La vita quotidiana nel Settecento (XVIII sec.)
Donne e società: il Settecento
L'educazioneNel Settecento, sia in Italia, che nel resto d'Europa, i giovani nobili non vedevano mai i propri genitori, poiché, appena pronti, all'età di circa sei-sette anni, venivano affidati ad un precettore, che si occupava della loro istruzione. Mentre i genitori erano impegnati in ricevimenti e viaggi, i ragazzi crescevano nella scarsa considerazione generale.
I ragazzi delle classi medie e borghesi, ricevevano spesso un'educazione
più solida, poiché, in assenza di un precettore privato,
venivano mandati a studiare dai gesuiti o dagli scolopi. L'educazione
si basava sulla pietà e sulla disciplina ferrea, con frequente
ricorso alle punizioni corporali.
In questo secolo, avvenne anche un'importante rinnovamento nei programmi
educativi, promosso dagli scolopi, che estesero il raggio degli insegnamenti
dal greco e latino, ai problemi concreti della vita economica ed agricola.
Questo allargamento non toccò però le ragazze, che venivano
prematuramente rinchiuse nei conventi dove, nella migliore delle ipotesi,
veniva loro insegnata la lettura, la scrittura e un po' di grammatica,
oltre alle arti del disegno, della musica e del cucito. Era ancora largamente
ritenuto che le cattive letture deviassero le brave ragazze, e quindi,
molte volte, le giovani donne erano tenute completamente all'oscuro
da qualsiasi tipo di istruzione letteraria.
Il Settecento italiano ha però alcune illustri testimonianze di donne molto colte, di solito provenienti da famiglie altolocate, che spiccano nel panorama culturale maschile. Abbiamo Maria Gaetana Agnesi [65], bambina prodigio e matematica illustre, o Isabella Teotochi Albrizzi, con il suo salotto frequentato dai più grandi letterati veneziani dell'epoca, oppure la contessa milanese Clelia Borromeo, che, si diceva, conoscesse tutte le scienze e tutte le lingue d'Europa.
In tutto questo fervore intellettuale, il popolo rimase estraneo ad ogni tipo di istruzione, ancora per lunghissimo tempo, tanto che nel XIX secolo, in Italia, circa l'80% degli abitanti erano analfabeti.