Cambiamenti nelle abitudini alimentari in Italia
Un rimedio per la nostalgia di casa: il cibo
Per gli emigranti l'esigenza di mantenere modelli culinari, linguistici e più in generale comportamentali tipici della tradizione italiana, era dettata in linea di massima dalla voglia sentirsi vicini alle persone care, rimaste in Italia. Spesso, quando la nostalgia di casa era molto forte il pensiero di un legame con il proprio paese di origine, instaurato attraverso il cibo o l'utilizzo della lingua madre, era l'unico conforto.
Nonostante tutto, conservare le proprie abitudini alimentari nel Paese di emigrazione, era abbastanza semplice, infatti, sia le famiglie che conducevano una vita più chiusa fatta di relazioni sociali con altre famiglie provenienti - in linea di massima - dal loro stesso paese o regione, sia i gruppi di uomini che da soli erano partiti in cerca di lavoro e di fortuna, riuscivano a mantenere modelli comportamentali e culinari uguali a quelli appresi in Italia.
Gli uomini soli, generalmente, venivano ospitati in pensioni gestite da italiani, non era raro che, grazie a conoscenze, avessero già un lavoro prima di spostarsi dall'Italia. Il lavoro in fabbrica o nei cantieri edili che rappresentavano una nicchia professionale per l'emigrato italiano, di solito veniva svolto in compagnia di altri connazionali arrivati prima. E' intuitivo come fosse semplice in mezzo a tanti italiani mantenere certe consuetudini che diventarono il segno distintivo della propria identità nazionale o regionale.
La rete di accoglienza degli emigrati era molto solida e strutturata, ma questo non vuol dire che la situazione fosse rosea, tutt'altro, infatti molti erano costretti a dare parte del salario al boss di turno che avendo "sistemato" il nuovo arrivato pretendeva un risarcimento per il favore fatto.
Questa società di mutua assistenza che molte volte aveva risvolti negativi, quale lo sfruttamento professionale dei nuovi arrivati, contribuì a non indebolire le abitudini alimentari e comportamentali.
Analizzando i flussi migratori che dai tanti paesi italiani partivano alla volta di Stati europei o d'oltreoceano, possiamo capire come mai siano sorte le numerose colonie di italiani, che sono riuscite, a mantenere vive nel tempo le proprie tradizioni.
Mangiare i piatti della propria terra mantenendo inalterato attraverso questa consuetudine il legame con il paese o la regione di origine, serviva a contenere la nostalgia della terra natia.
Una rete sociale così solida unita ad abitudini e tradizioni che stentavano ad essere abbandonate e all'uso della lingua italiana parlata all'interno del nucleo famigliare e con gli amici, contribuirono al ostacolare la perfetta integrazione degli italiani che, al contrario di altre etnie, stentarono ad inserirsi in modo omogeneo.
Il consumo di cibi e bevande italiane assumeva particolare rilevanza nelle feste e nelle occasioni conviviali in cui era riunita tutta la famiglia con gli amici. Il ricordo enfatizzato del paese lontano assumeva contorni ideali, che a ben guardare non erano affatto rispondenti alla realtà. I poveri pasti consumati con la famiglia riunita diventavano nel ricordo dell'emigrato banchetti, e le minestre e i piatti consumati abitualmente, i cibi più buoni che avessero mai mangiato, di gran lunga migliori dei cibi presenti sulla loro tavola nel nuovo Paese.
Una chiara traccia di questa idealizzazione dei sapori della propria terra la troviamo in innumerevoli testimonianze. Anche se il Paese di emigrazione offriva lavoro e di conseguenza la possibilità di una vita più agiata in cui i pasti erano assicurati e in cui il consumo della carne, da sempre alimento inaccessibile alla massa per il suo alto costo, era alla portata di tutti, il sapore della minestra fatta "all'italiana" rimaneva irraggiungibile.
L'attaccamento ai sapori della propria terra, però determinò un fenomeno positivo. Proprio perché potevano contare su un cospicuo numero di consumatori di prodotti italiani fra i connazionali, fiorirono in tutti i Paesi, sia europei che d'oltreoceano, che ospitavano emigrati italiani, negozi di prodotti tipici, ristoranti e altri locali pubblici che divennero la base su cui molti italiani emigrati costruirono una grossa fortuna economica.
A poco a poco i locali tipici italiani cominciarono ad essere frequentati anche da non italiani, i piatti tipici della nostra tradizione si ricavarono una piccola nicchia di mercato, che non solo favorì la fortuna economica dei ristoratori, ma contribuì a trasmettere un'immagine positiva dell'Italia, in cui le bellezze artistiche e naturali, si sommavano alla disponibilità degli abitanti, al buon vino e alla buona tavola, caratteristiche che influirono sull'ondata di turisti che cominciò ad arrivare in Italia dal secondo dopoguerra in poi.
L'identità nazionale e regionale, così orgogliosamente
difesa dagli emigrati italiani di ogni regione, a ben guardare,
quindi non ha creato solo effetti negativi come la difficoltà
di inserimento nel Paese di emigrazione, ma anche prodotto effetti
positivi come quelli appena citati. Se a ciò aggiungiamo
che parte delle nostre tradizioni sono ormai legate indissolubilmente
alle tradizioni dei Paesi che hanno accolto gli emigrati italiani,
abbiamo un quadro completo di come la diversità può,
giustamente mediata, costituire una caratteristica positiva migliore
dell'omologazione culturale e sociale.