La storia della Reggia di Caserta
La storia della Reggia di Caserta
10 Ottobre 2009 amministratore

La storia della Reggia di Caserta

Il gioiello del Vanvitelli LA REGGIA DI CASERTA di Massimo Carlesi489.343 ducati fu la spesa che Carlo III di Borbone, il 29 agosto del 1750, sostenne per l'acquisto dello Stato di Caserta.

Il gioiello del Vanvitelli
LA REGGIA DI CASERTA

di Massimo Carlesi

489.343 ducati fu la spesa che Carlo III di Borbone, il 29 agosto del 1750, sostenne per l'acquisto dello Stato di Caserta.
Un così cospicuo esborso per le regie casse della Casa Borbone sicuramente doveva essere giustificato da un corrispondente valido motivo di stato; infatti il tutto era finalizzato ad un vasto e complesso piano riorganizzativo del Regno che il giovane Re intendeva mettere in atto. Vengono attribuite al Borbone, dagli storici informati, doti di spiccata spiritualità religiosa, oltre che di bontà e pietà che lo portavano a trascurare spesso le cure amministrative del Regno, in quanto preferiva dedicare i suoi entusiasmi alle attività che maggiormente gratificavano il suo temperamento tendente a migliorare il decoro ed il prestigio dei Borboni nella assai dimessa Napoli di quei tempi.
I programmi architettonici ed urbanistici impegnavano molto Carlo di Borbone in quanto erano parte essenziale e predominante del rinnovamento economico cui era finalizzata la sua politica innovativa.
Il Teatro San Carlo realizzato in soli otto mesi dall'architetto Medrano, l'ampliamento del palazzo reale, il Reale Albergo dei Poveri, non finito, commissionato a Ferdinando Fuga, l'ampliamento del porto e la costruzione di altri importanti edifici e Chiese, arricchirono in quegli anni Napoli dando un forte impulso all'edilizia cittadina.
Forse non fu trascurabile in quest'opera di rinnovamento l'influenza che esercitò, anche se non dichiarata, il coevo Abate Antonio Genovesi, stupenda figura di illuminista partenopeo che instancabilmente andava denunciando quanto fosse la borbonica una "nazione addormentata" e pregna di "spirito di poltroneria".
Napoli era considerata, intorno agli anni di mezzo del settecento, il centro culturale del meridione da scoprire dove, grazie anche al prestigio ottenuto come capitale del Regno, confluivano personaggi avidi di cultura napoletana.
Erano gli anni in cui si era scavato ad Ercolano e si scavava a Pompei; artisti e diplomatici anche insigni, per lo più francesi, attratti dalle bellezze naturali partenopee e più in generale del meridione, avevano inserito Napoli in una delle mete del "Grand Tour".
E' convinzione storica che Carlo di Borbone aspirava e guardava con interesse emulativo alla monumentale cornice francese che aveva caratterizzato l'assolutismo monarchico di Luigi XIV, al punto da apparire anacronistico rispetto alla cultura contemporanea che, grazie al rinnovamento illuminista, già presente in Francia con Diderot e Montesquieu, metteva tutto in discussione, abbandonando il celebrativismo conformistico.
L'acquisto, quindi, di Caserta ed il progetto di trasferirvi la nuova città della Corte con tutte le sedi istituzionali del Regno, dal desiderio di dare maggior prestigio alla casata, e di appagare la sua personale predilezione per le grandi opere, divenne necessità impellente per Carlo III a causa dei temuti attacchi inglesi provenienti dal mare.
La piana di Caserta sembrò il luogo ideale e, dopo qualche incertezza, Carlo III affidò l'opera architettonica al Vanvitelli, chiesto ed ottenuto il permesso di papa Benedetto XIV, perché il Vanvitelli era in quel tempo l'architetto della fabbrica di San Pietro alle dirette dipendenze della Corte pontificia. Nato a Napoli nel 1700 era quindi cinquantenne quando ebbe l'incarico di quest'opera, nel pieno della maturità artistica e forte di una lunga esperienza acquisita alle fabbriche romane.
Intorno alla metà del 1750 iniziarono gli studi preparatori per il progetto, che venne elaborato per gran parte del 1751; un anno circa fu quindi necessario per lo studio. Sedici tavole incise su rame dal celebre incisore Carlo Nolli definirono la stesura finale del primo progetto che comprendeva non solo la Reggia e le sue dipendenze ma anche l'impianto della nuova città con l'ideale collegamento a Napoli che partiva dalla grande Cascata. Il progetto, nella sua elaborazione, fu sempre seguito con attenzione da Carlo III, che dava indicazioni e suggerimenti.
Nel 1752 il 20 gennaio lo stesso Re con grande solennità pose la prima pietra, dopo essere stata benedetta, alla presenza della Regina, degli ambasciatori stranieri, del nunzio pontificio e di una innumerevole folla.
I lavori del nuovo Palazzo Reale durarono oltre vent'anni sotto la valente ed organizzatissima direzione di Luigi Vanvitelli fino alla sua morte avvenuta a Caserta il primo marzo del 1773; i lavori furono affidati al figlio Carlo.
Quella innumerevole folla ancora oggi, idealmente, è presente, quasi una testimonianza di continuità storica e chi visita affascinato questa severa meraviglia architettonica ne rimane colpito per la sua imponenza: duemila finestre, milleduecentodiciassette stanze, centoventi ettari di parco.
Vale la pena, infine, riportare alcune significative "impressioni d'epoca" su Caserta e la sua Reggia.
Nel 1780 un viaggiatore svedese, Bjoersntaehl, così descriveva "Caserta, distante 16 miglia italiane da Napoli, vicina a Capua, è stata piantata dal Re di Spagna con disegni si vasti, che non verrà, a mio credere, ai nostri giorni terminata: perocché, dappoich'egli passò in Ispagna, non vi si lavora con molto calore; ma se il Re fosse restato qui, ella sarebbe forse già compiuta, e avrebbe contrastato la preminenza a tutti i reali Castelli dell'Europa … Ella diventa più bella, che Versaglies".
Nel 1807, C.F. Benkowitz, in una sua visita a Caserta. "Noi passammo attraverso diversi paeselli ed infine avvistammo il bellissimo Palazzo reale di Caserta che già da lontano offriva una vista estremamente sorprendente per la sua maestosità che umiliava tutto ciò che lo circondava … Tra tutti i palazzi che ho visitato durante i miei viaggi questo è senza dubbio uno dei più belli e più grandi".

 

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