Caserta: un esempio di urbanistica medievale
Esempio di urbanistica medievale
CASERTA VECCHIA UN BORGO, UNA STORIA
di Massimo Carlesi
Ai margini dei monti Tifata, arroccata
su un terrazzo alle pendici del monte Virgo, a circa trecento metri
d'altezza e a non più di dieci chilometri dal centro di Caserta,
si erge Caserta Vecchia.
L'antico borgo medievale è sorto su una presumibile preesistenza
romana, nel periodo longobardo per opera dei Longobardi di Capua
(VIII-IX secolo); talune tesi attribuiscono, infatti, l'antico nucleo
urbano ad un "pagus" romano ove erano posti tempi dedicati
a divinità pagane.
Casa Hirta fu il primitivo nome di Caserta Vecchia, proprio per
la sua posizione elevata che racchiude nel suo impianto urbano tutte
le caratteristiche tipiche dell'urbanistica medievale: la posizione
predominante sul territorio circostante, naturalmente difensiva,
la presenza dei due maggiori gruppi edilizi autonomi rappresentati
dal castello sede dell'autorità civile che aveva funzione
anche difensiva, e dalla cattedrale di S. Michele Arcangelo, che
costituiva con la sede vescovile il centro religioso.
La particolare forma del borgo è determinata dalla situazione
orografica che, pur "Hirta", presenta però una
non solita armonia tra le strette stradine e gli spazi più
ampi, ma non grandi come quello della piazza della Cattedrale comprendente
il palazzo Vescovile che presenta elementi romanici e la casa canonica
con aperture rinascimentali; più isolati dal contesto urbano
si ergono i solenni ruderi del castello con il mastio circolare
a base poligonale.
La pietra usata per la costruzione dei modesti fronti architettonici
delle case che costituiscono il reticolo di viuzze fa assumere un
aspetto grigio anche alle abitazioni gentilizie, perché in
questo non abbondano gli usuali elementi decorativi: infatti raramente
compaiono bifore e cornici, tanto da essere soltanto episodi.
La costruzione della Cattedrale di S. Michele risale al XII secolo:
iniziò nel 1113 e terminò nel 1153 anno in cui fu
consacrata dal Vescovo Rainulfo al culto di S. Michele Arcangelo.
Ha la classica forma basilicale a tre navate costituite da due file
di belle colonne monolitiche sovrastate da capitelli corinzi; è
costruita con tufo campano in stile romanico lasciando però
trasparire influssi ora normanni ora nordici e anche siciliani.
Si apprezzano, quali elementi architettonici forti, la facciata
altera ma nello stesso tempo sobria, lo splendido campanile goticheggiante
a tre ordini di finestre, di cui la parte superiore ottagonale,
è ingentilita ai lati da torrette cilindriche, il sottostante
fornice apre la strada che conduce al castello. Una sottolineatura
particolare merita il tiburio che, con le eleganti decorazioni ad
archi incrociati, gli interessanti motivi decorativi e cromatici,
ricorda gli influssi siculo-normanni.
Caserta Vecchia è uno dei borghi medievali più significativi
d'Italia sotto il profilo storico ed architettonico e per lo stato
conservativo che ha lasciato intatta la struttura urbana con l'asse
di collegamento tra polo religioso e polo civico; anche l'espansione
dell'abitato ha rispettato i canoni tipologici medievali con abitazioni
monofamiliari con annesse botteghe artigiane e ricoveri per gli
animali da lavoro.
Il progressivo abbandono del borgo di Caserta Vecchia ebbe inizio
intorno alla fine del 1700 con il trasferimento dei suoi abitanti
in pianura, nella nuova città che andava concretizzandosi
in concomitanza con la costruzione della reggia, voluta da Carlo
di Borbone, Re delle due Sicilie.
Caserta Vecchia con la sua posizione domina quella parte di pianura
campana, fertile e generosa, la Terra di lavoro, così chiamata
non perché derivi dal latino labor (lavoro) come potrebbe
intuirsi ma a ragione dei leborini antica popolazione locale.
L'attività agricola della Terra di lavoro è stata
da sempre molto produttiva, tanto da essere una delle maggiori risorse,
alimentari ed economiche per le popolazioni di Roma prima e del
Regno di Napoli poi; vale la pena di ricordare a questo proposito
soltanto, perché molto note anche al di fuori della regione
campana, l'antica coltivazione della vita combinata con i pioppi
e l'importante coltivazione del gelso (promossa dalla regina Amalia
di Sassonia moglie di Carlo) con la successiva industria della seta
che tutt'ora è attiva per la produzione dei rinomati broccati
e damaschi leucini (S. Leucio).