Italia: storia tradizioni e cultura dell'Emilia Romagna
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10 Ottobre 2009 amministratore

Italia: storia tradizioni e cultura dell'Emilia Romagna

L'Emilia Romagna terra generosa TRADIZIONI CONTADINE di Franco Piccinelli Mare, spiagge, divertimento, discoteche: vacanze.

L'Emilia Romagna terra generosa
TRADIZIONI CONTADINE
di Franco Piccinelli

Mare, spiagge, divertimento, discoteche: vacanze. Certo, Rimini e la Romagna, sono anche questo, inserito in una ruralità dove le tradizioni sopravvivono e danno anzi armonia e tecniche colturali avanzatissime che ne fanno una delle regioni più progredite per la solida radice contadina dai germogli in gran parte tecnologici. Perciò l'Emilia Romagna è esemplare del corretto rapporto fra uomo e lavorazione del suolo dove l'intelligenza dell'uno sfrutta al meglio, assieme alle vocazioni produttive dell'altro, le instabili contingenze del mercato interno, le richieste provenienti dall'estero, l'ormai consolidato ritorno del consumatore a una voglia di naturalità che sembrava, incredibilmente, desiderio da goffi, retaggio di tempi ammuffiti, e che è invece la garanzia del nostro vivere.
Non c'è tipo di coltura, non esiste frutto della terra che qui, in Emilia Romagna, non abbia amorevole culla. E siccome ogni allevamento d'ogni bene richiede una predisposizione spontanea a quel bene, ecco che lo si segue nelle fasi del suo sviluppo, fertilizzandolo come si danno ricostituenti alle creature, valorizzandolo con il medesimo orgoglio che si mostra verso chi, per merito proprio ma grazie anche ai domestici indirizzi, sa esprimere al meglio le doti, le qualità genetiche favoritegli dalla natura.
Che senso avrebbe, elencare delle derrate? O stilare delle classifiche in cui, se non si è primi, si è alternativamente secondi? So bene che ormai difettiamo tutti in fatto di conoscenze rurali, ma facciamo così: il lettore si richiami alla mente, con qualche sforzo, i prodotti della terra quant'essi sono, pendenti dai rami o esumati, a stelo o a viticchio, radenti la superficie o di poco sopra ma anche sotto questo livello. Ricorra ai ricordi d'infanzia, a quanto apprese dalla scuola dei nonni che furono sempre i migliori maestri. Ecco: tutto ciò egli si raffigura, lo trova. E lo trova in condizioni eccellenti, in virtù del corretto modo d'applicare la scienza dell'alimentazione alle esigenze dei mercati internazionali. O non sta forse tornando, il mondo dove viviamo, al villaggio da cui esso era partito?
Quando altrove, ad altre latitudini più a sud e più a nord, i grandi manipolatori del nostro futuro ideale davano l'agricoltura per derelitta e la costringevano a esserlo, in Emilia Romagna la si prese per mano, rieducandola a camminare, a essere autonoma, dopo la lunga malattia alla quale l'aveva esposta l'insipienza di pseudo indovini. La chiaroveggenza emiliana veniva dal diretto contatto con la natura, dal tentativo, riuscito, di abbinare ragionevolmente la chimica alle varie fasi di lavorazione del terreno. Nessun ostracismo preconcetto. Nessuna concessione alle blandizie reclamistiche di alcune industrie tendenti a forzare l'equilibrio di un rapporto che da una giusta collaborazione ha tutto da guadagnare, mentre le prevaricazioni dei fitofarmaci nuociono, al pari dell'abuso d'ogni medicina.
Se il podere progredisce, si libera dai precordi l'animo contadino che, per conoscerlo, bisogna esserci, esserci nati, sentirsene impastati. Sennò si scrivono dei maleodoranti elzeviri in lode di quello che non esiste più, si dipingono quadri idillici introvabili se non dentro il cuore, si scende negli inferi d'una retorica da strapazzo e di essa i contadini ridono per primi.
E l'animo contadino, specie in Emilia Romagna (ma la ruralità ha costumanze omogenee), è pieno di slanci, privo delle grettezze che frettolosamente si addebitavano a quanti dovevano misurarsi, per secoli, con un'economia risicata all'osso. E' un temperamento fatto di grande umanità, di socievolezza, schietto come certi vini che, quando infingono, te ne accorgi subito e te ne disfi. Porta in sé, quell'animo, un bagaglio culturale nella contraddizione solo apparente fra un cuore che batte all'antica e una mente proiettata nel futuro.
Ormai, anche in campagna le stagioni sono brevi, veloci, scorrono in fretta compreso l'inverno che un tempo sembrava inestinguibile, ma lo si domava inventando burle, facezie e giochi coinvolgenti donne e bambini, orgogliosi questi d'essere finalmente considerati nonostante le "penitenze" fossero crude e a volte crudeli: ma il comportamento collettivo aveva regole di una morale sua propria, condita di prurigine e tuttavia insaporita da un innato buon gusto.
In ogni modo, amalgama fin che volete fra le stagioni, la primavera, eh … la primavera impone al sangue un altro giro, persino le ottantenni si sentono forosette e i loro consorti riprendono vezzi da bene educati ganemidi. Maggio, altro che i nidi risveglia. Mette le ali ai piedi come accadeva ai crociati alle viste di Gerusalemme. Snida gli entusiasmi. Ripropone sprazzi di giovinezza che non sempre è agevole trattenere al di qua del ridicolo, quando la carne è floscia e il pelo è stanco. Ma se ne avvantaggia comunque il cuore, nell'eterna illusione di una quasi immortalità allora che ci si sente in forza, come quei protratti tramonti che si vorrebbe non si esaurissero mai.
Una campagna, quella emiliano-romagnola, che ha il grande merito di avere stabilito una proficua simbiosi fra agricoltura e industria, facendo da volano al turismo che ha qui i lidi, e non solo i lidi, fra i più rappresentativi dell'Italia nel mondo.
Rimini: una città, un capoluogo, una capitale, dove la disco music e il liscio non si guardano in cagnesco ma procedono a braccetto, consapevoli d'essere due modi d'intendere l'armonia servendosi delle note appese ai righi del pentagramma. Avrebbe mai potuto dissociarsi, in una regione così, la componente rurale da quella industriale, orientate entrambe dai necessari criteri dell'imprenditorialità?
Anche per questo, senza nulla togliere alle altre regioni italiane, l'Emilia Romagna pare precorrere con ritmi nuovi quello che avrebbe dovuto essere un percorso antico, lungo un sentiero dissennatamente abbandonato proprio mentre la nostra economia aveva bisogno di molteplici apporti per le sue fortune.
Neanche a farlo apposta, i carabinieri sono così: si giovano del nuovo essendo forti grazie all'antico, disponendo di radici capaci di affrontare eventuali temporali senza piegarsi, senza spezzarsi, germinando semmai ulteriori rigogli secondo la sorte degli alberi bene interrati, delle querce secolari che rinverdiscono sempre con il tronco infoltito di virgulti.
Persino i colori dei pennacchi, dei pennacchi alti sulle lucerne, hanno sintonia con il blu del mare e con il rosso dei vini di collina. Né si insospettiscano gli alpini: i carabinieri hanno apprezzate specialità di reparti marinari, quanto al sangiovese, lo sorseggiano, avendo nella giberna il palloncino.


 

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