La vita quotidiana durante il Rinascimento (XIV-XVI sec.)
Il lavoro femminile
Se nelle classi abbienti era previsto che le donne sarebbero dipese
economicamente dagli uomini, ci si aspettava che le donne delle classi
lavoratrici si mantenessero da sole, sia prima che dopo il matrimonio.
Non ci si poteva infatti aspettare che gli uomini delle classi povere,
sia in qualità di padri che di mariti, potessero provvedere da
soli al fabbisogno di tutta la famiglia.
Nonostante questo onere, però, la società non si aspettava
che le donne potessero, o dovessero, vivere in uno stato di completa
indipendenza. Per questo motivo, una donna poteva essere pagata meno
per il suo lavoro, perché si riteneva che, in ogni caso, un uomo
avrebbe provveduto a lei. Le donne lavoratrici, non ancora sposate,
dovevano quindi partecipare alle spese familiari. Se non riuscivano
a trovare un lavoro abbastanza remunerativo, potevano andare a vivere
con famiglia del loro datore di lavoro, il quale scalava dal loro stipendio
il corrispettivo dovuto al loro mantenimento. In questo modo una donna,
non solo risparmiava alla sua famiglia l'onere del proprio mantenimento,
ma si impegnava ad accumulare la dote e ad attirare, con la sua abilità
lavorativa, un futuro marito.
La società si impegnava infatti ad instillare nelle bambine,
fin dalla più tenera età, l'idea che il matrimonio avrebbe
fornito loro rifugio e aiuto, cosa che portava circa l'ottanta per cento
delle ragazze di campagna a lasciare la casa, a malapena dodicenni,
per iniziare ad accumulare la dote. Dai successi raggiunti in campo
lavorativo, dipendeva il futuro della giovane donna.
Le ragazze di bassa estrazione, oltre alle qualità tipiche delle
donne, come saper filare e cucire, dovevano anche acquisire una specializzazione
lavorativa.
I lavori più ambiti, per chi viveva in campagna, erano quelli
di servitrici nelle grandi fattorie, perché permettevano alle
ragazze di restare vicine alle loro famiglie e di non cambiare radicalmente
il proprio stile di vita.
Chi non riusciva a trovare lavoro in campagna, doveva spostarsi in città.
Bisogna considerare che città significava spesso il più
vicino borgo, da circa cinquemila abitanti, in cui le giovani potevano
trovare, con maggiore facilità, un impiego come donne di fatica.
Questi lavori variavano nella quantità delle mansioni da svolgere,
che comunque erano tutte pesanti, come lavare la biancheria, svuotare
le latrine, pulire la casa e cucinare.
Le ragazze provenienti da famiglie notoriamente oneste, o quelle che
avevano maggiori contatti, potevano aspirare a posti di servitù
più alti, come domestiche o servitrici personali.
La quantità di servitrici in una casa era un indice di status (Posizione di un individuo in una struttura sociale)
sociale, ed era uno dei primi lussi, che una famiglia in ascesa economica,
si concedeva.
Le giovani donne che vivevano in zone industriali o commerciali, potevano
invece trovare un'occupazione come tessitrici, o se provenienti da famiglie
di artigiani, curare alcuni aspetti della produzione.