La storia della medicina attraverso la scuola medica salernitana
Nel 1224 nessuno poteva esercitare la medicina
nel napoletano senza l'assenso dei Maestri di Salerno
LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA
di Carlo Mazzoneschi
Nell'Europa sconvolta dalle continue
guerre, dalle pestilenze e dalla fame, l'assistenza agli infermi
era prestata dagli appartenenti ad ordini religiosi.
Questo avveniva perché, riuscendo i monaci e le suore a rimanere
al di fuori delle contese, erano gli unici che conservavano la serenità
necessaria per curare e confortare i malati, i feriti e gli appestati.
Anche gli studi medici, potevano essere seguiti nei monasteri e
sorsero così le infermerie monastiche che, funzionavano in
modo autonomo, avendo anche la possibilità di disporre di
farmaci, ricavati da piante e da erbe coltivate nell'orto dei frati.
L'assistenza era elargita gratuitamente a tutti colori che si presentavano
al convento.
Poi i monaci "infermieri" cominciarono ad uscire dai recinti
della Clausura per recarsi al letto degli ammalati. Quest'infrazione
alle ferree regole degli Ordini, che esponeva i religiosi alle tentazioni
del mondo, divenne argomento di vivaci diatribe in concili e sinodi,
tanto che la medicina al di fuori delle mura monastiche, fu vietata,
anche se con tante difficoltà.
I monaci guaritori erano preferiti ai laici, per i risultati positivi
che ottenevano. La medicina laica diede origine alla scuola medica
Salernitana, fiorita nel Medioevo e fu la prima scuola secolare
di cultura, ed ebbe il massimo splendore tra il 1100 ed il 1300.
La sua origine è leggendaria ma, è stato confermato
in molti scritti che, Medici Salernitani, cominciarono ad esercitare
alla Corte del Re di Francia; Desiderio abate di Montecassino, nel
1050 andò a curarsi a Salerno, segnando la riconciliazione
e l'integrazione tra la medicina laica e la medicina monastica.
Nel 1224, Federico II di Napoli, concesse alla scuola Salernitana
il diritto di conferire ai medici la licenza per l'esercizio della
professione, dopo aver seguito per cinque anni i corsi della scuola
ed aver fatto pratica per un anno sotto il controllo di un medico
"ESPERTO" e nessuno poteva esercitare la medicina nel
Regno di Napoli senza l'approvazione dei Maestri di Salerno.
Il primo ed utile contributo di Salerno alla medicina futura è
una raccolta di tutte le ricette della Scuola in un poema: "l'ANTIDOTARIO"
dal quale attinsero tutte le raccolte di ricette che seguirono.
I primi studi di Uroscopia e Chirurgia, furono eseguiti e tramandati
da Ruggero da Frugardo, e un ottimo trattato di ostetricia fu scritto
da una donna, tal Tratula "DE MULIERUM PASSIONIBUS ANTE ED
IN POST PARTUM".
Le norme igieniche e comportamentali furono raccolte nel "REGIMEN
SANITATIS SALERNITANUM". Volume chiaro e divertente con spregiudicatezza
della forma e spiccato senso umoristico che, lo resero popolarissimo,
molto più di opere certamente ricche di validi contenuti,
ma, aride nell'esposizione, come quelle di Avicenna e di Galeno.
Il maggior merito dei Maestri Salernitani consiste proprio nell'aver
svolto, come diremmo oggi, un'efficacissima azione promozionale
in favore della medicina e della diffusione di essa e di aver gettato
le basi di quei centri studi che prenderanno il nome di UNIVERSITA'
degli studi.
La scuola medica salernitana durò fino ai tempi moderni,
anche se influenzata dalla prepotente cultura araba. Sopravvisse
fino al suo graduale declino, quando nel 1811 un decreto del governo
napoleonico restrinse i diritti ed il nome di Università
alla sola città di Napoli.