Le origini del dialetto calabrese
Le origini del dialetto calabrese
10 Ottobre 2009 amministratore

Le origini del dialetto calabrese

Il territorio calabro, pur omogeneo dal punto di vista geografico, è linguisticamente frastagliato. Diviso in tre aree, settentrionale, centrale e meridionale, presenta caratteri differenti.

Il territorio calabro, pur omogeneo dal punto di vista geografico, è linguisticamente frastagliato. Diviso in tre aree, settentrionale, centrale e meridionale, presenta caratteri differenti.
A nord, tra Maratea e Castrovillari, le vocali vengono pronunciate in maniera analoga al sardo; a sud di Vibo Valentia, si trova un sistema di tipo siciliano, con vocali aperte e chiuse, tranne per "i" e "u"; e al centro, in provincia di Catanzaro e Cosenza, la pronuncia siciliana è invece accompagnata da cambi vocalici (metafonia) simili alle regioni più settentrionali.

Questa divisione dipende dal diverso impatto che ebbe la latinizzazione del territorio, più forte nella parte meridionale della regione. Bisogna inoltre tenere conto della forte influenza greca, ancora oggi riscontrabile in alcuni paesi in provincia di Reggio Calabria.

Per quel che riguarda le consonanti un trattamento speciale ricevono i gruppi "mb" e "nd", che se normalmente si evolvono in "mm" e "nn", in Calabria, nella maggior parte del territorio non mutano; e lo stesso vale per il gruppo "nt".

Il gruppo "fi", viene trattato in maniera assai varia. Verso Catanzaro viene aspirato, divenendo "hi", come in "hiatu" per "fiato"; "hiure" per "fiore", "hiancu" per "fiancu", ma il passaggio dl suono "f" in inizio di parola, in "h", è comune a tutta la regione.

Un'altra particolarità consiste nel passaggio del gruppo "nf" a "mp", come in "imperne" per "inferno" e nel cambio di "gn" in "un", come in "aunu" per "agnello".

Il lessico varia molto all'interno della regione, poiché mentre il sud della Calabria condivide i caratteri della Sicilia, con un cero numero di innovazioni, nel resto del territorio è possibile trovare una serie di parole di origine greca, latina e provenzale.
Citiamo alcuni esempi.
parole siciliane: "tundiri" per tosare; "folea" per nido, "forgiaro" per fabbro;
parole di origine greca: "simitu" per confine (gr. sématon); "catu" per secchio (gr. kàdos); "scifu" per trogolo (gr. skýphos);
parole provenzali: "saziere" per mortaio (francese saucier); "cruoccu" per uncino (fr. cròc); "munzielle" per mucchio (fr. moncel);
parole di origine latina, condivise con altre regioni: "pisare" per pestare (lat. pinsare); "sajime" per strutto (lat. sagimen); "domito" per domestico (lat. domitus).

Nei comuni montani di Bova, Condofuri, Palizzi e Roccaforte, in provincia di Reggio Calabria, si trovano inoltre parole greche ed albanesi, con forti influenze bizantine, poiché probabilmente l'isolamento spaziale dei monti ha facilitato una conservazione più pura della lingua parlata nella antiche colonie della Magna Grecia.

 

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