Cambiamenti nelle abitudini alimentari in Italia
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

Cambiamenti nelle abitudini alimentari in Italia

I primi del '900 Alle soglie del nuovo secolo la situazione alimentare della massa presenta sempre grossi problemi.

I primi del '900

Alle soglie del nuovo secolo la situazione alimentare della massa presenta sempre grossi problemi. Infatti, sia nelle campagne sia nelle città il popolo vive sulle soglie dell'indigenza. Una corretta nutrizione continua ad essere esclusivo retaggio di gruppi sociali più abbienti, mentre la maggior parte della popolazione mangia più per sfamarsi che per nutrirsi.

Le aspirazioni di benessere del popolo si concretizzano infatti proprio in questo, poter mangiare tutti quegli alimenti che gli sono preclusi, che non potranno mai mangiare, nemmeno in un giorno di festa. La maggior parte della popolazione, infatti, combatte giornalmente la dura battaglia contro la fame, e il suo unico desiderio è quello di poter mangiare tutti i giorni in modo soddisfacente, cosa assai rara.

La situazione alimentare in Italia presenta una certa omogeneità sia nelle campagne che nelle città, ed è all'insegna delle privazioni alimentari per la maggior parte dei ceti sociali.

Per capire bene la realtà socio - economica delle città in questo periodo basta mettere in relazione le informazioni sulle abitudini alimentari dei vari gruppi sociali con il reddito annuo delle varie categorie professionali.

Il reddito medio di un mastro muratore, di un manovale, di un impiegato comunale di fascia bassa (netturbini e inservienti scolastici), di un operaio non specializzato non arrivava alle 1000 lire l'anno.

Il reddito di dipendenti comunali di fascia media, e di categorie professionali piuttosto diverse fra loro, come medici condotti, vigili sanitari, maestri elementari e di giardini di infanzia, vigili del fuoco, guardie municipali, addetti alle pompe funebri, membri della banda municipale e piccoli commercianti, oscillava fra le 1000 e le 2000 lire.

Fra le 4000 e le 6000 lire annue era il reddito dei dipendenti comunali di fascia alta e di figure professionali quali insegnanti, commercianti, impiegati nella fabbriche con mansioni di responsabilità e tutti gli appartenenti alla media borghesia.

Nella fascia di chi percepiva un reddito superiore alle 6000 lire erano, infine, compresi i dipendenti comunali che erano al vertice dell'organizzazione economica e organizzativa del Comune, tutti gli appartenenti alla ricca borghesia, i proprietari di piccole e medie imprese produttive nonché coloro che svolgevano mansioni professionali altamente qualificate.

Gli appartenenti a queste ultime due fasce, potevano permettersi quello che nel linguaggio del tempo era definito cibo di lusso.

Il pasto giornaliero di questi nuclei familiari cominciava al mattino con pane bianco, burro, latte e caffè. A pranzo di solito c'era una minestra in brodo e un piatto di carne, (2/300 grammi) cucinato in vari modi (arrosto con patate, in umido con gli odori, stufato) accompagnato sempre da pane bianco. A cena altro piatto di carne, seguito da pane verdura di stagione e formaggio.

La frutta e i dolci costituivano l'ultima portata del pranzo e spesso anche della cena, di queste famiglie facoltose.

Ben diverso era il regime alimentare dei restanti gruppi sociali, in cui confluivano famiglie con diverse fasce di reddito e che in base alle proprie possibilità apportavano lievi modifiche ai tre pasti con cui era scandita la giornata alimentare.

A colazione caffè, latte e pane, le famiglie più povere sostituivano il caffè con una bevanda ottenuta da un composto di ceci e orzo bruciato chiamata "cicoria", mentre quelle con più possibilità con il pane mangiava anche del formaggio o del salame.

Il pranzo, era costituito da un piatto unico, generalmente una minestra, preparata con lardo, odori, cipolle, pomodori (o conserva di pomodoro a seconda del periodo), pasta e patate, o pasta e cavoli, o riso e patate, o altre verdure di stagione. Un altro piatto che si poteva trovare di frequente sulle tavole era la minestra di legumi preparata con cipolla, aglio e condita con olio, oppure i legumi in umido, a base di fagioli o lenticchie, preparati con patate, lardo e pomodoro. La caratteristica comune di tutti questi piatti era il basso costo.

