Re Ferdinando II, i borboni e il regno delle due sicilie nella storia d'italia
Con la corte si spostava tra Napoli, Caserta
e Gaeta
L'IRASCIBILE RE FERDINANDO II
Di Nicolò Mirenna
Dopo una paziente ricerca in vecchi
volumi di storia, abbiamo colto alcune curiose annotazioni che ci
consentono la configurazione di un Re e di una Corte, Ferdinando
e i Borboni di Napoli che, quando il Regno delle Due Sicilie fu
perduto, divennero talvolta oggetto di derisione, di pesanti ironie
e spesso a torto, di scarso apprezzamento.
Gli stessi storici contemporanei degli ultimi tempi del Regno narrano
di avvenimenti spiccioli della vita di corte, con un sovrano molto
"napoletano", pieno di humor e di spirito pratico, scevro
da certe forme protocollari ma tuttavia non rinunciatario delle
prerogative regali. Ne viene fuori un quadro complessivo di Re Ferdinando
II "uomo comune", com'è comune e piccolo - proprio
secondo un abusato luogo comune - ogni signore agli occhi del proprio
maggiordomo.
Un uomo pieno di passioni, nato a Palermo nel 1810; morto a Caserta
nel 1859. Figlio di Francesco I, era successo al padre nel 1830.
Dopo le emozioni del 1848 (allorché fu costretto dal timore
di più ampie sommosse a concedere al popolo la costituzione)
e del 1849 (quando tornò al più rigido assolutismo,
soffocando nel sangue ogni tentativo liberale - repressioni in Sicilia,
intervento contro la Repubblica Romana, processo a L. Settembrini
e compagni) Ferdinando era invecchiato molto presto; dimostrava
nel 1857, a soli 47 anni, oltre 60 anni.
Fra l'altro, l'attentato del soldato Agesilao Milano (8 dicembre
1856) dal quale era riuscito fisicamente quasi indenne, lo aveva
turbato molto profondamente, accrescendone la depressione e l'irascibilità.
Questa è la sintesi dei fatti più salienti di quegli
anni, che ci aiuta a comprendere più chiaramente come si
svolgeva la vita alla corte del Regno delle Due Sicilie, nell'arco
di tempo in cui volgeva al tramonto e si accingeva a consegnarsi
alla storia per la realizzazione dell'Italia Unita.
Queste dunque le condizioni di spirito del Re Ferdinando II che
preferiva, come dimora, la città di Caserta, anche se passava
gran parte dell'anno a Gaeta e andava assai di rado a Napoli. Sia
a Caserta che a Gaeta, Ferdinando conduceva un modesto tenore di
vita, in ciò favorito dalla Regina Maria Teresa (seconda
moglie), poco amante di ogni pompa e delle esigenze di mondanità
della corte reale.
A Gaeta il re abitava in una casa modesta, senza alcunché
di regale. Spesso usciva, assieme alla Regina, a bordo di un phaeton
(una carrozza dell'epoca) che guidava egli stesso, preceduto o seguito
da plotoni di cavalleria. Nelle sue gite, si spingeva fino alle
vicinanze di Formia, lungo la strada punteggiata di "piantoni
di guide a cavallo" che ingiungevano ai viandanti di fermarsi
al passaggio della carrozza reale.
Anche quando abitava a Gaeta, Ferdinando continuava ad occuparsi
degli affari dello Stato, in merito ai quali riceveva informazioni
dai ministri, dai diplomatici, dai Vescovi e dagli intendenti delle
provincie.
Spesso impartiva direttamente istruzioni e ordini, talvolta all'insaputa
dei suoi ministri, con lettere autografe scritte su foglietti di
carta comune, zeppe di formule dialettali napoletane e di idiotismi,
che rivelavano la sua indole autoritaria e accentratrice. Con questi
metodi da "lo Stato sono io" (senza voler scomodare il
regno di Luigi XIV), condusse la politica estera, ben consapevole
che Torino, Parigi e Londra cospiravano contro di lui, sovrano poco
amato nel regno e fuori.
Salito al trono a 20 anni, di modesta cultura, convinto che la prodigiosa
memoria da tutti riconosciutagli e l'elevano buon senso pratico
fossero condizioni necessarie e sufficienti per ben governare, era
dotato di acuta intelligenza e di spirito beffardo, poco incline
alla lode, sempre pronto all'ironia e al sarcasmo fustigatore.
Era talmente poco rispettoso delle idee altrui, che egli "
non ammetteva che dovessero trovarsi liberali che tra spiantati
o tra avvocati senza cause
o tra medici senza clienti
o tra architetti che non avevano case da costruire".
Quando fu costretto, nei pochi mesi di regime costituzionale, ad
adattarsi ad un sistema che limitava il suo potere, prima assoluto,
se ne sentì ferito nell'orgoglio, così ricco com'era
di passioni, di antipatie e di puntigli, "come in ogni natura
meridionale".
Questo quadro, certo impietoso, riguarda le caratteristiche da re
di Ferdinando, che invece come uomo fu simpatico a molti, prolifico
padre di 11 figli, fedele al talamo, anche se non amò la
prima moglie - Maria Cristina di Savoia, nata gran dama, bella e
raffinata - morti 15 giorni dopo aver dato alla luce il primogenito,
erede al trono, quel Francesco con il quale si chiuderà la
dinastia ed il Regno delle Due Sicilie.
Ferdinando amò invece al seconda moglie, la regina Maria
Teresa (chiamata familiarmente Tetella) austriaca, che storpiava
buffamente il dialetto napoletano, usato da tutti a corte, anche
perché non pronunciava le erre.
Nei primi anni dopo il 1849, quando era a Caserta, il re Ferdinando
dava le udienze pubbliche nel salone del pianterreno, ascoltando
con pazienza fino a 50 persone, prendendo appunti e raccogliendo
le varie suppliche.
A Gaeta invece, le udienze divennero rare: i supplicanti attendevano
davanti la prima porta della fortezza che il passaporto - allora
necessario per attraversare i territori delle province - fosse vidimato
dall'ispettore di polizia di servizio e alfine venivano ricevuti.
In re quasi sempre indossava l'uniforme militare col berretto di
colonnello di stato maggiore; nelle feste di gala vestiva invece
l'uniforme da Tenente generale, mai elegante, più spesso
trasandato e sciatto, specie negli ultimi anni.
Com'era regola di ogni principe regnante Ferdinando non dimostrò
affetto per nessuno, tranne che per i propri familiari.
Le dimensioni in cui questo studio è costretto non consentono
ulteriori annotazioni, altrettanto curiose, sui "limiti"
di questo Sovrano e della sua corte e sugli innegabili meriti storici
della dinastia dei Borbone.