La storia della medicina attraverso la scuola medica salernitana
10 Ottobre 2009 amministratore

La storia della medicina attraverso la scuola medica salernitana

Nel 1224 nessuno poteva esercitare la medicina nel napoletano senza l'assenso dei Maestri di Salerno

LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA
di Carlo Mazzoneschi

Nell'Europa sconvolta dalle continue guerre, dalle pestilenze e dalla fame, l'assistenza agli infermi era prestata dagli appartenenti ad ordini religiosi.
Questo avveniva perché, riuscendo i monaci e le suore a rimanere al di fuori delle contese, erano gli unici che conservavano la serenità necessaria per curare e confortare i malati, i feriti e gli appestati. Anche gli studi medici, potevano essere seguiti nei monasteri e sorsero così le infermerie monastiche che, funzionavano in modo autonomo, avendo anche la possibilità di disporre di farmaci, ricavati da piante e da erbe coltivate nell'orto dei frati.
L'assistenza era elargita gratuitamente a tutti colori che si presentavano al convento.
Poi i monaci "infermieri" cominciarono ad uscire dai recinti della Clausura per recarsi al letto degli ammalati. Quest'infrazione alle ferree regole degli Ordini, che esponeva i religiosi alle tentazioni del mondo, divenne argomento di vivaci diatribe in concili e sinodi, tanto che la medicina al di fuori delle mura monastiche, fu vietata, anche se con tante difficoltà.
I monaci guaritori erano preferiti ai laici, per i risultati positivi che ottenevano. La medicina laica diede origine alla scuola medica Salernitana, fiorita nel Medioevo e fu la prima scuola secolare di cultura, ed ebbe il massimo splendore tra il 1100 ed il 1300.
La sua origine è leggendaria ma, è stato confermato in molti scritti che, Medici Salernitani, cominciarono ad esercitare alla Corte del Re di Francia; Desiderio abate di Montecassino, nel 1050 andò a curarsi a Salerno, segnando la riconciliazione e l'integrazione tra la medicina laica e la medicina monastica.
Nel 1224, Federico II di Napoli, concesse alla scuola Salernitana il diritto di conferire ai medici la licenza per l'esercizio della professione, dopo aver seguito per cinque anni i corsi della scuola ed aver fatto pratica per un anno sotto il controllo di un medico "ESPERTO" e nessuno poteva esercitare la medicina nel Regno di Napoli senza l'approvazione dei Maestri di Salerno.
Il primo ed utile contributo di Salerno alla medicina futura è una raccolta di tutte le ricette della Scuola in un poema: "l'ANTIDOTARIO" dal quale attinsero tutte le raccolte di ricette che seguirono.
I primi studi di Uroscopia e Chirurgia, furono eseguiti e tramandati da Ruggero da Frugardo, e un ottimo trattato di ostetricia fu scritto da una donna, tal Tratula "DE MULIERUM PASSIONIBUS ANTE ED IN POST PARTUM".
Le norme igieniche e comportamentali furono raccolte nel "REGIMEN SANITATIS SALERNITANUM". Volume chiaro e divertente con spregiudicatezza della forma e spiccato senso umoristico che, lo resero popolarissimo, molto più di opere certamente ricche di validi contenuti, ma, aride nell'esposizione, come quelle di Avicenna e di Galeno.
Il maggior merito dei Maestri Salernitani consiste proprio nell'aver svolto, come diremmo oggi, un'efficacissima azione promozionale in favore della medicina e della diffusione di essa e di aver gettato le basi di quei centri studi che prenderanno il nome di UNIVERSITA' degli studi.
La scuola medica salernitana durò fino ai tempi moderni, anche se influenzata dalla prepotente cultura araba. Sopravvisse fino al suo graduale declino, quando nel 1811 un decreto del governo napoleonico restrinse i diritti ed il nome di Università alla sola città di Napoli.

 
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