Caserta: un esempio di urbanistica medievale
caserta: un esempio di urbanistica medievale
10 Ottobre 2009 amministratore

Caserta: un esempio di urbanistica medievale

Esempio di urbanistica medievale CASERTA VECCHIA UN BORGO, UNA STORIA di Massimo Carlesi Ai margini dei monti Tifata, arroccata su un terrazzo

Esempio di urbanistica medievale
CASERTA VECCHIA UN BORGO, UNA STORIA
di Massimo Carlesi

Ai margini dei monti Tifata, arroccata su un terrazzo alle pendici del monte Virgo, a circa trecento metri d'altezza e a non più di dieci chilometri dal centro di Caserta, si erge Caserta Vecchia.
L'antico borgo medievale è sorto su una presumibile preesistenza romana, nel periodo longobardo per opera dei Longobardi di Capua (VIII-IX secolo); talune tesi attribuiscono, infatti, l'antico nucleo urbano ad un "pagus" romano ove erano posti tempi dedicati a divinità pagane.
Casa Hirta fu il primitivo nome di Caserta Vecchia, proprio per la sua posizione elevata che racchiude nel suo impianto urbano tutte le caratteristiche tipiche dell'urbanistica medievale: la posizione predominante sul territorio circostante, naturalmente difensiva, la presenza dei due maggiori gruppi edilizi autonomi rappresentati dal castello sede dell'autorità civile che aveva funzione anche difensiva, e dalla cattedrale di S. Michele Arcangelo, che costituiva con la sede vescovile il centro religioso.
La particolare forma del borgo è determinata dalla situazione orografica che, pur "Hirta", presenta però una non solita armonia tra le strette stradine e gli spazi più ampi, ma non grandi come quello della piazza della Cattedrale comprendente il palazzo Vescovile che presenta elementi romanici e la casa canonica con aperture rinascimentali; più isolati dal contesto urbano si ergono i solenni ruderi del castello con il mastio circolare a base poligonale.
La pietra usata per la costruzione dei modesti fronti architettonici delle case che costituiscono il reticolo di viuzze fa assumere un aspetto grigio anche alle abitazioni gentilizie, perché in questo non abbondano gli usuali elementi decorativi: infatti raramente compaiono bifore e cornici, tanto da essere soltanto episodi.
La costruzione della Cattedrale di S. Michele risale al XII secolo: iniziò nel 1113 e terminò nel 1153 anno in cui fu consacrata dal Vescovo Rainulfo al culto di S. Michele Arcangelo.
Ha la classica forma basilicale a tre navate costituite da due file di belle colonne monolitiche sovrastate da capitelli corinzi; è costruita con tufo campano in stile romanico lasciando però trasparire influssi ora normanni ora nordici e anche siciliani.
Si apprezzano, quali elementi architettonici forti, la facciata altera ma nello stesso tempo sobria, lo splendido campanile goticheggiante a tre ordini di finestre, di cui la parte superiore ottagonale, è ingentilita ai lati da torrette cilindriche, il sottostante fornice apre la strada che conduce al castello. Una sottolineatura particolare merita il tiburio che, con le eleganti decorazioni ad archi incrociati, gli interessanti motivi decorativi e cromatici, ricorda gli influssi siculo-normanni.
Caserta Vecchia è uno dei borghi medievali più significativi d'Italia sotto il profilo storico ed architettonico e per lo stato conservativo che ha lasciato intatta la struttura urbana con l'asse di collegamento tra polo religioso e polo civico; anche l'espansione dell'abitato ha rispettato i canoni tipologici medievali con abitazioni monofamiliari con annesse botteghe artigiane e ricoveri per gli animali da lavoro.
Il progressivo abbandono del borgo di Caserta Vecchia ebbe inizio intorno alla fine del 1700 con il trasferimento dei suoi abitanti in pianura, nella nuova città che andava concretizzandosi in concomitanza con la costruzione della reggia, voluta da Carlo di Borbone, Re delle due Sicilie.
Caserta Vecchia con la sua posizione domina quella parte di pianura campana, fertile e generosa, la Terra di lavoro, così chiamata non perché derivi dal latino labor (lavoro) come potrebbe intuirsi ma a ragione dei leborini antica popolazione locale.
L'attività agricola della Terra di lavoro è stata da sempre molto produttiva, tanto da essere una delle maggiori risorse, alimentari ed economiche per le popolazioni di Roma prima e del Regno di Napoli poi; vale la pena di ricordare a questo proposito soltanto, perché molto note anche al di fuori della regione campana, l'antica coltivazione della vita combinata con i pioppi e l'importante coltivazione del gelso (promossa dalla regina Amalia di Sassonia moglie di Carlo) con la successiva industria della seta che tutt'ora è attiva per la produzione dei rinomati broccati e damaschi leucini (S. Leucio).


 

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