cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

La vita quotidiana durante il feudalesimo

La figura della madre

Nel medioevo, periodo fortemente misogino (colui che prova disinteresse e disprezzo verso le donne), le cose peggiorano ulteriormente, la separazione fra madre e donna, diventa ancora più netta, così come netta diventa la contrapposizione fra uomo e donna, identificata dai filosofi nell'opposizione fra natura, intesa come istinto, e cultura intesa come razionalità.

Tenere sottomessa la donna, in modo che non venga fuori la sua naturale propensione al peccato, è compito degli uomini. Traccia di questa convinzione la troviamo nei detti e nei proverbi, nei trattati di medicina, in quelli di teologia, di didattica e di morale, l'intero sapere ha sostenuto scientificamente queste teorie, che convergono ad un'unica conclusione, la donna non può restare lontana dal peccato per sua stessa natura, l'unico modo per operare il controllo su questa propensione è fare di lei una madre, esaltando le virtù materne e minimizzando quelle femminili proprie del suo temperamento.

Cimabue, Madonna con Bambino in trono e due Angeli (Bologna, Santa Maria dei Servi)

Più la donna opposta all'uomo viene vista come essere impuro, più si esalta, per contro la figura della vergine, che non cede alle lusinghe della carne, e della madre che si sottomette al marito e subisce le sue attenzioni affinché possa assolvere un compito più alto dell'essere una sposa casta, dare la vita. Una chiara traccia di questa ideologia la troviamo nella pittura di questo periodo, che si popola di Madonne con il Bambino.


Con questo modello comportamentale, in cui generare figli è un impegno costante, più che un evento sporadico, quasi l'unica vera funzione della donna, la sterilità o la nascita di figli deformi viene vissuta come un castigo inflitto a causa di qualche orrendo peccato compiuto dalla madre.

 

Madre con due Bambini

Essere una buona madre significa esercitare un ferreo controllo sui propri figli e soprattutto sulle figlie. Le madri non hanno un vero ruolo educativo nei confronti della prole, perché a causa del loro amore forte e istintivo, non riescono a capire cosa necessita al pargolo, il padre invece, ama meno della madre, il suo amore però, essendo più controllato è più utile alla crescita dei figli, che vedono nella sua figura una guida forte e sicura verso la moralità, guida che la madre non può dare, dato che a sua volta ha bisogno di essere controllata e custodita per reprimere il suo istinto naturale che la porterebbe al peccato.

La madre riesce, grazie alla devozione e all'amore che nutre per i figli, a sollevarsi rispetto alle donne che non lo sono.
La morale del tempo divideva il genere femminile in categorie ben definite:

  1. le vergini, che grazie al rifiuto della sessualità e quindi della loro vera natura potevano più facilmente avvicinarsi a Dio;
  2. le vedove, che rimaste senza marito-guida, avevano la possibilità di dimostrare la loro moralità non risposandosi e conducendo una vita casta;
  3. le spose, che avendo perso, come le vedove, la loro verginità, e con questa la possibilità di rimanere innocenti, avevano la possibilità di condurre una vita pia osservando la "castità matrimoniale", cioè la sottomissione ai doveri coniugali su pressione del marito, ma solo al fine di procreare;
  4. in ultimo tutte le altre donne, che per un qualsiasi motivo non erano contemplate nelle categorie precedenti e che erano considerate irrimediabilmente impure.

Ci appare chiaro, alla luce di tutto ciò, come la funzione della madre si innalzi al di sopra della figura femminile. Infatti, anche se non può conservare il tesoro della sua verginità, allontanando per sempre da sé la lascivia, può comunque condurre una vita pia, dedicata interamente ai figli, sottomettendo a questo amore il suo istinto naturale che la porterebbe al peccato.

Masaccio e Masolino da Panicale Madonna col Bambino e Sant'Anna (Firenze, Galleria degli Uffizi)

In sostanza, in questo periodo, soffocato dall'insieme di dogmi imposti della Chiesa e ottenebrato dalla paura del peccato, rappresentato soprattutto dalla donna, riluce, la devozione verso la Vergine Maria, unica a non essere impura e perciò contrapposta, nella morale cattolica ad Eva, simbolo di quel peccato a cui nessuno può sfuggire, e da cui solo gli uomini più devoti riescono a riscattarsi.

 

 

 

 

 

 

 
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