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10 Ottobre 2009 amministratore

Re Ferdinando II, i borboni e il regno delle due sicilie nella storia d'italia

Con la corte si spostava tra Napoli, Caserta e Gaeta

L'IRASCIBILE RE FERDINANDO II
Di Nicolò Mirenna

Dopo una paziente ricerca in vecchi volumi di storia, abbiamo colto alcune curiose annotazioni che ci consentono la configurazione di un Re e di una Corte, Ferdinando e i Borboni di Napoli che, quando il Regno delle Due Sicilie fu perduto, divennero talvolta oggetto di derisione, di pesanti ironie e spesso a torto, di scarso apprezzamento.
Gli stessi storici contemporanei degli ultimi tempi del Regno narrano di avvenimenti spiccioli della vita di corte, con un sovrano molto "napoletano", pieno di humor e di spirito pratico, scevro da certe forme protocollari ma tuttavia non rinunciatario delle prerogative regali. Ne viene fuori un quadro complessivo di Re Ferdinando II "uomo comune", com'è comune e piccolo - proprio secondo un abusato luogo comune - ogni signore agli occhi del proprio maggiordomo.
Un uomo pieno di passioni, nato a Palermo nel 1810; morto a Caserta nel 1859. Figlio di Francesco I, era successo al padre nel 1830. Dopo le emozioni del 1848 (allorché fu costretto dal timore di più ampie sommosse a concedere al popolo la costituzione) e del 1849 (quando tornò al più rigido assolutismo, soffocando nel sangue ogni tentativo liberale - repressioni in Sicilia, intervento contro la Repubblica Romana, processo a L. Settembrini e compagni) Ferdinando era invecchiato molto presto; dimostrava nel 1857, a soli 47 anni, oltre 60 anni.
Fra l'altro, l'attentato del soldato Agesilao Milano (8 dicembre 1856) dal quale era riuscito fisicamente quasi indenne, lo aveva turbato molto profondamente, accrescendone la depressione e l'irascibilità.
Questa è la sintesi dei fatti più salienti di quegli anni, che ci aiuta a comprendere più chiaramente come si svolgeva la vita alla corte del Regno delle Due Sicilie, nell'arco di tempo in cui volgeva al tramonto e si accingeva a consegnarsi alla storia per la realizzazione dell'Italia Unita.
Queste dunque le condizioni di spirito del Re Ferdinando II che preferiva, come dimora, la città di Caserta, anche se passava gran parte dell'anno a Gaeta e andava assai di rado a Napoli. Sia a Caserta che a Gaeta, Ferdinando conduceva un modesto tenore di vita, in ciò favorito dalla Regina Maria Teresa (seconda moglie), poco amante di ogni pompa e delle esigenze di mondanità della corte reale.
A Gaeta il re abitava in una casa modesta, senza alcunché di regale. Spesso usciva, assieme alla Regina, a bordo di un phaeton (una carrozza dell'epoca) che guidava egli stesso, preceduto o seguito da plotoni di cavalleria. Nelle sue gite, si spingeva fino alle vicinanze di Formia, lungo la strada punteggiata di "piantoni di guide a cavallo" che ingiungevano ai viandanti di fermarsi al passaggio della carrozza reale.
Anche quando abitava a Gaeta, Ferdinando continuava ad occuparsi degli affari dello Stato, in merito ai quali riceveva informazioni dai ministri, dai diplomatici, dai Vescovi e dagli intendenti delle provincie.
Spesso impartiva direttamente istruzioni e ordini, talvolta all'insaputa dei suoi ministri, con lettere autografe scritte su foglietti di carta comune, zeppe di formule dialettali napoletane e di idiotismi, che rivelavano la sua indole autoritaria e accentratrice. Con questi metodi da "lo Stato sono io" (senza voler scomodare il regno di Luigi XIV), condusse la politica estera, ben consapevole che Torino, Parigi e Londra cospiravano contro di lui, sovrano poco amato nel regno e fuori.
Salito al trono a 20 anni, di modesta cultura, convinto che la prodigiosa memoria da tutti riconosciutagli e l'elevano buon senso pratico fossero condizioni necessarie e sufficienti per ben governare, era dotato di acuta intelligenza e di spirito beffardo, poco incline alla lode, sempre pronto all'ironia e al sarcasmo fustigatore.
Era talmente poco rispettoso delle idee altrui, che egli " … non ammetteva che dovessero trovarsi liberali che tra spiantati … o tra avvocati senza cause … o tra medici senza clienti o tra architetti che non avevano case da costruire".
Quando fu costretto, nei pochi mesi di regime costituzionale, ad adattarsi ad un sistema che limitava il suo potere, prima assoluto, se ne sentì ferito nell'orgoglio, così ricco com'era di passioni, di antipatie e di puntigli, "come in ogni natura meridionale".
Questo quadro, certo impietoso, riguarda le caratteristiche da re di Ferdinando, che invece come uomo fu simpatico a molti, prolifico padre di 11 figli, fedele al talamo, anche se non amò la prima moglie - Maria Cristina di Savoia, nata gran dama, bella e raffinata - morti 15 giorni dopo aver dato alla luce il primogenito, erede al trono, quel Francesco con il quale si chiuderà la dinastia ed il Regno delle Due Sicilie.
Ferdinando amò invece al seconda moglie, la regina Maria Teresa (chiamata familiarmente Tetella) austriaca, che storpiava buffamente il dialetto napoletano, usato da tutti a corte, anche perché non pronunciava le erre.
Nei primi anni dopo il 1849, quando era a Caserta, il re Ferdinando dava le udienze pubbliche nel salone del pianterreno, ascoltando con pazienza fino a 50 persone, prendendo appunti e raccogliendo le varie suppliche.
A Gaeta invece, le udienze divennero rare: i supplicanti attendevano davanti la prima porta della fortezza che il passaporto - allora necessario per attraversare i territori delle province - fosse vidimato dall'ispettore di polizia di servizio e alfine venivano ricevuti.
In re quasi sempre indossava l'uniforme militare col berretto di colonnello di stato maggiore; nelle feste di gala vestiva invece l'uniforme da Tenente generale, mai elegante, più spesso trasandato e sciatto, specie negli ultimi anni.
Com'era regola di ogni principe regnante Ferdinando non dimostrò affetto per nessuno, tranne che per i propri familiari.
Le dimensioni in cui questo studio è costretto non consentono ulteriori annotazioni, altrettanto curiose, sui "limiti" di questo Sovrano e della sua corte e sugli innegabili meriti storici della dinastia dei Borbone.


 
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