Le origini del dialetto Lucano

15 marzo 2010
 
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Le origini del dialetto Lucano

Il territorio linguistico lucano si spande a cavallo delle regioni confinanti con la Basilicata, poiché molte colonie romane fondate in Lucania appartengono ora ad altre regioni amministrative.
Anche per il lucano si hanno quindi i caratteri distintivi tipici delle altre lingue centro-meridionali, con alcune particolarità.

I caratteri peculiari di questa regione sono cinque:
- si ha un sistema vocalico simile al sardo, senza distinzione tra suoni aperti e chiusi.
- la vocale finale "e" si pronuncia con un suono indistinto "ë", come in Puglia e Campania.
- nella zona intorno a Potenza si trova una particolare forma di cambio vocalico (metafonia) per cui "porco" diviene "porchë", al singolare, e "puorc'", al plurale. Analogamente la vocale "e" cambia solo in parole con la finale in "i", così "freddi" e "morti" divengono "friddi" e "muorti".
- si ha una forma di lenizione (cambio consonantico) particolare che porta al cambio del suono "c"; come in "fuoco", "nevica" e "stomaco", che diventano "fuogu", "nevega" e "stòmugu"; o ad una sua caduta; come per "lardia" al posto di "ortica", "modia" per mollica", "mia" per "mica".
- un altro cambio consonantico consiste nel passaggio della "p" in "v", così "sapere" diviene "savé", "rapa" "rava", "capo" "cavu".

Queste particolarità, che in alcune zone si attenuano, sono affiancate da fenomeni passeggeri e localizzati, come il passaggio della "t" in "d" e della "d" in "r". Così "catena" a Potenza diviene "carena", passando attraverso "cadena"; "seta" diviene "sera" attraverso "seda"; e a Picerno "rete" è diventato "rede" e poi "rera".
Dividendo queste particolarità è possibile individuare tre aree linguistiche interne alla Basilicata: una settentrionale, detta "apula", una orientale appenninica ed una occidentale, calabro-sicula.

Il lucano, contrariamente ad altri dialetti meridionali, è invece ricco di vocaboli unici. Alcuni condivisi con Campania e Puglia come "strummëlë" per "trottola", "strettëlë" per "vicolo", "lippë" per "borraccina"; e altri prettamente locali, come "zoca" per "fune", "rocchia" per "gregge di pecore"; "frecula" per "briciola" e "straccione" per "piolo".

Nel vocabolario lucano è possibile anche rinvenire termini di origine latina, come "consobrino", per cugino, "britichë" per patrigno (lat. vitricus), "pastënë" per vigna nuova (lat. pastinum). O di origine greca, come "burrachië" per ranocchio (gr. batracos), "ciss" per edera (gr. kissos).

 


 
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