Nelle famiglie con più possibilità, la minestra unica veniva di frequente sostituita, a Roma, da un piatto di spaghetti con cacio e pepe, o dalla palliata (piatti tipici della tradizione romana) e dai piatti tipici della cucina regionale nel resto d'Italia, a questo piatto seguiva anche se non tutti i giorni, un piatto di carne o di pesce.

La cena consisteva generalmente in pane e formaggio o salame, oppure frittata e insalata, ma nelle famiglie con meno possibilità non era raro che la cena fosse costituita da una zuppa fatta con pane, latte e caffè (o "cicoria") oppure dai resti del pranzo, queste due ultime soluzioni avevano il vantaggio di costare poco e di non consumare le scorte di carbone.

I dolci erano totalmente assenti dalla dieta della maggior parte di queste famiglie, mentre la frutta compariva anche se non spesso sulle tavole di tutti.

Una costante di tutti i pasti consumati dalle famiglie, anche se appartenenti a ceti sociali diversi, era l'uso del vino, la cui qualità mutava immancabilmente a seconda delle differenti possibilità economiche. Il consumo di vino a pranzo era abitudine, mentre variava per la cena, molti preferivano infatti andare nelle osterie dopo aver consumato a casa un pasto, molte volte, frugale.

Le osterie continuavano ad essere, soprattutto nei quartieri popolari, il centro di ritrovo per uomini e donne sfiniti dalle fatiche giornaliere, che avevano nelle chiacchiere consumate bevendo un bicchiere di vino, il loro unico svago.

Anche nelle campagne le cose non andavano diversamente, anche se è difficile quantificare il reddito annuo delle famiglie dei contadini, e dei mezzadri, dalle informazioni sulla loro nutrizione giornaliera, emerge un quadro desolante che colloca queste categorie al limite dell'indigenza.

Contadini

 

("Messidoro" di G. Ciardi, Roma Galleria Nazionale di Arte Moderna, foto Enciclopedia Rizzoli)

 

I ricchi mangiavano molto di più dei poveri, e questo è facilmente intuibile, mangiavano cibi di qualità superiore, e soprattutto cibi che non erano mai rientrati e che non sarebbero comparsi mai nella dieta del contadino o del bracciante, a causa del loro alto costo.

Pane bianco e carne erano cibi da ricchi, che avevano la possibilità di mangiare anche pesce, uova, salame, latticini, formaggi, pasta, olio e vino di buona qualità. Mangiare molto e bene, era sintomo di benessere economico e di potere, i ceti più poveri si accontentavano di sfamarsi il più delle volte non del tutto, sognando di poter mangiare decentemente.

Nelle zone interne dell'Italia, il pesce era un alimento inaccessibile ai più, poiché il suo trasporto per farlo arrivare fresco, incideva sul prezzo di vendita. I contadini di solito mangiavano ciò che riuscivano a coltivare. La carne (molte volte si trattava di interiora e frattaglie soprattutto di maiale e di ovini), alimento ancora considerato un lusso, era riservata ai giorni di festa.

Non erano messi meglio i pastori, anche se potevano mangiare la carne degli animali morti di vecchiaia, e i pescatori che a costo di grandi fatiche rientravano in porto con diverse qualità di pesci pregiati. Pesci che erano però destinati alla vendita. Anche la loro dieta, come quella dei contadini era povera e carente di molti alimenti, per mangiare in modo soddisfacente bisognava avere soldi, risorsa di cui pochi potevano disporre.

Gli alimenti base erano ceci, fave, lenticchie, piselli, fagioli, cucinati nei modi più svariati, che venivano adoperati anche nella panificazione, e ogni tipo di verdura e frutta di stagione, il pane era di farina scura, di seconda qualità, il pane bianco, compariva solo sulla tavola del padrone.

spighe

I cibi di importazione americana erano ormai inseriti a pieno titolo nella dieta degli italiani, mais, pomodori, peperoni e peperoncini, alcune varietà di fagioli e di zucche, patate, venivano utilizzati giornalmente nella preparazione degli alimenti, tanto da diventare la base di alcuni piatti "tipici" italiani.

Pomodori

In linea di massima nell'alimentazione degli italiani non cambia niente per molto tempo, infatti la prima metà del '900 segnata dalle due Guerre Mondiali e dalle privazioni conseguenti a queste, è caratterizzata ancora dalle differenze di alimentazione che sono il dato più apparente delle sproporzioni sociali ed economiche.

 

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