Italia: storia tradizioni e cultura dell'Emilia Romagna
L'Emilia Romagna terra generosa
TRADIZIONI CONTADINE
di Franco Piccinelli
Mare, spiagge, divertimento, discoteche:
vacanze. Certo, Rimini e la Romagna, sono anche questo, inserito
in una ruralità dove le tradizioni sopravvivono e danno anzi
armonia e tecniche colturali avanzatissime che ne fanno una delle
regioni più progredite per la solida radice contadina dai
germogli in gran parte tecnologici. Perciò l'Emilia Romagna
è esemplare del corretto rapporto fra uomo e lavorazione
del suolo dove l'intelligenza dell'uno sfrutta al meglio, assieme
alle vocazioni produttive dell'altro, le instabili contingenze del
mercato interno, le richieste provenienti dall'estero, l'ormai consolidato
ritorno del consumatore a una voglia di naturalità che sembrava,
incredibilmente, desiderio da goffi, retaggio di tempi ammuffiti,
e che è invece la garanzia del nostro vivere.
Non c'è tipo di coltura, non esiste frutto della terra che
qui, in Emilia Romagna, non abbia amorevole culla. E siccome ogni
allevamento d'ogni bene richiede una predisposizione spontanea a
quel bene, ecco che lo si segue nelle fasi del suo sviluppo, fertilizzandolo
come si danno ricostituenti alle creature, valorizzandolo con il
medesimo orgoglio che si mostra verso chi, per merito proprio ma
grazie anche ai domestici indirizzi, sa esprimere al meglio le doti,
le qualità genetiche favoritegli dalla natura.
Che senso avrebbe, elencare delle derrate? O stilare delle classifiche
in cui, se non si è primi, si è alternativamente secondi?
So bene che ormai difettiamo tutti in fatto di conoscenze rurali,
ma facciamo così: il lettore si richiami alla mente, con
qualche sforzo, i prodotti della terra quant'essi sono, pendenti
dai rami o esumati, a stelo o a viticchio, radenti la superficie
o di poco sopra ma anche sotto questo livello. Ricorra ai ricordi
d'infanzia, a quanto apprese dalla scuola dei nonni che furono sempre
i migliori maestri. Ecco: tutto ciò egli si raffigura, lo
trova. E lo trova in condizioni eccellenti, in virtù del
corretto modo d'applicare la scienza dell'alimentazione alle esigenze
dei mercati internazionali. O non sta forse tornando, il mondo dove
viviamo, al villaggio da cui esso era partito?
Quando altrove, ad altre latitudini più a sud e più
a nord, i grandi manipolatori del nostro futuro ideale davano l'agricoltura
per derelitta e la costringevano a esserlo, in Emilia Romagna la
si prese per mano, rieducandola a camminare, a essere autonoma,
dopo la lunga malattia alla quale l'aveva esposta l'insipienza di
pseudo indovini. La chiaroveggenza emiliana veniva dal diretto contatto
con la natura, dal tentativo, riuscito, di abbinare ragionevolmente
la chimica alle varie fasi di lavorazione del terreno. Nessun ostracismo
preconcetto. Nessuna concessione alle blandizie reclamistiche di
alcune industrie tendenti a forzare l'equilibrio di un rapporto
che da una giusta collaborazione ha tutto da guadagnare, mentre
le prevaricazioni dei fitofarmaci nuociono, al pari dell'abuso d'ogni
medicina.
Se il podere progredisce, si libera dai precordi l'animo contadino
che, per conoscerlo, bisogna esserci, esserci nati, sentirsene impastati.
Sennò si scrivono dei maleodoranti elzeviri in lode di quello
che non esiste più, si dipingono quadri idillici introvabili
se non dentro il cuore, si scende negli inferi d'una retorica da
strapazzo e di essa i contadini ridono per primi.
E l'animo contadino, specie in Emilia Romagna (ma la ruralità
ha costumanze omogenee), è pieno di slanci, privo delle grettezze
che frettolosamente si addebitavano a quanti dovevano misurarsi,
per secoli, con un'economia risicata all'osso. E' un temperamento
fatto di grande umanità, di socievolezza, schietto come certi
vini che, quando infingono, te ne accorgi subito e te ne disfi.
Porta in sé, quell'animo, un bagaglio culturale nella contraddizione
solo apparente fra un cuore che batte all'antica e una mente proiettata
nel futuro.
Ormai, anche in campagna le stagioni sono brevi, veloci, scorrono
in fretta compreso l'inverno che un tempo sembrava inestinguibile,
ma lo si domava inventando burle, facezie e giochi coinvolgenti
donne e bambini, orgogliosi questi d'essere finalmente considerati
nonostante le "penitenze" fossero crude e a volte crudeli:
ma il comportamento collettivo aveva regole di una morale sua propria,
condita di prurigine e tuttavia insaporita da un innato buon gusto.
In ogni modo, amalgama fin che volete fra le stagioni, la primavera,
eh
la primavera impone al sangue un altro giro, persino le
ottantenni si sentono forosette e i loro consorti riprendono vezzi
da bene educati ganemidi. Maggio, altro che i nidi risveglia. Mette
le ali ai piedi come accadeva ai crociati alle viste di Gerusalemme.
Snida gli entusiasmi. Ripropone sprazzi di giovinezza che non sempre
è agevole trattenere al di qua del ridicolo, quando la carne
è floscia e il pelo è stanco. Ma se ne avvantaggia
comunque il cuore, nell'eterna illusione di una quasi immortalità
allora che ci si sente in forza, come quei protratti tramonti che
si vorrebbe non si esaurissero mai.
Una campagna, quella emiliano-romagnola, che ha il grande merito
di avere stabilito una proficua simbiosi fra agricoltura e industria,
facendo da volano al turismo che ha qui i lidi, e non solo i lidi,
fra i più rappresentativi dell'Italia nel mondo.
Rimini: una città, un capoluogo, una capitale, dove la disco
music e il liscio non si guardano in cagnesco ma procedono a braccetto,
consapevoli d'essere due modi d'intendere l'armonia servendosi delle
note appese ai righi del pentagramma. Avrebbe mai potuto dissociarsi,
in una regione così, la componente rurale da quella industriale,
orientate entrambe dai necessari criteri dell'imprenditorialità?
Anche per questo, senza nulla togliere alle altre regioni italiane,
l'Emilia Romagna pare precorrere con ritmi nuovi quello che avrebbe
dovuto essere un percorso antico, lungo un sentiero dissennatamente
abbandonato proprio mentre la nostra economia aveva bisogno di molteplici
apporti per le sue fortune.
Neanche a farlo apposta, i carabinieri sono così: si giovano
del nuovo essendo forti grazie all'antico, disponendo di radici
capaci di affrontare eventuali temporali senza piegarsi, senza spezzarsi,
germinando semmai ulteriori rigogli secondo la sorte degli alberi
bene interrati, delle querce secolari che rinverdiscono sempre con
il tronco infoltito di virgulti.
Persino i colori dei pennacchi, dei pennacchi alti sulle lucerne,
hanno sintonia con il blu del mare e con il rosso dei vini di collina.
Né si insospettiscano gli alpini: i carabinieri hanno apprezzate
specialità di reparti marinari, quanto al sangiovese, lo
sorseggiano, avendo nella giberna il palloncino.