoli della penisola italica, ad esempio, questo passaggio veniva celebrato con i "Lupercali"), nel corso dei quali si ringraziavano gli Dei e si chiedeva la loro protezione sulle greggi e sul raccolto.
L'avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività. In molti casi, si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari.
La Festa di San Valentino o la lo stesso Carnevale nostrano hanno origini antichissime pagane.

L'accostamento di questo momento, lo Samain, particolarmente importante per la sopravvivenza della comunità (semina dei campi e protezione del bestiame) al culto dei morti, è facilmente comprensibile. Durante la stagione invernale (già iniziata ad ottobre), la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sotto la terra, dove tradizionalmente tra l'altro riposano i morti.
I Celti credevano che nella notte dello Samain i morti potessero tornare e per questo, festeggiavano il loro "capodanno" nei cimiteri dove mangiavano e bevevano, poiché in quel momento i defunti erano in comunione con loro.
Dopo l'istituzionalizzazione di questa festa come "cristiana" e con il passare dei secoli, ciò che maggiormente è rimasto come contenuto di Halloween è l'aspetto lugubre dell'aldilà, con i fantasmi, i morti che si levano dalle tombe, le anime perdute che tormentano coloro che in vita arrecò loro danno. Un aspetto anch'esso esorcizzato dalle maschere e dagli scherzi.
Il culto dei morti nelle sue varie forme e sfaccettature, oggi più che mai, è un culto che serve ai vivi, per esorcizzare in primis la morte, ai cristiani in particolare per esorcizzare la paura dell'aldilà.. dell'inferno.
In passato, infatti, la morte era considerata pur nella sua crudeltà, un evento perfettamente naturale, evento che non poteva essere messo in discussione, dal momento che la medicina non disponeva di molte risorse per ostacolarla. La morte era vissuta con maggiore serenità, anche perché non esistevano gli ospedali, i ricoveri e molta gente veniva curata a casa, dove spesso moriva. Si era "abituati" alla morte e a convivere con essa fin da bambini.
Oggi invece, l'allungamento (il raddoppiamento quasi) della vita media nei Paesi Occidentali ed i notevoli progressi delle scienze mediche hanno reso la morte meno accettabile, privandola del suo connotato di naturalità, che aveva in passato e caricandola ulteriormente di visioni negative e drammatiche.
Non stupisce, quindi, che ancora oggi la superstizione sopravviva in forme decisamente insospettabili, nel tentativo di scacciare la morte o almeno di allontanarla il più possibile, facendosi di lei beffa e canzonandola allegramente.

 
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